Ho sognato l’estate in montagna, un racconto partigiano di Pietro Porta

29 Ottobre 2009

Ho sognato l’estate in montagna

A Cispino e Ceko.
E a tutti gli altri

Il protagonista raduna qui le sue memorie resistenziali, rievocando le vicende dei sette mesi che, seguendo l’esempio del fratello, trascorse da partigiano in montagna. I luoghi e i personaggi appaiono come sfumati, calati da un insondabile mondo della memoria ove, piuttosto che la classica geografia e cronologia degli eventi, prevalgono l’episodio e la singola inquadratura simbolica, i momenti della vita quotidiana in distaccamento, i retroscena delle battaglie, i tratteggi in background dei personaggi partigiani. Vi compaiono i ribelli di un ipotetico distaccamento Bracco, situato all’interno del vasto territorio compreso tra Genova e il Po, che sembra coincidere con quello della VI Zona operativa delle formazioni partigiane dell’Appennino. Nel corso delle sue peregrinazioni da partigiano-corriere, dall’interno della stessa vicenda guerresca, il protagonista Baldino mostra un mondo composito di personaggi emergenti dall’ambiente rurale montanaro che accoglie i ribelli: i contadini che offrono solidarietà, il maniscalco ambulante, il giovane pittore di partigiani. Il racconto abbraccia il più ampio periodo che va dall’infanzia del narratore (gli anni Trenta) ad un dopoguerra dilatato fino ai giorni nostri, ancorando la storia al contesto della cultura antifascista contadina di pianura (in particolare della famiglia stessa del protagonista), e disponendola poi, a Liberazione avvenuta, come memoria ultima del partigiano vecchio, pronto a fare un bilancio della propria esperienza, che sia al contempo paradigmatica di quella generale.
Il racconto, pur circoscritto alla vicenda da partigiano di un ragazzo di paese che quasi non usa le armi, vivendo come lateralmente la grande esperienza resistenziale, di quest’ultima restituisce tutti i principali caratteri, l’ingaggio epico, il quadro solidale del contesto generale del territorio ribelle, la imprecisa idealità di una rivolta di giovani nati all’interno del fascismo, la irreprimibile giocosità di ragazzi che scelsero di combattere in una vera guerra.


Pietro Porta vive e lavora a Tortona (provincia di Alessandria), ove è nato. Da molti anni compie ricerche sulla storia sociale e sulla cultura popolare del territorio di appartenenza, con particolare interesse per il teatro di figura di tradizione, sul quale ha pubblicato numerose monografie e saggi, tra cui il volume Gente di Sarina. Il burattinaio Peppino Sarina e le comunità del Tortonese e dell’Oltrepo pavese nella prima metà del Novecento (Diakronia 1997). Nel corso della ricerca ha più volte investigato, soprattutto attraverso le fonti orali, la vicenda resistenziale e il movimento operaio tortonese, occupandosi inoltre delle esperienze di militanti politici di base (curando ad esempio l’autobiografia di Elisa Leoncini Vite di giusti, per la memoria spese, ExCogita 2000). Dopo lontane pratiche musicali e poetiche giovanili, la sua prima prova letteraria, pubblicata nel 2005 da ExCogita, fu I ragazzi dell’Ovest, racconto di una esperienza antifascista di un gruppo di ragazzi tortonesi durante la guerra.