150° anniversario Unità d’Italia – La Cittadella di Alessandria

17 Marzo 2011

L’Istituto ha inserito da qualche anno la Cittadella tra le sue attività di ricerca, valorizzazione e promozione storico-culturale: ne è testimonianza il suo inserimento nella guida Touring Club “I Sentieri della Libertà. 1938-1945 la guerra, la Resistenza, la persecuzione razziale”, pubblicato dalla Regione Piemonte nel 2007.

Nel luglio 2008 il Comitato per la valorizzazione della Cittadella ha affidato all’Isral la realizzazione di una ricerca, coordinata da Cesare Manganelli, sulla storia moderna e contemporanea del monumento.
La ricerca inquadra i diversi passaggi politici, istituzionali e sociali della Cittadella; è prevista la pubblicazione di un volume con alcuni saggi inediti, una bibliografia aggiornata e un’antologia di brani significativi in tema, a partire dal saggio di Giovanni Spadolini su Vochieri.
Un primo esito del lavoro di ricerca è stato presentato in occasione della II Festa Provinciale dell’ANPI (sabato 11 settembre alle ore 18 presso il salone della CGIL) con la conferenza “LA CITTADELLA della LIBERTÀ – La cittadella di Alessandria tra Risorgimento e Resistenza” con gli interventi di Cesare MANGANELLI e Massimo CARCIONE.

È superfluo sottolineare l’importanza storica di questo sito storico-monumentale eretto agli inizi del XVIII secolo, inscindibilmente legato alla storia militare pur avendo subito soli due assedi (l’ultimo degli Austriaci nel 1799): prima quella di Casa Savoia, poi quella legata all’epopea napoleonica – per essa Bonaparte combatté e vinse la Battaglia di Marengo – e infine della storia risorgimentale e nazionale, poiché fu la Cittadella il cuore organizzativo e logistico delle guerre d’indipendenza ed in parte anche della Grande Guerra: nei momenti di massima operatività arrivò a ospitare circa 20.000 soldati e migliaia di cavalli e mezzi.
La Cittadella è dunque stata teatro di fasi fondamentali della storia italiana ed europea, dai Moti risorgimentali del 1821 – di cui è ancora testimonianza materiale la cella del Patriota Vochieri – alla Seconda guerra mondiale, che vide la detenzione di prigionieri e la fucilazione di Partigiani durante la Resistenza, la Liberazione e l’insediamento del Comando degli Alleati (ad Alessandria nel 1945 arrivò il Corpo di spedizione brasiliano FEB) e tanto altro ancora.
La memoria di questi avvenimenti è anche nelle targhe – quella dedicata ai partigiani fucilati è sul muro esterno del bastione dietro il Palazzo del Governatore, quella del rifugio antiaereo è all’esterno, lungo Via Giordano Bruno – e nei sacrari realizzati sotto il Palazzo del Governatore e l’Ospedale.

Oggi però sono pochi gli alessandrini che sanno che la via di Alessandria chiamata “Cento Cannoni” ricorda il ruolo della Città nel contesto politico militare delle guerre di Indipendenza. In realtà quel che sappiamo è che gli alessandrini subiscono il fascino della Cittadella senza aver mai concettualizzato il suo ruolo nella storia locale. Anche perché la Cittadella faceva parte di sistema di fortificazione e di un campo militare che ne condizionò fortemente, con le mura perimetrali urbane e le fortificazioni accessorie che arrivavano fino a Casale Monferrato, lo sviluppo economico e sociale.

Ci sembra giusto fare un passo avanti nella conoscenza del rapporto fra la Città e la “sua” Cittadella attraverso il Risorgimento, la costruzione dello Stato unitario, il suo sviluppo economico, le due guerre mondiali e la Resistenza.

La ricerca inquadrerà i diversi passaggi politici, istituzionali e sociali della Cittadella; saranno realizzati alcuni saggi separati per arrivare infine alla pubblicazione di un volume complessivo.

La Cittadella e...

