I Sentieri della Libertà. Valli Borbera e Spinti #3

Sentiero n.3 – Da Pertuso a Piani di San Lorenzo (in auto o a piedi); da Piani di San Lorenzo a Volpara, colle Trappola, monti Ebbro e Chiappo, Capanne di Cosola (auto fuori strada o a piedi)

Come si arriva:

• Autostrada A7 Milano/Genova uscita Vignole Borbera/Arquata – strada provinciale della Val Borbera sino a Pertuso;

Caratteristiche dell’itinerario:

• Partenza dal largo Aurelio ferrando “Scrivia”
• Tempo di percorrenza: variabile in dipendenza dal mezzo utilizzato e dal tratto che si intende percorrere

Periodo consigliato e equipaggiamento:

• Tutto l’anno: il percorso è per escursionisti, famiglie e scolaresche nella prima parte
• Equipaggiamento da escursionismo leggero

L’itinerario è percorribile a piedi, in auto con fondo alto, a cavallo ed in mountain-bike nella prima parte; la seconda parte è percorribile parte con auto fuori strada e parte a piedi

Prima parte
Pertuso costituisce un vero blocco per l’accesso all’alta valle. Perciò fu un caposaldo partigiano per tutta la durata della lotta ed in particolare vi ebbe luogo la “battaglia delle Stretta” nell’agosto 1944 (descritta in altro itinerario).
A fianco della piazza sottostante la stele (e recentemente intitolata al comandante della Pinan-Cichero Aurelio Ferrando “Scrivia”) sale la strada asfaltata per Merlassino; percorsi pochi metri a sinistra si inerpica un sentiero che in breve porta ad una cavità naturale chiamata “tana della volpe”, suggestiva per la conformazione (per entrarvi munirsi di casco protettivo), che fu rifugio a partigiani, ammassatisi fino al numero di quindici.
Ridiscesi alla strada si prosegue incrociando la frazione di Merlassino e quindi il bel punto panoramico di località Conioli che domina sui luoghi che furono utilizzati dai partigiani durante il rastrellamento dell’inverno ’44-’45 come rifugi; in alcune di queste buche i partigiani, nascostisi fin in numero di quaranta, rischiarono di soffocare, dovettero uscire precipitosamente e furono soccorsi dalla popolazione che li trasferì, alcuni privi di sensi, su slitte fino al passo della Teleferica sul versante ovest della cresta.
Superata Costa Merlassino si risale, lasciandosi sulla sinistra il monte Barillaro, fino all’incrocio delle Bocchette di Barillaro; si prende a destra ed in breve si giunge ad un bivio stradale: a sinistra si giunge rapidamente a Montebore che fu il luogo in cui si radunarono fin dal gennaio 1944 i primi partigiani raccolti attorno al comandante Franco Anselmi “Marco”.
Prendendo invece a destra si giunge a Vigoponzo: evitando il paese e proseguendo sulla strada si giunge a Dernice, che fu il luogo dove “Marco” si rifugiò dopo l’8 settembre per organizzare i primi gruppi partigiani. A Dernice furono anche disarmati trenta membri delle SS italiane che si erano presentati a Pertuso il 14 settembre 1944 travestiti da partigiani, con armi e fazzoletti rossi al collo, con l’intento di farsi “arruolare” ed informare i loro comandi delle dislocazioni dei partigiani. Trasferitisi poi fino a Dernice furono qui disarmati (nessun comandante partigiano era caduto nel rozzo inganno), processati ed immediatamente fucilati. Era la dura legge della guerra.
Se invece si entra nel paese dopo poco si incontra una strada sterrata che in piano aperto conduce lungo Costa Breghi e poi a Costa delle Vaie fino a Borgo Adorno.
Qui fu posto il 14 luglio 1944 il comando del battaglione Casalini agli ordini di Marco. Il castello fu anche utilizzato come prigione per i fascisti catturati. Il cortile del castello, attraversato dalla strada, è luogo molto bello, restaurato e curato dai proprietari, ed utilizzabile per soste nel corso dell’escursione; una targa ricorda che fu il primo ospedale partigiano.
Da Borgo Adorno si prosegue sulla strada asfaltata per Pallavicini e poco oltre si imbocca sulla sinistra la strada che risale ai Piani di San Lorenzo; a metà circa della strada sorge la Domus Alpinorum, una struttura donata e ristrutturata dalla sezione dell’Associazione nazionale alpini di Alessandria, utilizzabile da scolaresche previo accordo; in cima poi su un bel pianoro in parte soleggiato ed in parte boscoso sorge il rifugio dei Piani di San Lorenzo con un’ampia area adatta a ristoro ed intrattenimento. Il luogo, grazie alla distanza dalle vie di comunicazione in valle ed alla sua conformazione, veniva usato per l’addestramento delle reclute partigiane.

