Canton di Rus e dintorni di Carlo Gilardenghi

30 Novembre 2004

Il lavoro nasce per un debito di memoria nei confronti di uno dei rioni più popolari di Alessandria, el cantón di rus appunto, ora scomparso. Del rione è rimasto lo scheletro, il tracciato delle strade, le case, anche se con qualche irrimediabile manomissione. Scomparsa è la vita di quel microcosmo ricco di minute attività produttive, fitto di relazioni sociali e umane, di tradizioni e, perché no, di cultura. Ma come in ogni operazione del genere l’esigenza di recuperare la memoria scaturisce da un bisogno attuale. Un “come eravamo” a partire da dove siamo. El cantón di rus, ma anche i dintorni. Il rione e la città. Alessandria e gli svolgimenti del Novecento: Alessandria socialista d’inizio secolo, Alessandria sotto il fascismo, l’Alessandria della guerra e della Resistenza, il secondo dopoguerra e la radicale trasformazione subita dalla città quasi a sua insaputa. Non è un’operazione di nostalgia: incommensurabili sono i miglioramenti delle condizioni di vita perché sia desiderabile un ritorno al passato. Piuttosto un conto profitti e perdite. E ciò che si è perduto è il senso della comunità. Questo era il cantón di rus con il suo carico di miserie e arretratezze, ma comunità. E l’insieme dei rioni costituiva la comunità cittadina, la polis. Il libro lascia intendere quale immane compito tocchi ai contemporanei se vogliono ristabilire lo spirito di comunità in forme nuove. Altrimenti risulterebbero vani gli sforzi di riconoscere ad Alessandria una sua identità. Chi ch’l’à la rugna
ch’us la grata
, come dire ad ogni generazione il suo compito.