Charles-Louis de Secondat Barone di Montesquieu (1728-1729) Durante il suo viaggio in Italia, iniziato il 20 maggio 1728, dopo avere visitato Milano e Torino, dirigendosi a Genova Montesquieu transitò in Alessandria (per poi pernottare a Voltaggio). Qui assistette alla costruzione della cittadella, o meglio alla demolizione del Borgoglio: nelle brevi ma acutissime note si trova puntuale conferma di alcune circostanze controverse, spesso richiamate in seguito e ancora oggi al centro del dibattito tra gli storici locali. Come rileva G.Macchia nell’introduzione all’edizione italiana, “Il piacere di vedere era per M. una cosa sola con il piacere di capire. L’oggetto è bello, ma è necessario seguire la strada pratica, materiale, che conduce a tale bellezza. La strada della ricerca. L’architettura resterà perciò, nella considerazione di M., in una situazione di privilegio: non soltando l’architettura dei palazzi e delle chiese italiane (…); ma anche le fortificazioni, le opere militari, i porti (…)”. “L’8 [settembre 1728] siano entrati nell’alessandrino, lasciando a nord il Monferrato. È un paese molto grasso e fertilissimo. Abbiamo trovato il Tanaro a circa 1 miglio da Asti; va verso Alessandria, e riceve la Bormida a 2 miglia oltre Alessandria (…). Il Tanaro separa la città dal sobborgo, che vi è unito da un ponte in pietra. Questo sobborgo è chiuso in una fortificazione; un anno fa circa il re di Sardegna vi ha fatto demolire quasi tutte le case, per costruirvi una cittadella. Ma si sa che l’Imperatore ha fatto sospendere l’opera. Dato che scavando si trova l’acqua, bisognerà costruire la cittadella su dei pali di fondazione, quando oseranno iniziare i lavori. Alessandria è una città grande, ma poco popolata. La piazza davanti alla cattedrale è grande.” Montesquieu, Viaggio in Italia, ed. italiana a cura di G.Macchia e Massimo Colesanti, Laterza 1995, p. 96     Napoleone Bonaparte (1769-1821) Nel suo esilio a Sant'Elena, scrivendo le celebri Memorie, Bonaparte ricordava l'importanza della piazzaforte militare di Alessandra che dimostrava di tenere in ottima considerazione definendola - come tutte le altre fortezze sabaude, a dire il vero - in buono stato, ben armata e perfettamente approvvigionata. È noto a tutti che durante il suo dominio sul Piemonte e Alessandria, però, Napoleone fece progettare e realizzare in Cittadella nuovi edifici, nell'ambito di una radicale trasformazione dell'intero sistema di fortificazioni alessandrine che poi ebbe attuazione solo in minima parte.L'ingegnere progettista di questi lavori di fortificazione fu il Generale François de Chasseloup-Laubat. “Le roi de Sardaigne possédait la Savoie, le comté de Nice ,le Piémont, le Montferrat. La Savoie et le comté de Nice lui avaient été enlevés dans les campagnes de 1792, 1793, 1794 et 1796, l'armée française occupait la crête supérieure des Alpes. Le Piémont et le Montferrat compris entre le Tésin , les états de Parme, la république de Gênes et les Alpes, formaient une population de 2.000.000 d'habitants, qui avec les 500.000 de la Sardaigne , et les 400.000 de la Savoie et du comté de Nice, portaient le nombre de ses sujets à environ 3.000.000. En temps de paix, le roi de Sardaigne entretenait a 5.000 hommes sous les armes; il avait vingt-cinq millions de revenu. Au moment de la campagne de 1796, il avait, moyennant les subsides de l'Angleterre, et des efforts extraordinaires, 60.000 hommes sous les armes, de troupes nationales aguerries par une longue guerre; les places de la Brunette , de Suze , de Fenestrelles, de Bard, de Tortone, de Chérasco, d'Alexandrie, de Turin, étaient en bon état, bien armées et parfaitement approvisionnées; ces forteresses, situées aux défilés de toutes les montagnes, faisaient considérer sa frontière comme inexpugnable”. Napoleone Bonaparte, Mémoires pour Servir à l'Histoire de France sous Napoléon, tomo III, 1823, pp. 166-167     Friedrich Engels (1820-1895) Economista, filosofo e politico, Engels non disdegnò di scrivere