Progetto “Vivere la memoria”. Ricerca etnografica e ciclo di conferenze

1 Marzo 2003

Il Progetto Vivere la Memoria nasce dalla collaborazione fra il Museo Etnografico “C’era una volta”, il Centro di cultura popolare “G.Ferraro” e la Sezione Didattica dell’ISRAL, l’Istituto Socio Psico Pedagogico “Saluzzo” di Alessandria, l’Università degli Studi del Piemonte Orientale “A.Avogadro”, Facoltà di Scienze Politiche di Alessandria. Sulla base di una comune convinzione dell’importanza del recupero critico conoscitivo delle proprie radici culturali in un mondo sempre più globalizzato, il progetto in questione si propone di:

a) sviluppare un percorso integrato di ricerca su temi legati alla storia e alla memoria della cultura popolare sul territorio;

b) consentire a studenti di scuola media superiore e universitari di effettuare attività di apprendimento, di formazione e di ricerca;

c) offrire al territorio momenti di animazione culturale sul tema della propria memoria collettiva.

A tal fine si propone, in un arco di tempo biennale (anni scolastici 2002/03-2003/04), la realizzazione di:

A) un Corso di formazione per la ricerca etnografica sul territorio

B) una ricerca etnografica innescata dai/innestata sui materiali del Museo

C) un ciclo di Conferenze-Spettacoli-Concerti

Tale progetto intende valorizzare il ricco patrimonio di oggetti e attrezzi racchiuso nel Museo etnografico della Gambarina, cercando di sperimentare nello stesso tempo l’impatto che giovani di oggi (allievi dell’Istituto di istruzione superiore “D.R.Saluzzo” di Alessandria e studenti universitari) provano di fronte ai reperti della tradizione popolare. La nostra proposta intende unire, ad un taglio scientifico per quanto riguarda metodologia, fonti e strumenti bibliografici, un approccio interdisciplinare e la concretezza di un radicamento alla storia di un preciso territorio.

A) Corso di formazione per la ricerca etnografica legata al territorio.
DALL’OGGETTO ALLA STORIA (E ALLE STORIE)
Cultura materiale, fonti orali, memoria collettiva

Destinatari: una classe terza dell’Istituto “Saluzzo”, indirizzo sociopsicopedagogico e scienze sociali (Prof. Michele Maranzana), studenti universitari, nonché eventuali uditori esterni, docenti e studiosi.

Modalità: 6 incontri di due ore ciascuno, in orario scolastico

Docenti: Franco Castelli, Flavio Ceravolo, eventuali esperti o “testimoni”.

Coodinamento: Luciana Ziruolo (Sezione Didattica ISRAL).

Luogo: Locali del Museo della Gambarina

Contenuti: A partire dal ricco patrimonio di oggetti e attrezzi del mondo contadino tradizionale racchiuso nel Museo etnografico della Gambarina, si propongono 4 filoni di lettura:

1. Dall’analisi dell’oggetto alla identificazione del suo uso nelle attività quotidiane. Rapporto fra oggetto e lavoro, oggetto e ritualità all’interno della società e della cultura contadina. Cicli produttivi (frumento, mais, vite, allevamento…). Quotidianità/non quotidianità, Festa e Fatica nel mondo contadino preindustriale.

2. Dalla ricognizione (ed eventuale ricostruzione) dell’oggetto, all’appropriazione e alla comprensione delle tecniche di lavoro usate un tempo e dei modi di vivere. L’indispensabile ricorso alle fonti orali per restituire un “vissuto” a dei reperti altrimenti muti e incomprensibili per dei giovani di oggi.

3. Dalla lettura dei reperti alla deduzione dei processi sociali, economici e culturali sottostanti. Stratificazione sociale, valore economico e sociale, processi costruttivi e distributivi, valenza simbolica degli oggetti.
4. Raffronto ieri/oggi. Dall’oggetto alla memoria e all’immaginario. Come debellare le fallaci nostalgie per il perduto paradiso del tempo passato. Dall’oggetto alla storia e alle storie: esempi di recupero e ricreazione in chiave poetica e teatrale di “quel mondo” che usava e viveva in mezzo a “quegli oggetti”: le poesie dialettali di Giovanni Rapetti e le “Memorie del gelso” di Marco Baliani.

Una particolare attenzione sarà dedicata, nel suddetto Corso, ai problemi della schedatura e classificazione degli oggetti, alla terminologia loro collegata, alla nomenclatura italiana e dialettale (con l’enorme varietà presente sul territorio di una provincia “di frontiera” come la nostra), al rapporto fra cultura materiale e documentazione fotografica.

B) Ricerca etnografica sul territorio

La formazione teorica ottenuta con il Corso avrà subito modo di esplicarsi concretamente, nell’anno scolastico successivo, con la realizzazione di una ricerca che, partendo dall’analisi di alcuni oggetti museali significativi, ne approfondirà le valenze e le funzioni sia attraverso la ricerca bibliografica, sia attraverso interviste e ricerche sul campo tendenti a ricostruire il contesto storico, sociale e antropologico in cui affonda ogni singolo reperto.

