Giuseppe Garibaldi (1807-1882)

Nel settembre 1867, subito dopo avere partecipato al Congresso internazionale per la Pace e la Libertà di Ginevra, l’Eroe dei due mondi passò qualche giorno rinchiuso in Cittadella, dopo essere stato arrestato presso Orvieto da un reparto dei Carabinieri al comando del Ten. Pizzuti che aveva avuto dal Governo Rattazzi l’ordine di impedirgli di raggingere Roma. Garibaldi non restò a lungo nella Cittadella di Alessandria. Cedendo alle sue insistenze, il Governo acconsentì che tornasse a Caprera, da dove però evase nuovamente il 20 ottobre (il giorno dopo le dimissioni di Rattazzi), malgrado la sorveglianza della marina militare.

“Il 24 corrente verso le 2 antim. ricevetti, per mezzo della sotto Prefettura d’Orvieto, l’ordine ministeriale di arrestare in Sinalunga Garibaldi ed i suoi. Col treno speciale messo a mia disposizione partii da Carnaiola alle 3,20 giungendo colà alle ore 4,30. Ivi arrivato presi le opportune precauzioni facendo caricare anche le armi ai centodieci uomini che avevo meco, cioé cinque carabinieri e centocinque di fanteria e mi introdussi in paese dove seppi che Garibaldi doveva partire verso Perugia alle ore 6. (…) Bloccai quindi la casa del Generale e mi introdussi con due carabinieri sopra. Il padrone non voleva annunciarmi, io feci custodire lui e la servitù e feci informare della mia venuta il generale Garibaldi da un domestico. Fui introdotto nella sua stanza, lo trovai a letto, e gli partecipai l’ordine di accompagnamento altrove, al che egli rispose essere a mia disposizione (…).
Requisita una vettura lo scortai alla ferrovia in mezzo agli evviva e grida di simpatia della popolazione pel Generale, mal frenata dalla presenza della truppa. Partii quindi per Firenze, ove ricevetti l’ordine di dirigermi ad Alessandria. Nel viaggio non vi fu novità di sorta, eccetto i soliti gridi, che usando prudenza non ebbero alcun seguito.
In Voghera Garibaldi disse essere alquanto indisposto e volersi fermare due ore, ebbi l’autorizzazione da S.E. il Ministro dell’Interno, ma mentre mi giungeva il dispaccio (…) pregai il Generale di proseguire per Alessandria, dopo breve riposo, ove eravamo vicini; egli aderì.
Non mancai di comunicare gli ordini precisi che avevo dal ministero di usare tutti i riguardi e che il medesimo metteva a disposizione tutto che potesse desiderare (…). Ed ora tutti si trovano nella Cittadella di Alessandria.
Il Generale non ebbe a lagnarsi, anzi spesso ringraziava delle profferte che gli erano fatte da me e dal capitano di fanteria a mia disposizione”.

Relazione del Ten Pizzuti, spedita da Alessandria il 25 settembre 1867
(tratta dal sito www.carabinieri.it)