Fotografie
di Ilenio Celora


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Sentiero
n. 5
Da Roccaforte ad Avi e a Pertuso
Come si arriva:
•
Autostrada A7 Milano/Genova uscita Vignole Borbera/Arquata – strada
provinciale della Val Borbera sino a San Nazzaro – Bivio
per Rocchetta Ligure e proseguire per la strada provinciale sino
Roccaforte Ligure
• dalla Liguria : autostrada A7 Genova/Milano uscita Isola del Cantone
direzione Roccaforte
• in alternativa: da Arquata proseguire per Varinella, Grondona e
Roccaforte
Caratteristiche
dell’itinerario:
• Partenza dal piazzale della Chiesa Parrocchiale
• Dislivello in salita: 250 m. circa
• Tempo di percorrenza: sino ad Avi ore 1,30
Da Avi a Pertuso ore 3,00
Periodo consigliato e equipaggiamento:
•
Sino alla “Croce degli Alpini” : tutto l’anno;
il percorso è per escursionisti, famiglie e scolaresche
dalla “Croce degli Alpini” a Pertuso: da maggio a ottobre;
il percorso è per escursionisti esperti
• Equipaggiamento da escursionismo leggero
Parrocchia: dalla parrocchia (sul cui campanile i partigiani tentarono
esperimenti di radiocomunicazioni) si dipartono tre sentieri: il
primo in direzione di Lemmi; il secondo verso Avi e Pertuso; il
terzo a sud verso Camere e Costa Salata.
La prima parte
del percorso è comune ai primi due sentieri:
dopo una breve rampa a destra una sella conduce ad un rilievo con
posizione panoramica straordinaria da cui si individuano moltissimi
luoghi significativi della vicenda partigiana.
Subito dopo la sella la strada prosegue in un breve tratto pianeggiante
(segnavia CAI 260). L’attuale strada è meno ripida
di quella originale, che venne modificata dagli uomini di Roccaforte
per rendere meno difficoltoso il trasporto dei pesanti carichi
di legname trainati dai buoi. I lavori, iniziati nel 1944, vennero
interrotti a causa del rastrellamento tedesco dell’8 dicembre,
quando i giovani, avvertiti in tempo, si nascosero; i lavori ripresero
solo nel 1946 su un percorso diverso dagli intenti originari.
Lasciati sulla sinistra il monte Osesa e poi sulla destra il monte
La Croce si scende per una strada carrareccia in un bosco di castagni
in agevole discesa e in breve si giunge al bivio che indica a sinistra
il sentiero per Avi. Imboccandolo (segnavia CAI 256) si giunge
dopo breve tragitto alle case di Avi, abbandonate definitivamente
fin dagli anni ’50. Qui si collocò dal febbraio al
luglio del 1944, proveniente da Montebore di Dernice, il primo
gruppo partigiano insediato in valle, al comando di Franco Anselmi “Marco”,
medaglia d’argento al valor militare, caduto a Casteggio
il 26 aprile 1945. Con Marco era presente Virginio Arzani “Kikiriki”,
combattente ed in seguito comandante coraggiosissimo: ferito nella
battaglia delle “strette” di Pertuso (24-26 agosto
1944), ricoverato nell’ospedaletto di Rocchetta insieme ad
altri partigiani e tedeschi feriti, risparmiato dai tedeschi, venne
fucilato dalla Brigata nera il 29 agosto 1944. Avventurosa anche
la vicenda di Camillo Rebuffo: catturato con altri due ad Avi il
22 luglio 1944, trasportato prima a Rocchetta e poi da lì alla
caserma di Borghetto, durante il tragitto lungo il Borbera, nei
pressi della confluenza del Rio d’Avi, si gettò dalla
carrozza giù da un dirupo, guadagnò il greto del
Borbera e si dileguò. I tedeschi ritrovarono solo il suo
occhio di cristallo (era un invalido della prima guerra mondiale)
perso nella concitazione della fuga. L’occhio era esibito
dai tedeschi sulla piazza di Rocchetta come “trofeo di guerra”!
Da Avi si fa
ritorno al bivio e si prosegue fino al Poggio (ovvero si prosegue
sul sentiero 256 verso est che giunge direttamente
ad una selletta vicinissima) ove si trova un posto di sosta. Proseguendo
lungo il sentiero in cresta si giunge al punto forse più panoramico
della valle: la cosiddetta “croce degli Alpini”. La
croce non ha riferimento con vicende belliche o resistenziali.
Da qui sino alla discesa al fiume all’altezza di Pertuso
si consiglia la percorrenza solo ad escursionisti esperti (non
a scolaresche). Il sentiero percorso normalmente dai partigiani
per andare da Pertuso a Roccaforte correva non in cresta, ma a
mezza costa sul lato ovest, ed ora è irrimediabilmente deteriorato:
quello attuale, tuttavia, oltre a consentire un’osservazione
naturalistica di grande interesse, regala uno straordinario colpo
d’occhio su più vallate, mettendoci in grado di “leggere” istintivamente
il territorio ed i problemi tattici e strategici delle operazioni
di guerra.
Dall’alto della cresta che domina le Strette e Pertuso si
osserva il campo di battaglia degli scontri che vanno sotto il
nome di “battaglia di Pertuso 24-26 agosto 1944”. Il
cocuzzolo detto “Briccu de l’Ovu” venne occupato
l’ultimo giorno dei combattimenti da alcuni giovani di Cantalupo
e da partigiani che, salitivi di corsa e sparando con una mitragliatrice
bloccarono i reparti di bersaglieri fascisti e di tedeschi che
risalivano la strada e il greto del Borbera, consentendo alle forze
partigiane di sganciarsi e di porre in salvo feriti ed armi.
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