E se avessimo ancora le mura…? Un progetto didattico di Pier Luigi Cavalchini

17 Settembre 2008

(Il lavoro presentato dal prof. Pier Luigi Cavalchini e dalla classe V B del Liceo delle Scienze Sociali dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Saluzzo-Plana” è interessante sia per il suo contenuto, sia per la metodologia. Il testo e le immagini si riferiscono alla storia di Alessandria come piazzaforte militare e riguardano la storia delle mura e della Cittadella: la storia della demolizione delle mura, per molti, è poco nota, e tuttavia emblematica di un certo modo sbrigativo di trattare l’eredità del passato che è ancora piuttosto diffuso. Sul piano metodologico, si tratta di una ricerca sul campo, effettuata dalla classe, con la guida dell’insegnante, presso l’archivio di Stato di Alessandria. Il lavoro si inserisce nella programmazione curricolare della classe e arricchisce le conoscenze teoriche che forniscono le materie di indirizzo del corso di scienze sociali. “Toccare con mano” i documenti rende la storia più reale, e affascinante.)

 

Si dice, a volte, che anche da un piccolo lavoro possono nascere grandi cose…Non ci credo, ma – almeno un pochino – può essere vero. Tutto è cominciato in una soleggiata mattina di marzo con la classe Quinta BCS dell’Istituto Superiore Saluzzo –Plana di Alessandria a ranghi ridotti (solo dieci presenti) a causa di uno sciopero, non ricordo più per quale motivo. Come spesso succede in quei frangenti – e chi insegna ben lo sa – tutto l’orario e la programmazione prevista per la giornata va a farsi friggere…e forse è meglio così. Fatto sta che, finalmente, ci si trovava di fronte un’intera mattinata di ben trecento minuti (in un minuto a scuola – normalmente – viene fatto di più che in altri ambiti….aspettiamo il Ministro Brunetta per una dimostrazione…per questo misuriamo a minuti) per qualcosa che si cercava da tempo di “piazzare”. Mi verrebbe da dire da “approfondire” ma non ardisco la scelta. Si decide, pertanto, di utilizzare il pacchetto di minuti per andare a vedere in diretta qualcosa di cui si era già sentito dire (anche qui non ardisco “studiato”) nell’ora di compresenza di Storia e Diritto. La mitica “terza ora del giovedì” tenuta dal sottoscritto e dalla prof.ssa Toselli. Si trattava di quell’insieme di provvedimenti che portarono (nella prima fase del Fascismo) ad un totale stravolgimento dello Statuto Albertino ed alla trasformazione dell’Italia in una dittatura effettiva. La classe in oggetto aveva già inciampato nelle due frasi introduttive di Renzo De Felice che, in qualche modo, sintetizzano quanto successe circa ottant’anni fa:

“Il documento preparato dall’uscente ministro degli interni (Federzoni 1926) prevedeva: revisione di tutti i passaporti per l’estero; determinazione di severe sanzioni per il reato di espatrio clandestino; revoca a tempo indeterminato della gerenza di tutte le pubblicazioni quotidiane e periodiche ostili al regime; scioglimento di tutti i partiti , associazioni e organizzazioni esplicanti azione contraria al regime; istituzione del confino di polizia per quanti avessero manifestato il deliberato proposito di commettere atti diretti a sovvertire con la violenza gli ordinamenti costituiti dallo Stato”

A questo si era giunti con una acuta gestione dell’opinione pubblica, al punto di strumentalizzare alcuni piccoli “attentati” – regolarmente falliti – alla figura del Duce. Così, continua De Felice: “Erano stati eliminati tutti i partiti di opposizione; era stata soppressa la libertà di stampa; dichiarati decaduti i deputati che si erano opposti alla dittatura nascente con la secessione dell’Aventino; nello stesso tempo era stato creato un forte partito unico, ma soprattutto il potere era stato accentrato nelle mani di un unico uomo sopra il quale non c’era nessuno; al proposito furono istituiti i “podestà” come nuova figura direttamente agli ordini del Duce, non più legati all’allora disprezzato parlamentarismo e-o partecipazionismo. Inoltre la popolazione avrebbe subito da ora in poi un progressivo processo si fascistizzazione cioè di inserimento nelle strutture sociali e politiche create dal partito unico: associazioni lavorative e ricreative dopolavoro, sindacati per la difesa dei diritti dei lavoratori, ordini professionali.

Cose che, a leggerle, si era fatta fatica a crederle, anche se la capacità di “straniamento” dei nostri diciottenni riesce a percepire – spesso – fatti inerenti il Fascismo tanto quanto le guerre civili tra Pompeo e Cesare o tra Ottaviano e Antonio.

