La didattica dei “Luoghi della Memoria” di Nadia Baiesi

In questi ultimi anni si è assistito, ovunque in Europa, e anche in buona parte del mondo, al recupero dei cosiddetti “luoghi della memoria”.

Ci sono due motivi fondamentali: il radicamento fisico della storia; la ricerca di un perché quel luogo e non un altro suscita sentimenti, emozioni, conoscenze così particolari. (Nora)

Si sceglie un luogo perché:

  • È accaduto qualcosa di significativo;
  • Lì la memoria lavora ancora.

Il luogo ovviamente è anche non- fisico, ma è semplicemente un luogo di condensazione di memoria (Isnenghi) : scuola, arte, cinema ecc. Nota: alle volte la memoria , a posteriore, funziona in modi strani, il ricordo si condensa attorno a simboli non pertinenti direttamente con il posto geografico in cui un evento si è svolto.

La definizione classica dei luoghi di memoria, tuttavia, mette l’accento sulla loro fisicità (luogo- evento, legame spazio temporale) e sul fatto che svolgono una funzione educativa, non soltanto scolastica, ma di educazione civile permanente.

A tal proposito, se è vero che la definizione e la nascita storica dei luoghi di memoria è legata alla storia contemporanea e in particolare alla Seconda Guerra Mondiale, non è detto però che la definizione non possa anche essere estesa anche alla Prima Guerra Mondiale e ad altri luoghi significativi del mondo contemporaneo ( la Memoria Abierta in Argentina, la Maison des Esclaves in Senegal, anche la Stazione di Bologna).

Luogo della Memoria può essere quindi ogni luogo (Archivio, Museo, Monumento, Cimitero) che richieda una mediazione per una corretta fruizione.

Problemi: cosa fare in caso il luogo sia abbandonato da anni, o sia stato distrutto nel momento in cui l’evento si è verificato (cfr. Monte Sole, dove i luoghi sono in rovina e le escursioni previste ne tengono conto, mentre le attività educative si svolgono al centro rete):

  • lasciarlo come è: anche l’oblio è in sé una spiegazione;
  • riportarlo come era: quando?

In entrambi i casi la soluzione scelta ci dice molto su come ha lavorato la memoria e l’uso pubblico che di quell’evento è stato fatto.

Interventi

BEPPE RINALDI preferisce al termine “memoria”, troppo carico di soggettività, a suo parere, quello più semplice di “storia”, dunque luoghi in cui la storia si è in qualche modo resa concreta e visibile.
In seguito puntualizza ancora che questi luoghi trasmettono valori:come dipende. Si possono proclamare, come spesso fanno i monumenti commemorativi, o (più difficile) suscitare.

GIANNINO DAGLIO consiglia di non fermarsi sul singolo episodio, che sovente rimane decontestualizzato, ma di puntare sul percorso che al luogo, e all’evento, conduce .

PAOLO POGGIO nota che non si è fatto molto per conservare e potenziare la memoria locale sia negli archivi sia nelle fonti orali e scritte (lettere, racconti)

GIANLUIGI PALLAVICINI a sua volta ritiene che la memoria sia efficace.

ENZO MORETTI E ed ESTER POLENTES mettono in evidenza il ruolo delle guide e di quello che devono trasmettere, in particolare il senso della partecipazione.

NADIA BAIESI risponde che spesso la scoperta rispetto al luogo porta anche alla scoperta del contesto. A Monte Sole i visitatori vengono condotti alla scoperta del mondo in cui gli avvenimenti si svolgono e perché durante la visita stessa.

MAURO BONELLI sostiene che i “Sentieri della Libertà” possono essere una magnifica occasione di identificazione e partecipazione. Gli studenti possono immedesimarsi nella vita di allora, i lunghi spostamenti a piedi in condizioni di tempo spesso proibitive e senza l’attrezzatura che oggi rende le cose molto più confortevoli all’escursionista, come pure l’ascolto delle canzoni partigiane.

ANTONELLA FERRARIS ricordando l’ultima parte dell’intervento di Nadia BAIESI a proposito dell’oblio in cui spesso sono stati lasciati i luoghi della memoria, le chiede un’opinione rispetto al procedimento opposto, ossia la monumentalizzazione che molti hanno subito negli ultimi anni (in Italia, il caso più evidente è quello della Risiera di San Sabba a Trieste, dove questo processo ha portato ad un mutamente molto evidente dei luoghi rispetto al periodo della II Guerra Mondiale).

NADIA BAIESI risponde che anche questo è un uso pubblico della storia, che lei personalmente non condivide molto, ma che tuttavia, come ogni tipo di monumento può essere oggetto di mediazione da parte dello storico.