Seconda parte
Dai Piani di San Lorenzo si imbocca il bivio a sinistra poco oltre lo spiazzo e, in ripida discesa e poi in erta risalita si raggiunge il crinale dal quale si discende infine alla frazione di Volpara. Nei boschi attorno al paese vissero per qualche tempo i primi ribelli guidati da Marco, lontano dalla vista di spie fasciste. Durante i rastrellamenti dell’inverno 1944 Volpara diventò un crocevia di partigiani, per lo più sbandati, che tentavano di riorganizzarsi sotto l’offensiva dei nazisti. Il 22 dicembre tedeschi e “mongoli” provenendo da Caldirola piombarono all’improvviso sul paese mentre una trentina di partigiani dell’Arzani, ospitati dal parroco, stavano distribuendo carne alla popolazione per festeggiare il Natale: il grosso riuscì a fuggire inseguito dai nemici, ma il sedicenne partigiano Aureliano Galeazzo “Michel” fu colpito da una raffica di mitra sulla piazza: i tedeschi ordinarono alla popolazione di non rimuovere il cadavere pena l’incendio del paese; tre partigiani e due renitenti furono catturati.
Da Volpara si prosegue verso la frazione Vignassa e da qui, per strade campestri percorribili in fuori strada, a cavallo o a piedi, si sale a Pian delle Melighe, al colle Trappola ed infine al monte Ebro, da cui si prosegue a piedi per il monte Chiappo e le Capanne di Cosola. Sono i sentieri della salvezza: centinaia di partigiani vi cercarono scampo durante i terribili rastrellamenti dell’inverno ’44, nutrendosi di nocciole e pere selvatiche, calpestando la neve e vagando a temperature che toccavano i 16-20 gradi sotto lo zero. Dopo il 13 dicembre 1944 circa trecento uomini della divisione Aliotta e della brigata Arzani (compresi cinquanta disertori cecoslovacchi) con muli carichi di viveri e munizioni attraversarono il Giarolo, l’Ebro e il Chiappo per raggiungere il passo del Giovà abbandonato poco prima sotto l’offensiva nemica.
A sud del Colle Trappola si trova il paesino di Pobbio. Qui nel dicembre ’44 erano concentrati centinaia di partigiani dispersi dal rastrellamento. Il 28 dicembre 1944 in una limpidissima notte di luna piena una colonna di tedeschi e mongoli attaccò i partigiani che, avvertiti, si erano appena ritirati dal paese: ne nacque un combattimento che causò la morte dei partigiani Angelo Ceccarini “Macario”, Gaetano Colombo “Ruina”e il ferimento di altri tra cui Giovanni taddei “D’Artagnan” che morì per le ferite nell’ospedaletto di Rocchetta.
A Capanne di Cosola il 13 dicembre 1944 uomini della divisione Aliotta e del comando della divisione Cichero tentarono un’estrema difesa contro i mongoli che tentavano di penetrare in val Borbera anche dalla direzione della valle Staffora. Amino Pizzorno “Attilio”, capo del Sip (servizio partigiano di informazioni) testimonia: “I mongoli sbucavano dalla nebbia ululando come lupi, portando a tracolla una collana di pallottole; si gettavano di corsa contro le mitragliatrici come se fossero ubriachi”. Ne restarono sul terreno una sessantina. Dopo due giorni di accaniti combattimenti i partigiani si ritirarono.

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