di questioni militari, il che lo portò a occuparsi brevemente, in due distinti scritti minori dei primi mesi del 1859. In quel periodo burrascoso per l'Italia e l'Europa, a pochi giorni dallo scoppio della Seconda Guerra di indipendenza, Engels viveva a Manchester, lavorando nell'azienda paterna e aiutando economicamente l'amico Karl Marx. “Alla confluenza del Tanaro e della Bormida, otto miglia a monte della confluenza di quest’ultima con il Po, si trova Alessandria, la migliore fortezza del Piemonte, che ora sta diventando il punto centrale di un vasto campo trincerato, e copre l’ala meridionale, o destra, della posizione. Le due città distano l’una dall’altra sedici miglia, e il Po scorre parallelamente alla strada che le unisce, ad una distanza di cinque o sei miglia. L’ala sinistra di un esercito schierato su questa posizione è coperta in primo luogo dalla Sesia, e quindi da Casale e dal Po; l’ala destra è coperta da Alessandria e dai fiumi Orba, Bormida, Belbo e Tanaro, che confluiscono tutti nei pressi di Alessandria. Il fronte (la prima linea) è coperto dall’ansa del Po. (...) Ma la posizione di Casale e di Alessandria offre un punto debole: essa manca di profondità e le sue retrovie sono completamente scoperte. Gli austriaci, tra il Mincio e l’Adige, hanno un quadrilatero protetto da quattro fortezze, una in ciascun angolo; sul Po e sulla Bormida i piemontesi hanno una linea con due fortezze su ciascun fianco ed un fronte ben difeso, ma le loro retrovie sono completamente scoperte. Ora, aggirare Alessandria dal sud sarebbe azzardato e relativamente inutile; ma Casale può essere aggirata dal nord, se non da Vercelli, almeno da Sesto Calende, Novara, Biella, Santhià e Crescentino; e se un esercito numericamente superiore passasse il Po, a monte di Casale, e attaccasse a tergo i piemontesi, questi sarebbero immediatamente costretti a rinunciare ai vantaggi di una posizione solidamente trincerata, e a combattere in campo aperto. Sarebbe questa la contropartita di Marengo, benché sull’opposta sponda della Bormida. (…)” F. Engels, Probabilità della guerra imminente (articolo di fondo pubblicato sulla New York Daily Tribune del 17 marzo 1859) “ Ancor più del Belgio, l’Italia settentrionale è da secoli il campo di battaglia sul quale tedeschi e francesi hanno combattuto le guerre chi li hanno visti di fronte. Il possesso del Belgio e della valle del Po è, per chi attacca, la condizione necessaria sia per un’invasione tedesca della Francia, sia per un’invasione francese della Germania: soltanto questo possesso rende completamente sicuri i fianchi e le spalle dell’invasore. Soltanto il caso di una neutralità assolutamente certa di questi paesi potrebbe costituire un’eccezione; e ciò fino ad ora non si e verificato. (…) In Piemonte, un miglio sotto Casale, il Po piega il suo corso, fin qui volto ad est, scorre per tre miglia buone in direzione sud-sud-est, poi volta di nuovo verso est. Nella curva settentrionale confluisce da nord la Sesia, in quella meridionale, da sud-ovest, la Bormida. Con questa si uniscono immediatamente prima della confluenza, proprio vicino ad Alessandria, il Tanaro, l’Orba e il Belbo, formando un insieme di linee fluviali confluenti a raggiera verso un punto centrale, il cui punto d’incrocio principale è protetto dal campo trincerato di Alessandria. (…) L’importanza di questa posizione per la difesa del Piemonte da attacchi provenienti da oriente era stata già riconosciuta da Napoleone, che di conseguenza aveva fatto nuovamente fortificare Alessandria. Gli avvenimenti del 1814 non confermarono la forza difensiva del luogo: quanto esso valga oggi, avremo forse presto occasione di vedere. (…) F.Engels, Po e Reno - tratto da un opuscolo pubblicato a Berlino nell’aprile 1859     Napoleone III (1808-1873) Resoconto dell’arrivo di Napoleone III (in treno da Genova) ad Alessandria alla vigilia dell’avvio delle ostilità della II Guerra d’Indipendenza (15-16 maggio 1859): “Alle ore 4 il treno imperiale