Comunque, dicevamo, in una magica mattina marzolina ci ritroviamo in dodici (dieci più due prof.) sulla strada dell’Archivio di Stato di Alessandria e andiamo a vedere se c’è qualcosa. Cosa? Ma….tutto può essere. Troviamo i documenti che alleghiamo e anche qualche idea in più. Per esempio ci capita di consultare due cartine (foto) di com’era Alessandria di una volta (più previsamente dei tempi della prima carta IGM, circa anno 1880). Grande è stata la sorpresa nel vedere ancora integre (e lo saranno per poco) le mitiche mura di Alessandria, qualcosa di cui si è rimosso non solo il ricordo ma – addirittura – la possibilità di essere esistite in qualche momento storico del passato, tanto siamo abituati a percorrere (specie in auto) il perimetro che era proprio quello delle antiche mura.
Torniamo in classe con le indicazioni dei faldoni e con qualche foto. Ci ripromettiamo di lavorarci su ma, per la verità, non si è andati oltre il piccolo lavoro di commento che riporto integralmente (le alunne che hanno steso materialmente il testo sono Alice Porotto, Beatrice Rolandini, Maria Novello e Cristina Pani).

“Alessandria era una città circondata da belle mura di cui ora non si hanno praticamente più tracce, tranne un piccolo bastione in località Via Pavia, presso la famosa Cittadella costruita nel 1728. Si trattava di un sistema misto in terra e mattoni cotti e crudi che si elevava in media di cinque metri sul piano di terra con punte di otto (zona Orti e zona Porta Savona). Ci rimangono solo alcune foto – poco chiare – del profilo di queste mura, alcune scattate durante i ripetuti sbancamenti, altre tratte da disegni più o meno attendibili.
L’attacco alle mura inizia già all’indomani dell’Unità, come testimonia il primo documento (inserito nel faldone 3112 dell’ASCAL), per fortuna – inizialmente – senza fortuna:

— Alessandria, 9 aprile 1861 – ESCAVAZIONE DI TERRE DALLE VECCHIE FORTIFICAZIONI. Servizio del Genio Militare.
Il Comitato del Genio, essendo stato interpellato dal Ministero sulla convenienza o non, nell’interesse militare di annuire alla domanda del Municipio di Alessandria per la progressiva escavazione delle terre di queste Vecchie Fortificazioni, (ciò che formava oggetto di lettera di questa Direzione del 16 marzo ultimo diretta al Ministero della Guerra) il detto Comitato, appoggiato alla considerazione che le terre chieste dal Municipio sono di buona qualità e possono all’occorrenza essere adoperate in proprio servizio dell’Amministrazione Militare, e che lo stesso Municipio può facilmente procurargli il materiale occorrente agli spianamenti mediante le varie ferrovie qui emittenti, ha emesso il parere non essere in nessun modo conveniente di secondare la fatta domanda.
Associandosi al parere del prefato Comitato emesso da sua Deliberazione n. 100 in data 27 marzo, il Ministero della Guerra ha determinato di astenersi da ogni ulteriore concessione di scavamenti al riguardo; e mentre col suo Dispaccio del 6 corrente Div.ne Tecnica Genio Stato Maggiore Sezione Materiale n. 1985 mi dà comunicazione della cennata Deliberazione, mi incarica di notificare alla S.V. tale sua determinazione. F.to Il\Direttore Mantica.
………………………………… (vedere foto illustrative allegate)

Il periodo di maggior pressione comincia però nei primi anni Ottanta del XIX secolo con un vero attacco indiscriminato, giustificato dalle prescrizioni dell’allora documento programmatico vigente (equivalente ad un Piano Regolatore) e, soprattutto, dalla volontà / necessità di trovare nuovi spazi per una città in rapida espansione edilizia. A questo nuovo disegno di città (che – sinceramente – non ci trova d’accordo) non è secondaria la novità costituita dalla linea ferroviaria Torino-Genova che, sia con la stazione, sia con i binari e gli annessi, già da tempo aveva causato brecce ed “aperture” anche di varie centinaia di metri nell’insieme delle mura alessandrine.
Fatto sta che in piena Prima Guerra Mondiale, troviamo già segnalazioni preoccupate di come si vanno a “manutere” gli spalti con relative alberature, diretta conseguenza dell’abbattimento degli “spalti murari”. Infatti qui di seguito riportiamo parti delle numerose verbalizzazioni del Consiglio Comunale di Alessandria riguardanti questo argomento:

