Quaderno di storia contemporanea n. 38

10 Marzo 2006

In questo numero
di 
Laurana Lajolo

La sezione Studi e ricerche è focalizzata sul tema del seminario Anticomunismo/Anticomunismi, che la rivista ha tenuto il 4 marzo scorso in collaborazione con il Dipartimento di Politiche pubbliche e Scelte collettive-POLIS dell’Università del Piemonte Orientale. All’incontro dottorandi dell’Università di Pisa e di Torino hanno presentato le ricerche che stanno conducendo su aspetti dell’anticomunismo, discusse da Aldo Agosti, Maurilio Guasco, Paolo Soddu, Nicola Tranfaglia, che hanno poi partecipato alla sera a una tavola rotonda insieme a Guido Bodrato e a Federico Fornaro. L’insieme dei contributi è stato opportunamente rielaborato per la pubblicazione, anche con il contributo di Bruno Bongiovanni.
L’organizzazione di una giornata di studi, finalizzata alla pubblicazione dei contributi così raccolti, è un esperimento che si è voluto fare, considerando la rivista da un lato come un osservatorio delle ricerche storiche in corso e dall’altro come un laboratorio in cui dare spazio a giovani ricercatori e avvalersi della qualificata partecipazione di storici.
Abbiamo scelto un argomento poco studiato come l’anticomunismo, eppure cruciale per la comprensione della storia dell’Italia repubblicana, per puntare la nostra attenzione sul periodo storico del secondo dopoguerra, apportandovi nuovi elementi di conoscenza.
La nostra intenzione è di proseguire in questa direzione, auspicando che la redazione della rivista possa prefigurare temi e problematiche interessanti anche per i prossimi numeri, contando sulla collaborazione di giovani studiosi e di esperti degli argomenti trattati.
Con questo numero abbiamo integrato la redazione, accogliendo tre giovani ricercatori (Giorgio Barberis, Daniela Muraca, Federico Trocini) e inserendo anche uno studioso (Cesare manganelli) che ha una profonda padronanza della storia locale e non solo. È un arricchimento di idee e di liberi confronti, che ha consentito di progettare i numeri del 2006: nel prossimo numero apriremo un dialogo tra la redazione e alcuni storici per discutere tematiche oggetto di studi recenti.
Inoltre, assegnando le due borse di studio intitolate a Carlo Gilardenghi, avviamo due nuove piste di ricerca, una che riguarda una riflessione sui testi del laboratorio teatrale della narrazione multietnica della Commissione pari opportunità della provincia di Alessandria e l’altra dedicata alla raccolta della memoria operaia attraverso testimoni particolarmente significativi di diverse fasi della storia politica e sindacale. L’esito delle ricerche sarà pubblicato sui numeri successivi della rivista.