toccava Alessandria. In un padiglione elegantissimamente ornato attendevano allo scalo l'Imperatore, le autorità civili e militari del paese, e con esse il maresciallo Canrobert, accompagnato da un brillante corteggio di generali ed uffiziali superiori dell' esercito francese ed italiano. Dopo d'essersi fermato alcuni istanti, Sua Maestà salì a cavallo e si recò al Palazzo Reale scortato da più squadroni di cavalleria, attraversando una doppia fila formata dalla Guardia Nazionale, dalle truppe sarde e dai reggimenti franchi. Sul terrapieno delle fortificazioni la strada percorsa dall'Imperatore era ornata d'alberi veneziani sormontati da banderuole coi colori d'ambe le nazioni, e con sopra l'aquile di Francia e di Savoia. Nelle vie seguite dalla comitiva le case erano tappezzate, fino all' altezza del primo piano, con panni che portavan i colori sardi ed i franchi; balconi e finestre adornati con simili drappi e con fiori; le bandiere delle due nazioni, riunite in fasci, sventolavano ovunque, e le signore della città andavan gettando mazzi e fiori ai piedi di Sua Maestà; sugli archi di trionfo e sui trofei leggevano notevoli iscrizioni. (...) All'entrata della Strada della Pietra era stalo costrutto un arco di trionfo, su cui leggevasi da un lato: ALL' ALLEATO DI VITTORIO EMANUELE II ! E dall'altro: ALL'EREDE DEL VINCITORE DI MARENGO! Nella Piazzetta era stato posto sopra un piedestallo un busto in marmo di Napoleon I; lo circondavano quattro colonne, con sopra vasi contenenti fiori; sotto l'immagine dello Imperatore leggevasi quest'iscrizione: “A Napoleone III, a Vittorio Emanuele questa muta eloquente effigie rivendicata alla luce dopo il trattato di vienna attesta concretandole le glorie di Francia le italiche speranze” (...). Nella Piana larga, dove sta il Palazzo Reale, agitavasi una folla di più di diecimila persone; essa salutò l'Imperatore con prolungati applausi e bravo! Alcuni momenti dopo S. M. il Re di Piemonte venne a raggiungere l'Imperatore e pranzò con lui. La sera fu la città completamente illuminata; sebben si sapesse che l'Imperatore non dovea intervenire al teatro, esso era tuttavia zeppo di gente; frammezzo alle due produzioni che componevano il trattenimento, il miglior attore della compagnia recitò un'ode, che fu calorosamente accolta e che il pubblico volle ripetuta (...). Il dì seguente (lunedì, 16 maggio) a mezzogiorno e mezzo, l'Imperatore usciva a cavallo per fare una ricognizione militare, accompagnato dall'aiutante maggiore generale e da molte persone addette alla sua Casa. Recavasi poscia nella cittadella di Alessandria, che visitava in tutti i suoi particolari (1). Dopo aver visitato in tutti i suoi particolari la cittadella d'Alessandria, l'Imperatore, continuando la sua ricognizione militare verso Valenza, ha percorso le rive del Po, ed è andato fino agli avamposti francesi. In quest'escursione, che è durata parecchie ore, l'Imperatore ha frequentemente dimandato informazioni in italiano agli abitanti del paese. Parecchie volte drappelli di truppe si sono incontrati sul passaggio di S. M.; i soldati erano stanchi per lunga marcia, e la pioggia, che non era cessata di cadere fin dal giorno precedente, inzuppava le loro vestimenta; ma alla vista del loro sovrano, che viene a dividere le loro fatiche ed i loro pericoli, essi hanno ritrovato lo slancio e le giovialità inseparabili dall'indole francese, e fanno echeggiare l'aria dei loro hurrahs prolungati. Dagli avamposti francesi lungo il Po spingeasi quindi fino ad Occimiano, al quartier generale del Re, col quale s'intratteneva a lungo. E di lì, dopo aver riconosciuto parecchi posti che sembravano essere gran-guardie austriache, tornava ad Alessandria, dove rientrava alle ore cinque”. (1) A proposito della cittadella di Alessandria il Moniteur di Parigi pubblicava a quei dì quanto segue “Questa fortezza edificata nel 1728 da Vittorio Amedeo II, è una delle piazze più forti dell'Europa”. Tratto da: Pier Carlo BOGGIO, Storia politico-militare