XVI Convegno internazionale del Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda (17-18 settembre 2011)

Fate. Madri, amanti, streghe

2 Settembre 2011

La figura della fata innegabilmente affonda le sue radici nel medioevo, le cui letterature ce ne restituiscono l’immagine riflessa, talora nitida, talora evanescente come inevitabilmente accade quando la ricezione è subordinata alla presenza di un medium – quello artistico-letterario, appunto – a cui in questo caso è a sua volta sovrapposto un ulteriore filtro, quello culturale indotto dalla spessa coltre di secoli attraverso cui osserviamo queste entità fragili e potenti, dalle indubbie ascendenze surnaturali.
Come sovente accade quando i filtri si sommano e si sovrappongono, anche i fenomeni di rifrazione si moltiplicano, offrendo al nostro sguardo silhouettes che si lasciano intuire sfaccettate e poliedriche, ma di cui non di rado ci è dato cogliere solo pochi lati, vaghi contorni, quelli funzionali al progetto narrativo in cui sono inserite, frequentemente già sottoposti al vaglio e/o alle reinterpretazioni dell’ideologia dominante.
Duttile, versatile, eclettico, polimorfo: tale ci appare il personaggio della fata nella letteratura, e prima ancora nel pensiero, medievale. Tanto da rendere difficile stabilirne una fisionomia univocamente determinata. Morgana è sicuramente una fata, nel senso che oggi attribuiamo al termine. Così pure Melusina – e le sue numerose sodali – anche se alcuni aspetti della sua natura fatata possono turbare le rigide tassonomie della nostra contemporaneità. Ma Isotta? Per certo è una donna, in quanto soggetta alla morte, però possiede poteri taumaturgici, e la madre sa confezionare pozioni di provata efficacia. E Sibilla? Ella stessa conferma al Meschino di non essere fata, eppure è signora di un mondo fatato. E le streghe della val di Fassa? Seguaci della donna del bon zogo, in nulla credono di offendere il Credo cristiano e sono fermamente convinte di operare in favore della fertilità della terra e della prosperità della comunità…
È questo che si propone il nostro convegno: investigare gli aspetti meno noti di questa figura profondamente ambivalente capace di giungere tale, fra alterne vicende, ben oltre i confini dell’era moderna, attraverso gli strumenti di una ricerca interdisciplinare che sappia mettere a frutto gli insegnamenti dell’antropologia, della filologia, dell’analisi storica e letteraria, dell’iconografia.