Iniziative sindacali e lotte operaie alla Borsalino dal Dopoguerra all’autunno caldo: un ipertesto di Dario Piccotti

1 Settembre 2009

Le vicende sindacali che attraversarono la Borsalino s.p.a di Alessandria, il più importante cappellificio del mondo assieme alla statunitense Stetson, dalla fine della guerra all’Autunno caldo del 1969 sono poco note. Se si fa eccezione per alcuni articoli dell’Unità, La Stampa e Il Sole 24 ore, apparsi in occasione di vertenze particolarmente lunghe e dure (in primis quella che culminò con l’occupazione e la requisizione dello stabilimento nel 1961), la “vita sindacale quotidiana” dell’azienda è restata tutto sommato avvolta nella nebbia, così consona a questa città.

Gli inediti Verbali della Commissione interna dell’azienda sono una fonte sintetica ma sicuramente importante per far emergere, dai contorni indefiniti del risaputo o del supposto, la realtà delle relazioni sindacali in tutte le loro forme, dalla collaborazione agli scontri più duri.

I sei volumi che li costituiscono raccolgono tutta l’attività della Commissione interna dal momento della sua ricostituzione nel 1943 alla sua cessazione nel 1971. Il verbalizzante è sempre un dirigente dell’azienda, ma in calce appaiono sempre una o più firme dei membri dell’organismo sindacale. La discussione inizia con l’approvazione del verbale precedente cui seguono le richieste della C.I. e le repliche della Direzione secondo un ordine dettato dalle esigenze del momento.

Il fatto che il verbalizzante fosse un esponente della Direzione è facilmente comprensibile in ragione del livello culturale e della conseguente competenza linguistica dei dirigenti, caratteristiche di cui sicuramente difettavano i membri della C.I. Di conseguenza i Verbali, pur sottoposti a verifica e a controfirma degli esponenti sindacali, lasciano trapelare la posizione ideologica del loro estensore (per molti anni il dr.Umberto Antonioletti) che mentre verbalizza il dibattito non può fare a meno, anche involontariamente, di filtrarlo attraverso il proprio angolo visuale di dirigente e rappresentante degli interessi dell’azienda. La procedura, probabilmente involontaria, consiste nell’esporre in maniera concettualmente rigorosa le argomentazioni della Ditta e nel far emergere il lessico necessariamente elementare e i limiti concettuali delle considerazioni dei membri della C.I.

E’ facile perciò trovare nei verbali espressioni di sufficienza nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori che “si ostinano” ad avanzare “richieste irragionevoli” nonostante “la ditta faccia sempre tutto il possibile per….” Molto spesso si sottolinea come le richieste siano “prive di fondamento” e si insinua che i alcuni membri della C.I.( in specifico quelli CGIL) siano solo dei burattini manovrati da abili e spregiudicai pupari:”Chi vi ha consigliato di porre simili domande..”(12 novembre 1958). Gli scioperi non si discutono, ma “gli atteggiamenti scioperistici…sono irragionevoli”(7 gennaio 1959). Di questo raffinata operazione di “limatura” dei verbali si era formalmente lamentato, seppur in un’occasione in cui aveva completamente torto, Pietro Balbi, il più battagliero esponente della C.I. allorchè aveva dichiarato che “la direzione, approfittando del modesto livello di istruzione dei suoi membri, ha scritto cose deformanti e mutanti il significato degli argomenti espressi dalla C.I” (18 ottobre 1957).

Premesso tutto ciò e prescindendo dai limiti individuati sopra, i Verbali non possono comunque essere ritenuti in alcun modo resoconti stilati con malafede o spirito di parte, non fosse altro per il fatto che una copia di quanto verbalizzato in ciascun incontro veniva regolarmente rilasciata alla C.I. per il suo archivio. Purtroppo quest’ultimo tipo di materiale, con le eventuali postille e considerazioni dei rappresentanti degli operai, è andato perduto.

Dai verbali della C.I. è possibile dunque ricavare una documentazione esauriente, in grado di descrivere anno per anno:
• Le richieste dei rappresentanti dei lavoratori e le risposte della ditta
• Il raccordo con le azioni sindacali nazionali
• Gli scioperi ( non infrequenti quelli di natura politica), con particolare rilievo per il grande sciopero del 1961
• L’ambiente e le condizioni del lavoro in fabbrica
• Il problema dell’irregolarità del lavoro, di tipo essenzialmente stagionale, con le conseguenti drammatiche ricadute sulle retribuzioni e la lotta per l’orario garantito
• Le tipologie dei reparti di produzione, le attività in essi svolte e le malattie professionali più frequenti
• La malattia professionale del mercurialismo con anamnesi prodotte da specialisti in medicina del lavoro
• Le ripercussioni in azienda degli accordi interconfederali e di quelli di categoria
• La progressiva perdita di consenso della CGIL in favore del sindacato filopadronale degli Autonomi
• Il profilo sindacale ma anche psicologico ed umano di alcuni esponenti della C.I., in particolare Balbi (CGIL), “l’uomo che salì sulla ciminiera” e Bellotti (CISL)

Questi materiali, integrati con gli Stralci dei Verbali del Consiglio di Amministrazione, riescono a fornire uno spaccato abbastanza esaustivo sia dell’attività commerciale dell’azienda e dei limiti delle sue strategie, ancorate testardamente sulla produzione esclusiva del “cappello di marca” sia alle divaricazioni fra profitti aziendali (in genere in attivo) e la perdita progressiva delle ordinazioni da parte dei clienti internazionali con il conseguente dilagare della cassa integrazione e dei “turni riduttivi”.

Quanto alla modalità di elaborazione dei contenuti, trattandosi di un prodotto multimediale, si può rilevare come la inevitabile stringatezza espositiva sia compensata dalla possibilità di connessioni ipertestuali immediate, in grado di porre a confronto gli eventi della Borsalino con:
• Le azioni rivendicative a livello nazionale della CGIL e degli altri sindacati
• Gli accordi interconfederali e i contratti di categoria
• I successivi regolamenti delle C.I.
• L’interpretazione “padronale” dei problemi aziendali

A parte qualche rarissima occasione in cui una qualche valutazione era palesemente ineludibile, l’autore ha mantenuto nei confronti di quanto è venuto esponendo un atteggiamento il più possibile neutro, conformemente ai più elementari crismi della ricerca storica..
Ciò non significa che egli abbia rimosso il fatto di essere il nipote del portinaio della Borsalino, Pasquale Zunino, alla cui memoria questo lavoro è dedicato, unitamente a quella dell’amico Angelo Mirabelli, sindacalista CGIL.