Canti popolari del vecchio Piemonte: dalle ballate contadine al canto urbano e operaio

9 Giugno 2003

IL CORO BAJOLESE
(
testo tratto da Canti e tradizioni popolari. Indagini sul canavese)

Sorto a Bajo Dora, paesino dell’alto Canavese di circa 500 abitanti posto a sette chilometri a nord di Ivrea, nell’ottobre dei 1966 è composto da una trentina di voci maschili. 1 componenti sono operai, operai-contadini, muratori, studenti, diplomati e laureati provenienti anche dai paesi limitrofi.
Fin dal momento della fondazione il gruppo si era prefisso lo scopo di raccogliere e riproporre il patrimonio canoro locale, tuttavia all’inizio si dedicò quasi esclusivamente al cosiddetto “canto di montagna”.
Nel 1970, con l’inizio della ricerca sistematica dei canti e delle altre tradizionali espressioni dei sentimenti ‘popolari, il coro cambia orientamento avviandosi sulla strada che lo condurrà ad un radicamento sempre più profondo tra la propria gente e nello stesso tempo ad una attività personalizzata di ben altro valore di quella svolta in precedenza.
Scrivono Emilio Jona e Sergio Liberovici nella presentazione del gruppo al primo festival dei cori operai, svoltosi a Budapest nel giugno 1973: « Il Coro Bajolese ha fatto cioè, in modo spontaneo più che intenzionale, una precisa operazione culturale di base, che costituisce una piccola importante rivoluzione, che ha i seguenti significati e risultati:rottura di una tradizionale divisione tra addetti e non addetti ai lavori; dialettica dei rapporto tra ricercatore e informatore; uso e inserimento immediato dell’informazione in un contesto più vasto;radicamento in un territorio preciso; proposta di una rifondazione culturale della comunità attraverso le culture locali e riconoscimento dei loro peso, significato, valore espressivo e creativo autonomi;rilancio e riconquista di un tipo di comunicazione diretta, orale, dialogica ».
I primi frutti di questa attività sono raccolti in tre dischi dal Il vivo l’ due dei quali, a 45 giri, avevano e conservano un chiaro intento sperimentale e di stimolo sia per il gruppo che per la gente che aveva insegnati i canti al gruppo, mentre il terzo, a 33 giri, distribuito dalla Ricordi (LPARK 68004) rappresentava, come dice lo stesso Vigliermo, un modo per farsi un repertorio nuovo cantando alla maniera vecchia cioé portandosi dietro l’inutile fardello delle ” armonizzazioni “.
Proseguendo il viaggio all’interno delle origini culturali dei suoi stessi componenti, il coro ha conosciuto la realtà trascorsa della propria gente, cogliendo, di questa realtà, i motivi e i significati più profondi, imparando a riconoscere i caratteri che contraddistinguono i canti e le altre manifestazioni popolari dalle ricorrenti mistificazioni.
Cosa sul disco “il Canavese” realizzato e distribuito dalla Vedette nella collana Albatros “Documenti Originali dei Folklore Musicale Europeo (VPA 8146) troviamo la gente canavesana che canta senza la mediazione dei coro.
Un passo avanti, sul difficile terreno della riproposta dei canti registrati, il coro l’ha compiuto incidendo presso la Vedette un microsolco a 33 giri.
Q
uesto disco è incluso nella collana FOLK MUSIC REVIVAL (VPA 8190) diretta da R. Leydi il quale scrive nella presentazione. « Oggi il Coro Bajolese è diventato il punto di riferimento di un processo critico che incomincia a scuotere i cori italiani, il modello per tanti altri cori, sempre più numerosi, che sentono l’insufficienza e il limite di un repertorio standardizzato, di uno stile vecchio, artefatto e ormai puramente imitativo. Da Bajo Dora, cioè, ha preso l’avvio qualcosa che ognuno di noi da tempo attendeva: la presa di coscienza da parte di alcuni almeno di quei potenzialmente formidabili organismi di base che sono i cori (e soprattutto i piccoli cori-di paese) di essere degli strumenti di cultura, o di poter diventare strumentì di cultura. E di cultura viva, attiva, veramente popolare. E conclude dicendo: Si può allora dire che dall’esperienza avviata da Amerigo Vigliermo e dal Coro Bajolese sono derivate due conseguenze di eccezionale valore e significato: la costituzione di una base quanto mai solida per una raccolta sistematica dei canto popolare in un’area piemontese di notevole interesse e l’intervento, di un gruppo di ” base ” – il Coro Bajolese – nel processo di ” folk revival ” con prospettive ” locali ” e destinazione effettivamente popolare ».
Il Coro tiene una ventina di serate all’anno nelle varie località dei Canavese dove si incontra, senza cercare lo spettacolo, ma piuttosto, l’animazione, con la gente da cui ha imparato i canti. E’ apparso alla televisione con gli anziani collaboratori, ha partecipato a serate e a convegni a Torino, Aosta, S. Vincent, Biella, Vercelli, Lanzo, Offanengo (CR) e Ferrara.
In particolare nella città estense ha portato i canti e le tradizioni canavesane al convegno dì etnomusicologi e dei complessi musicali popolari della Emilia-Romagna.
Nel mese di giugno dei 1973 come già detto ha preso parte, unico gruppo italiano presentato da Sergio Liberovici ed Emilio Jona, al primo festival internazionale dei cori operai svoltosi a Budapest.
Nel mese di agosto dei 1974 coadiuvato da alcuni enti locali, e dai cittadini bajolesi ha ospitato, in uno scambio culturale che nel 1975 lo riporterà in Ungheria, il Coro della città di Tac sul Balaton.

AMERIGO VIGLIERMO

Nato il 25 gennaio 1935 a Villora (Spagna), da genitori canavesoni là emigrati, vive ora a Bajo Dora.
Laureato in matematica presso l’ateneo torinese, ha compiuto l’intero ciclo di studio, dalla media superiore alla laurea, in qualità di lavoratore-studente.
Attualmente si occupa di elettronica.
Appassionato di musica da sempre, ha compiuto gli studi musicali sotto la guida di maestri che insegnavano ad Ivrea e Quassolo ma soprattutto seguendo il proprio istinto da autodidatta. Fondatore e animatore dei Coro Bajolese ne ha mutato radicalmente indirizzo quando, finito gli studi, ha avuto l’onere della direzione.
E’ legato alla sua gente non da spirito campanilistico, ma perché riconosce in essa e nelle sue tradizionalí attività i segni di una specifica cultura.
Dal 1970 conduce, coadiuvato da alcuni elementi dei Coro, un’indagine tra la gente della sua terra, registrando canti, suoni, racconti, testimonianze e raccogliendo ogni altro materiale atto a far comprendere la realtà socio-economica in cui fiorivano le tipiche manifestazioni dell’autoctona cultura popolare.
Nel 1971 ha curato un primo volume di canti e immagini della gente canavesana edito dalla Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana di Ivrea.
Nel 1972 ha collaborato, per la parte riguardante i canti popolari, alla stesura del volume Mille più Mille (Priuli & Verlucca, editori).
Nell’ottobre dei 1973 è stato invitato dall’istituto Italiano delle Arti Popolari di Orvieto alla tavola rotonda indetta in occasione del IV Festival internazionale del film sulle arti popolari. fl 31 maggio 1974 è stato chiamato dalla Regione Lombardia, assessorato alla cultura, al convegno dei cori lombardí d’ispirazione popolare per presentare una “comunicazione” di lavoro sull’attività di ricerca e di riproposta dei canti popolari, compiuta dal coro Bajolese.