Venendo specificamente al contenuto del n. 38, nella sezione STUDI E RICERCHE proponiamo, come si è detto, i saggi su momenti e figure delle culture anticomuniste. Daniela Muraca, dottoranda in Studi politici presso l’Università degli Studi di Torino, affronta il tema del ruolo svolto da intellettuali ex-comunisti, riferendosi in particolare ad Angelo Tasca e Ignazio Silone, e alle attività italiane del Congresso per la Libertà della Cultura, sostenuto dagli USA all’interno delle dinamiche di una sorta di “guerra fredda culturale”.
Marco Bresciani, dottorando in Storia presso l’Università degli Studi di Pisa, si occupa della riflessione critica sul bolscevismo fra gli anni ’40 e ’50 del socialista libertario italo-russo Andrea Caffi, figura singolare del panorama intellettuale europeo.
Daniele Pipitone, dottorando presso l’Università degli Studi di Torino, ricostruisce i giudizi sull’Unione Sovietica e il comunismo comparsi su tre riviste rappresentative della nebulosa costellazione “terzaforzista”, composta da quanti non si riconoscevano nei due blocchi contrapposti: «Critica Sociale», «Il Ponte» e «Il Mondo».
Di origine ben diversa l’anticomunismo messo a fuoco nei due interventi conclusivi, da Andrea Mariuzzo, perfezionando in Storia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, e da Alberto Guasco, dottore di ricerca in Studi politici. Mariuzzo ricostruisce l’irriducibile anticomunismo di padre Riccardo Lombardi, analizzando gli interventi del gesuita su «Civiltà cattolica» fra 1945 e il ’47, dedicati soprattutto al nesso fra dottrine comuniste e teoria marxista.
Il movimento dell’Uomo Qualunque, al centro del saggio di Alberto Guasco, risulta fondato sul disprezzo per i partiti e i “professionisti della politica” caratteristici del qualunquismo del commediografo Guglielmo Giannini, violento e sarcastico polemista nei confronti della Resistenza e dei comunisti italiani.
Tali saggi vanno considerati dei work in progress; essi sono il risultato di ricerche ancora in corso che però, pur nella settorialità dell’approccio, offrono spunti utili di approfondimento e di riflessione sulla situazione culturale e politica del secondo dopoguerra.
Infine, Federico Fornaro ricostruisce l’anticomunismo competitivo dei socialdemocratici di Giuseppe Saragat, a cui ha dedicato uno specifico studio.
Quindi gli storici Aldo Agosti, Bruno Bongiovanni, Paolo Soddu e Nicola Tranfaglia forniscono opportuni riferimenti al contesto storico e alle qualificazioni politiche dell’anticomunismo. Sottolineano, infatti, gli aspetti plurali e variegati della contrapposizione messa in atto contro la cultura e la politica del Partito comunista italiano e evidenziano il permanere nella società italiana di una cultura di destra di matrice fascista anche dopo la fine della dittatura e la pesante influenza degli Stati Uniti sul governo e sul mondo culturale.
Aldo Agosti e Bruno Bongiovanni, (Traiettorie dell’anticomunismo), ricordano come l’anticomunismo abbia storicamente assunto tre forme: un anticomunismo militare e geopolitico, tutt’interno alla contrapposizione fra i blocchi; un anticomunismo strumentale, proprio di chi utilizzava lo spettro del comunismo per giustificare la difesa ad oltranza, e spesso ad ogni costo, di corposi, e sovente inconfessabili, interessi materiali; un anticomunismo politico-culturale, assai differenziato al suo interno.
Anche Paolo Soddu, (Anticomunismo/Anticomunismi), propone una classificazione dei diversi tipi di anticomunismi, connettendo l’eredità fascista con l’egemonia del cattolicesimo autoritario di Pio XII, da cui si distinse De Gasperi sia per la matrice antifascista sia per la volontà di costruire un largo consenso intorno al centro democristiano, da cui fossero esclusi i comunisti. Dopo aver accennato alle forme di anticomunismo democratico, ricordando Ugo La Malfa, Soddu si spinge ad analizzare l’evoluzione interna del PCI con Berlinguer fino all’anticomunismo berlusconiano.
Nicola Tranfaglia, (Come nasce la repubblica) collega l’anticomunismo antidemocratico, di gran lunga il più influente dei diversi anticomunismi, alla continuità della cultura fascista nella destra italiana e all’ingerenza americana negli avvenimenti italiani.
Il racconto fotografico di questo numero presenta scene di vita del popolo comunista, feste e comizi degli anni cinquanta, quasi un contrappasso ai testi. Le immagini provengono dall’archivio privato di Giancarla Guerci, che ringraziamo per la collaborazione.
La sezione FONTI, ARCHIVI E DOCUMENTI contiene due saggi su personaggi noti del mondo alessandrino: Cesare Manganelli si occupa del mito dell’eroe risorgimentale Andrea Vochieri; Delmo Maestri traccia un profilo del medico Otello Finzi. Nella stessa sezione Sergio Favretto, utilizzando l’archivio del liceo classico Cesare Balbo di Casale Monferrato ricostruisce uno spaccato dell’istruzione tra il 1940 e il 1945.
Per DOCUMENTI E MATERIALI DIDATTICI Antonella Ferraris ha raccolto una bibliografia ragionata sulla deportazione degli omosessuali sotto il nazismo, che diventa una guida sicura per gli insegnanti.
Ricca, come sempre, è la sezione dedicata alle recensioni.
Buona lettura.