Oltre alla raccolta di materiale documentario scritto, di documentazione fotografica, di bibliografie e fonti sui temi di ricerca, gli studenti organizzati in gruppi con tutors dottorandi, effettueranno interviste e raccoglieranno materiale documentario, iconografico e audiovisivo.

La ricerca potrà svilupparsi nell’arco di 10-12 mattinate scolastiche, per la durata di 50/60 ore. Come esito finale, accanto a rapporti di ricerca, si ipotizza una pubblicazione a stampa e/o la creazione di CD-ROM, con il supporto di volontari e di personale tecnico esterno.

C) Ciclo di conferenze

Parallelamente al Corso e alla Ricerca, l’Istituto e il Centro Ferraro intendono organizzare un ciclo di conferenze sui temi connessi con la ricerca demoetnoantropologica, facendo intervenire alcuni ricercatori e studiosi di fama nazionale. Tali incontri, in numero di sei, da svolgersi nel periodo invernale, pur essendo aperti ad un pubblico più vasto, potranno accompagnare lo svolgimento del Corso e contribuire al suo arricchimento sul piano scientifico e metodologico. A titolo puramente indicativo, si elencano alcuni temi delle conferenze previste:

– Musei etnografici in Piemonte (Piercarlo Grimaldi, Davide Porporato)

– Presentazione del libro di Gian Luigi Bravo, Italiani. Un racconto etnografico (Roma, Meltemi, 2001)

– Lavoro ed espressività popolare: il canto di monda (Emilio Jona, Alberto Lovatto, Franco Castelli)

– Il canto popolare, dalla ricerca alla riproposta (Amerigo Vigliermo e il Coro di Bajo Dora)

– L’esperienza del Laboratorio EtnoAntropologico di Rocca Grimalda (Piercarlo Grimaldi, Sonia M.Barillari, Franco Castelli)

– La provincia di Alessandria come “osservatorio etnografico” privilegiato (Lorenzo Massobrio, Franco Castelli)

LA PARTECIPAZIONE DEGLI STUDENTI

Con la partecipazione alla questua rituale della “Lachera” di Rocca Grimalda ha preso avvio sabato 22 febbraio il secondo modulo del progetto Vivere la memoria, che vede coinvolti il Museo Etnografico “C’era una volta”, il Centro di Cultura Popolare “G. Ferraro” dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea, il Liceo delle Scienze Sociali “Saluzzo” e il Dipartimento di Ricerca Sociale dell’ Università degli Studi “A. Avogadro” di Alessandria.

Gli studenti della classe 3 BCS del “Saluzzo” (prof. Michele Maranzana) saranno così direttamente coinvolti in una delle manifestazioni più antiche della cultura popolare locale, manifestazione che hanno imparato a conoscere nel primo modulo del progetto che li vede protagonisti sotto la guida dell’ etnografo Franco Castelli e di un gruppo di ricercatori universitari guidati da Flavio Ceravolo. La prima fase, realizzata fra il novembre e il dicembre del 2002 presso i locali e con i materiali del Museo di piazza Gambarina, si indirizzava infatti a fornire ai ragazzi una prima conoscenza della ricerca etnografica sul territorio e della cultura popolare cui si rivolge. In questo nuovo modulo studenti e ricercatori si sono costituiti come gruppo di ricerca e si avviano a compiere i primi passi nella realizzazione del progetto della ricerca e nella selezione delle metodologie adeguate. L’obiettivo finale, che verrà raggiunto il prossimo anno, è quello di realizzare una indagine attentamente documentata e consapevolmente padroneggiata sul piano metodologico per una migliore conoscenza della cultura popolare della provincia di Alessandria. Grazie al sostegno del Museo e all’impegno del Centro di Cultura Popolare e del Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda, non sono tuttavia mancati e non mancheranno momenti di animazione culturale come quello del Carnevale contadino della Lachera. Dopo gli incontri già realizzati con il poeta dialettale Giovanni Rapetti e il gruppo musicale Calagiubella, sono infatti previsti la visita a musei etnografici dell’Italia settentrionale, momenti di riflessione e di studio con ricercatori di fama nazionale, ulteriori esperienze “sul campo” e incontri etnomusicali, rivolti a comprendere come il rapporto con la cultura popolare non debba necessariamente essere inteso come una forma di “antiquariato”, ma anche come recupero allo stesso tempo colto e vitale.
Il progetto Vivere la memoria nasce con il contributo dell’Assessorato Cultura della Regione Piemonte, la collaborazione degli Assessorati alla Cultura e alla Pubblica Istruzione della Provincia di Alessandria e si avvale del coordinamento della Sezione Didattica dell’ISRAL. Con questo progetto si assiste per la prima volta ad una collaborazione fattiva tra un Museo Etnografico nato dal volontariato, un Istituto Storico col suo Centro di cultura popolare, la scuola media superiore e l’Università. Una sinergia senza dubbio positiva, ai fini della valorizzazione del nostro territorio e delle sue risorse, che trova riscontro – e questo ci sembra importante – nell’entusiasmo degli studenti coinvolti.