della guerra dell'indipendenza italiana, 1859-1860, pp. 441-444     Giuseppe Garibaldi (1807-1882) Nel settembre 1867, subito dopo avere partecipato al Congresso internazionale per la Pace e la Libertà di Ginevra, l'Eroe dei due mondi passò qualche giorno rinchiuso in Cittadella, dopo essere stato arrestato presso Orvieto da un reparto dei Carabinieri al comando del Ten. Pizzuti che aveva avuto dal Governo Rattazzi l'ordine di impedirgli di raggingere Roma. Garibaldi non restò a lungo nella Cittadella di Alessandria. Cedendo alle sue insistenze, il Governo acconsentì che tornasse a Caprera, da dove però evase nuovamente il 20 ottobre (il giorno dopo le dimissioni di Rattazzi), malgrado la sorveglianza della marina militare. “Il 24 corrente verso le 2 antim. ricevetti, per mezzo della sotto Prefettura d'Orvieto, l'ordine ministeriale di arrestare in Sinalunga Garibaldi ed i suoi. Col treno speciale messo a mia disposizione partii da Carnaiola alle 3,20 giungendo colà alle ore 4,30. Ivi arrivato presi le opportune precauzioni facendo caricare anche le armi ai centodieci uomini che avevo meco, cioé cinque carabinieri e centocinque di fanteria e mi introdussi in paese dove seppi che Garibaldi doveva partire verso Perugia alle ore 6. (...) Bloccai quindi la casa del Generale e mi introdussi con due carabinieri sopra. Il padrone non voleva annunciarmi, io feci custodire lui e la servitù e feci informare della mia venuta il generale Garibaldi da un domestico. Fui introdotto nella sua stanza, lo trovai a letto, e gli partecipai l'ordine di accompagnamento altrove, al che egli rispose essere a mia disposizione (...). Requisita una vettura lo scortai alla ferrovia in mezzo agli evviva e grida di simpatia della popolazione pel Generale, mal frenata dalla presenza della truppa. Partii quindi per Firenze, ove ricevetti l'ordine di dirigermi ad Alessandria. Nel viaggio non vi fu novità di sorta, eccetto i soliti gridi, che usando prudenza non ebbero alcun seguito. In Voghera Garibaldi disse essere alquanto indisposto e volersi fermare due ore, ebbi l'autorizzazione da S.E. il Ministro dell'Interno, ma mentre mi giungeva il dispaccio (...) pregai il Generale di proseguire per Alessandria, dopo breve riposo, ove eravamo vicini; egli aderì. Non mancai di comunicare gli ordini precisi che avevo dal ministero di usare tutti i riguardi e che il medesimo metteva a disposizione tutto che potesse desiderare (...). Ed ora tutti si trovano nella Cittadella di Alessandria. Il Generale non ebbe a lagnarsi, anzi spesso ringraziava delle profferte che gli erano fatte da me e dal capitano di fanteria a mia disposizione”. Relazione del Ten Pizzuti, spedita da Alessandria il 25 settembre 1867 (tratta dal sito www.carabinieri.it)     Giovanni Spadolini (1925-1994) Nel marzo 1991, meno di un anno dopo essere intervenuto ad Alessandria in occasione del 45° anniversario della Liberazione, l’allora Senatore a vita Spadolini tornò per visitare la Cittadella di Alessandria e vi tenne l’orazione ufficiale – con il Sindaco Giuseppe Mirabelli - in occasione del 170° dei moti del marzo ‘21. “Signor Sindaco, cittadini di Alessandria (…) Non sono questi tempi lieti per il Risorgimento. Ma è questo il motivo che rende più strenua la nostra fedeltà, più risoluto il nostro animo, più decisa la nostra azione nella costante rivendicazione dei valori degli uomini che fecero l’Italia. E fra gli uomini che fecero l’Italia, anzi che la intuirono e la sognarono prima di vederla realizzata, occupa un posto fondamentale il protagonista della rivolta di Alessandria nel 1821, Santorre di Santarosa. Un posto che una volta gli era riconosciuto nei vecchi libri di testo dell’Italia liberale e prefascista, ma che cominciò ad assottigliarsi durante la dittatura e talvolta ha rischiato di dileguarsi o di svanire dopo. Oggi Alessandria onora Santorre di Santarosa; oggi Alessandria onora il vessillo tricolore innalzato nella sua cittadella, che è monumento vivo nel cuore della popolazione, all’alba