Le ciminiere non fanno più fumo. Canti e memorie degli operai torinesi

10 Febbraio 2010

Un nuovo, importante lavoro storico antropologico di Emilio Jona, Sergio Liberovici, Franco Castelli, Alberto Lovatto. Dopo l’analisi dell’espressività contadina in risaia (Senti le rane che cantano, del 2005), un approfondito sondaggio sulla cultura popolare urbana nel momento del decollo industriale, in una realtà emblematica come Torino, tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento.

Il volume, di ben 750 pagine, corredato da un cd audio, esce con il patrocinio di Provincia di Torino, Comune di Torino, e con il contributo di CGIL, CSI Piemonte e del nostro Istituto.

La presentazione ufficiale dell’opera avverrà il 23 ottobre a Torino, presso il Conservatorio, con la partecipazione di Paolo Gallarati, Marco Revelli, Gian Luigi Beccaria e l’esecuzione dei canti operai a cura del Coro di Bajo Dora.

Scheda editoriale Emilio JONA, Sergio LIBEROVICI, Franco CASTELLI, Alberto LOVATTO Le ciminiere non fanno più fumo Canti e memorie degli operai torinesi Saggi. Storia e scienze sociali pp. XXII-732, rilegato, con 200 ill. nel testo e le trascrizioni originali degli spartiti musicali, con cd-audio allegato Roma, Donzelli editore, 2008 € 44,00 ISBN 9788860362728 Dopo l’incursione nel mondo sonoro contadino compiuta nel fortunatissimo volume Senti le rane che cantano. Canti e vissuti popolari della risaia (2005), gli autori volgono ora lo sguardo all’universo dei canti urbani, in particolare di Torino, città che rappresenta un vero e proprio laboratorio politico e culturale, nonché un microcosmo particolarmente significativo della storia della cultura e dell’industria del nostro paese, tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento. Il libro entra dunque in quel mondo, analizzandone contenuti, singolarità, versanti e linguaggi, in un’ottica musicale, antropologica e sociologica. Attraverso sessanta testimoni e oltre trecento canti, gli autori documentano l’oralità di quegli anni, grazie anche a una ricchissima iconografia fatta di manoscritti, canzonieri, spartiti e partiture, opuscoli, giornali e stampe. L’intento è documentare la nascita di un canto popolare che attraversa i quartieri e i circoli proletari, un canto essenzialmente parodico, che intreccia l’ideologia anarchica e socialista e la rappresentazione degli spazi fisici e mentali operai, che è dominato dalla contaminazione e dalla mimesi dei generi più disparati dell’espressività colta e di consumo del tempo, e che trova nella creazione di una sorta di «cantata operaia» la sua manifestazione più originale e specifica. Un grandioso affresco del mondo operaio delle origini, che è il nostro passato e porta con sé, pur nella sua irripetibilità, un nucleo vitale di valori in cui è possibile riconoscersi e di cui ci si può ancora nutrire. Emilio Jona, studioso di cultura popolare, è autore di poesie, romanzi, racconti, saggi, libretti d’opera e canzoni. Sergio Liberovici (1930-1991), etnomusicologo, studioso di pedagogia e didattica della musica, è stato autore di opere liriche e strumentali, balletti, lieder, musiche di scena, radiodrammi e canzoni. Emilio Jona e Sergio Liberovici sono stati nel 1958 tra i creatori di «Cantacronache», movimento che ha segnato la nascita della canzone d’autore in Italia. Insieme hanno svolto una lunga attività di ricerca sul campo dell’oralità contadina e operaia, a cui è seguita, a livello scientifico, la pubblicazione di saggi e dischi, e, a livello espressivo, la realizzazione di opere radiofoniche e di testi per un teatro popolare radicato nel territorio, tra i quali: Il 29 luglio 1900. Vita e morte di Gaetano Bresci (Premio Riccione, 1972); L’ingiustizia assoluta, cantata drammatica per attori, gruppo folk e bande musicali (1973), sulla condizione operaia; Per uso di memoria (1973), sulla Resistenza in Toscana; È arrivato Pietro Gori, anarchico pericoloso e gentile (1974). Insieme hanno pubblicato: Le canzoni della cattiva coscienza (Bompiani, 1964); L’ingiustizia assoluta (Guaraldi, 1975); Canti degli operai torinesi (Ricordi-Unicopli, 1990). Franco Castelli lavora presso l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria (Isral), dove coordina il comitato scientifico e dirige il Centro di cultura popolare «Giuseppe Ferraro». Dal 1967 ha condotto un’ampia ricerca sulle tradizioni popolari del Piemonte, con particolare attenzione ai canti, al patrimonio dialettale e alla ritualità. È membro del Comitato scientifico del Laboratorio etno-antropologico di Rocca Grimalda e del Crel di Torino. Tra le sue pubblicazioni, oltre a numerosi saggi sulle fonti orali e sull’antropologia della Resistenza, La danza contro il tiranno (1995); Maschere e corpi. Percorsi e ricerche sul Carnevale (con P. Grimaldi, 1999); Charivari. Mascherate di vivi e di morti (2004) e la cura delle memorie di Carlo Gilardenghi, Cantón di rus e dintorni (2004). Il suo disco di registrazioni originali, Canti popolari del Piemonte. Alessandria e il suo territorio, ha vinto nel 1978 il Premio della critica discografica italiana per la sezione folk. Alberto Lovatto ha studiato con Roberto Leydi al Dams di Bologna. È dirigente scolastico. Interessato alla storia orale e alla storia sociale, si è occupato in particolare della seconda guerra mondiale e di deportazione (Dalle leggi razziali alla deportazione, 1992; Deportazione, memoria, comunità, 1997), di memoria del movimento operaio (L’ordito e la trama. Frammenti di memorie su lotte e lavoro dei tessili in Valsessera negli ultimi cinquant’anni, 1995), di organologia etnica, di storia e memoria delle bande musicali locali, di musica e canzoni della Resistenza («E sulla terra faremo libertà». Libretto e cd audio dello spettacolo, 1999). Ha inoltre organizzato il convegno nazionale di studi Canzoni e Resistenza (2001), curandone gli atti. È membro del Comitato scientifico del Crel di Torino.