Un giorno di maggio
di Cleide Bartolotti
 
 

 

 

 

Era rimasta sola, ad aspettare che scendessero tutti da Salecchio Sopra. La giornata era cominciata bene, ma dopo la galleria, per un’ora circa, aveva rischiato di precipitare. Si era sentita male appena fuori da quel buio gelido dalle pareti grondanti d’acqua. Fortunatamente, superata la crisi, si erano ritrovati tutti alla chiesina con la tavola di pietra coperta di cartocci del salumiere e di pani dolci. A metà pomeriggio la comitiva aveva deciso di andare a dare un’occhiata a Salecchio Sopra perché la festa era lassù. Si offrì volontaria e rimase a custodire gli zaini ammonticchiati sul balcone della vecchia sacrestia. Altre comitive ritornavano in piano. Qualcuno le chiese informazioni sulla fontana dove empire le borracce, qualcun altro le offri dei biscotti. Erano allegri, un po’ sbronzi forse. Un gruppo si sedette in riva al prato e iniziò a cantare. Quando un po’ alla volta se ne andarono tutti, il sole stava sparendo dietro la montagna mentre l’aria diventava più pungente. Fece un giro nel piccolo cimitero di fianco alla chiesa dove le date più recenti, sulle tombe dalle piccole croci di legno, risalivano agli anni quaranta. Ritornò sul balcone della sacrestia per non perdere di vista gli zaini anche se dubitava che ci fosse qualcuno in giro pronto ad impossessarsene.

Si sedette contro il muro della chiesa dove in un angolino ancora batteva un ultimo raggio di sole.

Il silenzio assoluto di quell’ora era rotto a tratti dal rumore sconvolgente delle slavine sulla montagna di fronte.

***

“Virginia, – chiamò l’Adele del Mario Pali bussando all’uscio – Virginia, avete visto che giù alla sacrestia c’è una che gira e gira e non si decide a tornarsene in piano?”

Adele aveva aperto la porta e mentre la vicina le raccontava allungava il collo oltre la balaustra di legno per vedere.

“Non c’è nessuno giù.” Disse.

“Si è messa a sedere sulle pietre dietro la chiesa. Cosa fa a quest’ora che si sta facendo buio?”

“Sarà una di quelle della festa.”

“Ma se non c’è più nessuno! Su c’è rimasto qualche ubriaco che canta e basta.”

Da dietro una casa sbucò Filippo De Andrea che giunse alle spalle delle donne e le colse di sorpresa.

“Sono venuto a cercare il Mario” disse.

“Sarà qui a momenti, è sempre puntuale. – disse l’Adele, poi chiese curiosa – avete bisogno?”

“E’ per il forno giù sotto. Quelli che vengono su d’estate lo lasciano andare in malora. L’hanno comperato insieme alla casa ma non lo adoperano. U gh’interesa mia ( non gli interessa ) Il pane preferiscono portarselo dalla città e “intant ul furn u casca a toch.”( intanto il forno casca a pezzi ). Abbiamo deciso di metterlo a posto.”

“Ah…” fecero laconiche le donne.

“Avete una bella voglia! – aggiunse Virginia – Se andate giù, date un’occhiata a quella che è seduta là, sulle piode dietro la chiesa. Guardate se c’è ancora.”

Arrivò Mario Pali.

“Ah, eccolo qui. – disse la moglie – andate, andate a vedere!”

Intanto la Virginia si era messa a chiamare:

Severina, Severina…”.

Una donna aprì una finestrella della casa di fronte mostrando solo una parte del viso.

“C’è una forestiera giù alla sacrestia, mandiamo gli uomini a vedere che intenzioni ha.”

Severina venne sulla porta con in braccio una bambina che piagnucolava.

“Bisognerebbe avvisare anche gli altri!” disse.

“Ma quante storie per una che si è seduta lì e aspetta!” disse Luigi che stava arrivando in quel momento ed era salito proprio da quella parte.

“L’hai vista?” chiese Severina al marito andandogli incontro.

“Si” fece l’uomo prendendo in braccio la bambina che aveva smesso di piangere e si protendeva verso di lui.

Il gruppo un po’ alla volta si era infoltito ed ora si stavano avvicinando anche gli abitanti delle case intorno.

“Cosa vorrà?” chiese uno che abitava vicino alla scuola.

 “Mah, il Luigi le è passato davanti ma lei non ha nemmeno alzato la testa.”

“E vi meravigliate? Oh, non sarà mica venuta per restare?”.

“No…no…cosa ci farebbe qui, da sola…”ribadì uno che era appena arrivato.

Un brusio si diffuse tra la gente del paese che ormai era tutta lì.

“Non sarebbe la prima volta che tentano il colpo – disse Filippo – C’è stato uno nel 53 e un’altra donna nel 75, per la Candelora. C’era tutta quella neve e lei aveva preso freddo, ve lo ricordate no?”

Il mormorio dei paesani si protrasse a lungo, rimasero fino a tardi per discutere su questa eventualità e trovare una soluzione come avevano fatto le altre volte.

Rare volte in verità.

***

Sentì che dalla montagna le davano la voce. La donna si alzò e andò incontro alla comitiva che stava tornando.

“Sono rimasti su solo gli ubriachi” disse Paolo ridendo e anche lui era molto allegro.

Mentre preparavano gli zaini, lei fece un altro giro nel piccolo cimitero. I nomi sulle croci a capannina erano quasi tutti uguali. Mario Pali, Filippo De Andrea, Severina Bosi vedova De Andrea Luigi De Andrea. Tutti lì, sepolti in piedi. Piantati come alberi per ragioni di spazio. I nomi delle famiglie si erano ripetuti per secoli. Sempre gli stessi, fino all'estinzione.

“Dai che facciamo una foto sul trattore.” disse Massimo.

C’era un vecchio rottame in disuso abbandonato sul prato, ci si arrampicarono tutti.

“Sembriamo dei profughi” pensò la donna.

Poco dopo si caricarono gli zaini per riprendere il sentiero.

“L’ultimo chiuda il cancello!” urlò ai ragazzi che si attardavano.

Si volse ancora una volta a guardare le case scure, abbandonate, con le finestre senza luce nonostante la sera ormai prossima e i camini senza fumo, malgrado il freddo che era tornato col calar del sole. Oltre il prato riprendeva il sentiero che scendeva scosceso verso la rotabile a valle.

Le sembrava di avere cento sguardi puntati nella schiena.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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