del 12 marzo 1821, in questo stesso luogo, sul’onda di quel moto che – accesosi a Cadice ed estesosi dalla penisola iberica al napoletano – irradiava in Italia il principio di nazionalità, sullo sfondo di quell’universalismo democratico cui si richiamerà il primo non meno che il secondo Risorgimento. È l’episodio che Giosuè Carducci descrive nei versi di “Piemonte”, nelle “Odi barbare”: “Innanzi a tutti, o nobile Piemonte, quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria diè a l’autore il primo tricolore, Santorre di Santarosa” Certo: il vessillo non era ancora il tricolore tradizionale che oggi rappresenta l’unità politica e morale degli italiani (…). Ma già ai colori della Carboneria (rosso, azzurro e nero) – quei colori della bandiera che fu sventolata nella rivoluzione democratica napoletana del 1799 – si erano sostituiti nuovi colori: e per la prima volta era comparso, al posto del nero, il verde. La bandiera della costituzione, con le sue tinte unitarie che rappresenta un’aperta sfida alle molte sbandierate della reazione, quella bandiera che il congiurato colonnello Ansaldi issò sugli spalti di Alessandria, costituiva il primo passo sulla traiettoria del tradizionale vessillo d’Italia: quel Tricolore che, dopo la fondazione della mazziniana “Giovine Italia”, non avrebbe più ceduto il posto ad altro vessillo in clima risorgimentale. Il 25 aprile dello scorso anno, invitato dall’amministrazione provinciale allorché celebrai il quarantacinquesimo anniversario della Liberazione, promisi che sarei tornato ad Alessandria per ricordare i moti del 1821 e i patrioti che li animarono. (…) Fu Alessandria a muoversi per prima, il 10 marzo, ad opera del capitan Palma, comandante del reggimento Genova. La città per la sua importanza strategica, era il perno intorno a cui dovevano ruotare le operazioni della congiura ed è lì che i patrioti iniziarono a convergere da ogni parte. La cittadella, questa cittadella, venne occupata: il capitano delle porte fu costretto a consegnare le chiavi e venne arrestato il comandante. All’alba del giorno seguente le artiglierie annunciarono la vittoria della libertà: la bandiera tricolore sventolava sulle torri del forte e si creò un comitato governativo provvisorio. (…) Non perché questo centosettantesimo anniversario dei moti alessandrini ci offre l’occasione per ricordare gli ideali che animarono quegli uomini, ma perché quegli ideali sono oggi più vivi che mai in tutto il mondo e hanno ricevuto dalle vicende dell’est europeo una nuova autorità: l’ansia di libertà, l’aspirazione alla democrazia, l’esigenza dell’indipendenza e dell’autodeterminazione di tutti i popoli che molti di loro posero come un comando morale a se stessi. (…)” Tratto da Il sogno della Libertà - I moti del marzo 1821 in Alessandria, a cura di G.Massobrio, Alessandria 1991     Oscar Luigi Scalfaro (1918) Messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro al convegno "Musei e Beni Culturali Militari della storia del Piemonte", Cittadella di Alessandria, febbraio 1999. Invio un saluto particolarmente cordiale ai partecipanti al convegno "Musei e Beni Culturali Militari della storia del Piemonte", promosso dall'Amministrazione provinciale di Alessandria con il concorso della Regione e delle altre Province interessate al fine di offrire una più ampia conoscenza delle grandi tradizioni dell'esercito piemontese e del suo ruolo fondamentale nella costruzione dello Stato Unitario. Attraverso la valorizzazione della Cittadella di Alessandria caratteristico esempio di architettura militare che la Provincia vuole destinare a specifico spazio museale, si ripercorre un lungo periodo essenziale della storia patria che ha conosciuto momenti esaltanti e periodi di tremenda sofferenza. Con un fervido augurio di buon lavoro. Roma, 5 febbraio 1999 Oscar Luigi Scalfaro Pubblicato negli atti della Conferenza di Alessandria degli Stati Generali del Piemonte a cura di G.Freiburger, Consiglio Regionale del Piemonte, 2001