Progetto di storia contemporanea 2012/2013: viaggio studio a Mauthausen

25 Maggio 2013

Settantotto studenti e dodici insegnanti di tredici istituti superiori del Piemonte hanno preso parte, dal 17 al 20 maggio 2013, al viaggio studio in Austria al campo di concentramento di Mauthausen e al Memoriale di Gusen. Con questo viaggio si è conclusa l’edizione 2012/2013 dell’annuale progetto di storia contemporanea, promosso dal Comitato regionale Resistenza e Costituzione in collaborazione con le Province piemontesi e la Direzione generale dell’Ufficio scolastico regionale.
Gli studenti, distintisi con i loro lavori nel corso della 32° edizione del progetto di storia, sono stati accompagnati nel viaggio di studio dal consigliere segretario Tullio Ponso e dagli storici Claudio Vercelli, dell’Istituto Salvemini, e Luciana Ziruolo, direttrice dell’Istituto storico della Resistenza di Alessandria.

Il Konzentrationslager ( abbreviato KZ o KL, ossia “campo di concentramento”) di Mauthausen (dall’estate 1940, Mauthausen-Gusen) è tristemente noto per essere stato uno dei più tremendi lager di sterminio nazista. Una grigia fortezza in pietra eretta nel 1938 sulle colline dell’Oberdonau, sopra l’omonima cittadina dell’alta Austria, a sinistra del Danubio ed a circa 25 km dalla città di Linz ed a 160 km dalla capitale Vienna. Mauthausen era lo “Stamm Lager”, il “campo madre” di un gruppo di quarantanove campi e sottocampi di concentramento nazisti satelliti, sparsi in tutta l’Austria. Colpisce il grumo di violenza e disperazione che si avverte tra le mura e i reticolati a confronto con la quiete dei prati e dei boschi che circondano la collina dove oltre duecentomila deportati conobbero il martirio della prigionia nazista, la morte di stenti, l’orrore delle camere a gas e dei forni crematori. Il sistematico e deliberato sterminio attraverso la fame, le malattie, l’assassinio di massa si accompagnò a Mauthausen alla brutalità delle condizioni in cui i deportati erano costretti a lavorare nella cava di granito. Le pietre estratte e squadrate dovevano essere portate a spalla, dalle squadre di punizione, lungo 186 ripidi gradini. A lato e in cima attendevano le SS che pungolavano, spingevano e torturavano gli uomini che si muovevano faticosamente. La chiamavano la “scala della morte”, mentre il dirupo della cava prese il nome di “muro dei paracadutisti”, poiché gli aguzzini, come supremo divertimento, a volte spingevano i primi della fila che, cadendo, trascinano con loro decine di altri uomini causando continue stragi. Più di quattromila persone morirono nella camera a gas, costruita nella cantina dell‘infermeria, vicino alla quale si trovava anche il crematorio. La camera a gas, lunga 3,70 m e larga poco meno, in parte rivestita di piastrelle, era allestita come fosse una doccia munita di 16 getti d’acqua, dai quali veniva emesso il terribile e mortale gas Zyklon-B, un pesticida a base di acido cianidrico (o acido prussico). A Mauthausen, una delle più spietate e disumane realtà dell’universo concentrazionario nazista, oltre 122 mila le persone trovarono la morte. Prima della fuga, il 4 maggio 1945, le SS tentarono di distruggere le prove dei crimini da loro commessi, e approssimativamente solo 40 mila vittime vennero identificate, tra le quali cinquemilasettecento italiani.

Proprio davanti al monumento italiano a Mauthausen, coperto di targhe, lapidi, immagini di singoli deportati collocate nei decenni da familiari o da compagni di detenzione, gli studenti piemontesi hanno depositato la corona del Consiglio regionale ed è intervenuto il consigliere Ponso. La visita è proseguita al Memoriale di Gusen, un campo che ha subito vicende che ne hanno alterato irrimediabilmente la fisionomia. Alla fine degli anni ’50, una lottizzazione edilizia ha determinato la scomparsa della recinzione e l’eliminazione delle baracche e delle strutture concentrazionarie, sostituite da una fitta serie di costruzioni abitative. L’associazione dei superstiti ha acquistato un lotto di terreno e vi ha eretto una struttura commemorativa, opera dell’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, che fu egli stesso prigioniero a Gusen. All’interno di questo edificio, al fianco del museo,è stato collocato il forno crematorio.

 

Articolo di Marco Travaglini
(Tratto dalla pagina del Consiglio Regionale del Piemonte)