Progetto “Vivere la memoria”. Ricerca etnografica e ciclo di conferenze

24 Novembre 2002

Il Progetto Vivere la Memoria nasce dalla collaborazione fra il Museo Etnografico “C’era una volta”, il Centro di cultura popolare “G.Ferraro” e la Sezione Didatticadell’ISRAL, l’Istituto Socio Psico Pedagogico “Saluzzo” di Alessandria, l’Università degli Studi  del Piemonte Orientale “A.Avogadro”, Facoltà di Scienze Politiche di Alessandria. Sulla base di una comune convinzione dell’importanza del recupero critico conoscitivo delle proprie radici culturali in un mondo sempre più globalizzato, il progetto in questione si propone di:

  1. a)sviluppare un percorso integrato di ricerca su temi legati alla storia e alla memoria della cultura popolare sul territorio;
  2. b)consentire a studenti di scuola media superiore e universitari di effettuare attività di apprendimento, di formazione e di ricerca;
  3. c)offrire al territorio momenti di animazione culturale sul tema della propria memoria collettiva.

A tal fine si propone, in un arco di tempo biennale (anni scolastici 2002/03-2003/04),  la realizzazione di:

  1. A)un Corso di formazione per la ricerca etnografica sul territorio
  2. B)unaricerca etnografica innescata dai/innestata sui materiali del Museo
  3. C)un ciclo diConferenze-Spettacoli-Concerti

Tale progetto intende valorizzare il ricco patrimonio di oggetti e attrezzi racchiuso nel Museo etnografico della Gambarina, cercando di sperimentare nello stesso tempo l’impatto che giovani di oggi (allievi  dell’Istituto di istruzione superiore “D.R.Saluzzo” di Alessandria e studenti universitari) provano di fronte ai reperti della tradizione popolare. La nostra proposta intende unire, ad un taglio scientifico per quanto riguarda metodologia, fonti e strumenti bibliografici, un approccio interdisciplinare e la concretezza di un radicamento alla storia di un preciso territorio.

  1. A) Corso di formazione per la ricerca etnografica legata al territorio.
    DALL’OGGETTO ALLA STORIA (E ALLE STORIE)
    Cultura materiale, fonti orali, memoria collettiva

Destinatari: una classe terza dell’Istituto “Saluzzo”, indirizzo sociopsicopedagogico e scienze sociali (Prof. Michele Maranzana), studenti universitari,  nonché eventuali uditori esterni, docenti e studiosi.

Modalità:  6 incontri di due ore ciascuno, in orario scolastico

Docenti: Franco Castelli, Flavio Ceravolo, eventuali esperti o “testimoni”.

Coodinamento: Luciana Ziruolo (Sezione Didattica ISRAL).

Luogo:  Locali del Museo della Gambarina

Contenuti: A partire dal ricco patrimonio di oggetti e attrezzi del mondo contadino tradizionale racchiuso nel Museo etnografico della Gambarina, si propongono 4 filoni di lettura:

  1. Dall’analisi dell’oggetto alla identificazione del suo uso nelle attività quotidiane. Rapporto fra oggetto e lavoro, oggetto e ritualità all’interno della società e della cultura contadina. Cicli produttivi (frumento, mais, vite, allevamento…). Quotidianità/non quotidianità, Festa e Fatica nel mondo contadino preindustriale.
  2. Dalla ricognizione (ed eventuale ricostruzione) dell’oggetto, all’appropriazione e alla comprensione delle tecniche di lavoro usate un tempo e dei modi di vivere. L’indispensabile ricorso allefonti oraliper restituire un “vissuto” a dei reperti altrimenti muti e incomprensibili per dei giovani di oggi.
  3. Dalla lettura dei reperti alla deduzione deiprocessi sociali, economici  e culturali sottostanti. Stratificazione sociale, valore economico e sociale, processi costruttivi e distributivi, valenza simbolica degli oggetti.
  4. Raffronto ieri/oggi. Dall’oggetto alla memoria e all’immaginario. Come debellare le fallaci nostalgie per il perduto paradiso del tempo passato. Dall’oggetto alla storia e alle storie: esempi di recupero e ricreazione in chiave poetica e teatrale di “quel mondo” che usava e viveva in mezzo a “quegli oggetti”: le poesie dialettali di GiovanniRapettie le “Memorie del gelso” di Marco Baliani.

Una particolare attenzione sarà dedicata, nel suddetto Corso, ai problemi della schedatura e classificazione degli oggetti, alla terminologia loro collegata, alla nomenclatura italiana e dialettale (con l’enorme varietà presente sul territorio di una provincia “di frontiera” come la nostra), al rapporto fra cultura materiale e documentazione fotografica.

  1. B) Ricerca etnografica sul territorio

La formazione teorica ottenuta con il Corso avrà subito modo di esplicarsi concretamente, nell’anno scolastico successivo, con la realizzazione di una ricercache, partendo dall’analisi di alcuni oggetti museali significativi, ne approfondirà le valenze e le funzioni sia attraverso la ricerca bibliografica, sia attraverso interviste e ricerche sul campo tendenti a ricostruire il contesto storico, sociale e antropologico in cui affonda ogni singolo reperto.

Oltre alla raccolta di materiale documentario scritto, di documentazione fotografica, di bibliografie e fonti sui temi di ricerca, gli studenti organizzati in gruppi con tutorsdottorandi, effettueranno interviste e raccoglieranno materiale documentario, iconografico e audiovisivo.

La ricerca potrà svilupparsi nell’arco di 10-12 mattinate scolastiche, per la durata di 50/60 ore. Come esito finale, accanto a rapporti di ricerca, si ipotizza una pubblicazione a stampa e/o la creazione di CD-ROM, con il supporto di volontari e di personale tecnico esterno.

  1. C) Ciclo di conferenze

Parallelamente al Corso e alla Ricerca,  l’Istituto e il Centro Ferraro intendono organizzare un ciclo di conferenze sui temi connessi con la ricerca demoetnoantropologica, facendo intervenire alcuni ricercatori e studiosi di fama nazionale. Tali incontri, in numero di sei, da svolgersi nel periodo invernale, pur essendo aperti ad un pubblico più vasto,  potranno accompagnare lo svolgimento del Corso e contribuire al suo arricchimento sul piano scientifico e metodologico. A titolo puramente indicativo, si elencano alcuni temi delle conferenze previste:

– Musei etnografici in Piemonte (Piercarlo Grimaldi, Davide Porporato)

– Presentazione del libro di Gian Luigi Bravo, Italiani. Un racconto etnografico (Roma, Meltemi, 2001)

– Lavoro ed espressività popolare: il canto di monda (Emilio Jona, Alberto Lovatto, Franco Castelli)

– Il canto popolare, dalla ricerca alla riproposta (Amerigo Vigliermo e il Coro di BajoDora)

– L’esperienza del Laboratorio EtnoAntropologico di Rocca Grimalda (PiercarloGrimaldi, Sonia M.Barillari, Franco Castelli)

– La provincia di Alessandria come “osservatorio etnografico” privilegiato (Lorenzo Massobrio, Franco Castelli)