–SPALTI E ALBERATURE
. V-87-1: GIARDINI PUBBLICI – Documenti vari. Doni. Vigilanza.
– 29 gennaio 1918: INTERPELLANZA PASINO CIRCA VIALI DI CIRCONVALLAZIONE
“ Ill.mo Sig. Sindaco, On.le Giunta di Alessandria, il sottoscritto interroga la S.V.Ill. e l’On.Giunta per sapere quali provvedimenti intendono adottare per ben conservare i viali di circonvallazione e per impedire il taglio delle piante esistenti lungo le stesse. Cotesta interrogazione deve esserecompresa nell’O.d.G. di una prossima adunanza. Devotamente (sic)” segue firma.
…………………………… .
– documento correlato al precedente (estratti)
“il Consigliere…dichiara di essere stato indotto ad inoltrare la interpellanza stessa dal desiderio di vedere come meglio è possibile salvaguardare i viali della città di cui costiuiscono un indiscutibile ornamento”
“Risponde l’assess. Bertani concordando sulla condanna degli atti di vandalismo che hanno interessato alcuni tratti dei viali comunica che “il personale di sorveglianza è ridottissimo per effetto della chiamata alle armi”…”è necessario disporre di un grande numero di agenti mentre se ne ha penuria.”…”Osserva che il taglio dei rami delle piante dei viali avviene in questo periodo essenzialmente per il rilevante costo della legna e che ad ogni modo fu raccomandato di denunciare chiunque fosse sorpreso a compiere atti di vandalismi (sic) in proposito”.
Dello stesso tono, anzi anche più critico e sarcastico il tono della risposta dell’altro assessore prof. Patrucco (Polizia Urbana) “….trovansi ad essere impegnati in altri e più importanti servizi dai quali non possono assolutamente essere distolti.”. A questo simpatico teatrino contribuisce il Sindaco (Pistoia) con una chiosa non da poco. “…durante la giornata sono i monelli quelli che possono arrecare danni alle piante, quali danni sono certe lievi cose in confronto di quelli che si compiono durante la notte. In tali ore dovrebbero quindi provvedere ad esercitare una conveniente vigilanza le guardie di città ed i carabinieri”.

. V-87-7: INTERPELLANZA CONSIGLIERE PASINO Umberto “Conservazione Viali di Circonvallazione” – Consiglio Comunale 12 maggio 1918
Incaricato Bottai, Ingegnere capo A. Zacales (?) : “Alessandria, 9 marzo 1918: In merito all’interpellanza fatta dal Sig. Geometra Pasino Consigliere Comunale relativa a manutenzione dei Viali di Circonvallazione l’Ufficio espone: ‘Per quanto riguarda la conservazione dei viali ossia la manutenzione dei piantamenti, questa era affidata al Capo Giardiniere in modo speciale, ma in seguito alla soppressione del posto non si ebbe più persona pratica alla quale affidare tale incarico e l’Ufficio vi provvede mediante periodiche e razionali scalvature possibilmente in correlazione alle esigenze dell’estetica del viale e della normale vegetazione delle piante. Per quanto riguarda la sorveglianza dei piantamenti, questa è affidata in modo speciale all’Ufficio di Polizia Urbana al quale quest’Ufficio ebbe più volte a denunziare, per mezzo del Capocantoniere, guasti riscontrati”.

Il periodo di maggiore documentazione, però,è quello intorno agli Anni Trenta del passato secolo, in pieno periodo fascista, da cui è possibile ricavare più di un’indicazione.
Tanto per cominciare l’entità dei costi, tutt’altro che limitati ed il prevedibile “giro d’affari” che ha riguardato l’”affaire mura”. Poi la singolare – ma poi nemmeno tanto – convergenza di interesse tra “Ordini Prefettizi” e Delibere Comunali di Consiglio e di Giunta, con questa singolare figura (il Podestà) di cui vorremmo capire meglio la rilevanza amministrativa.
I riferimenti, come si può vedere, sono a due delle aree interessate dagli ultimi abbattimenti e di cui sarebbe possibile anche fare qualche domanda di “storia orale” a concittadini che ha vissuti quesi tempi:

C.M. (Consiglio Municipale) del 09.10.1931 (IX)
– Lo sbancamento di bastioni nell’ex Pista e Rione Orti.
Nell’intento di contribuire a contribuire a contenere il disagio della disoccupazione operaia, nella imminente stagione invernale, si è venuti nella determinazione di eseguire i lavori di sterro necessari per lo spianamento dei bastioni ex fortilizi ancora esistenti nei terreni comunali contigui alla città.
Sono complessivamente 136380 metri cubi di terreno da scavare e trasportare, a riempimento delle “bassure”, fino alla distanza media di mt. 400 e con la spesa complessiva di un milione (cfr. la canzone “Se potessi avere Mille Lire al mese….” (pari a circa tremila euro mensili attuali)).
Predisposto il necessario progetto tecnico, il sig. Podestà propone che i lavori siano eseguiti direttamente in economia, assumendo mano d’opera locale; progressivamente in relazione alle necessità della disoccupazione e alle disponibilità di bilancio.
La Consulta unanime consente nella utilissima iniziativa, segnalando però la convenienza amministrativa che ai lavori si provveda con il sistema del “cottimo”, disciplinandone opportunamente le modalità.
………………

SBANCAMENTO DI BASTIONI NELLA EX PISTA VELOCIPEDISTICA

16 Dicembre 1931.

“Il Podestà,
– considerata la grave crisi della disoccupazione invernale;
– ritenuta la opportunità di sovvenire in parte a tale disoccupazione mediante la esecuzione di lavoro di sterro di parte dei bastioni dell’ex cinta fortilizia a sud e sud est della città; lavori che tornano altresì di somma utilità per il Comune in quanto vengono a valorizzare una ampia distesa di terreni fabbricabili di proprietà del Comune:
– visto il progetto predisposto all’uopo dall’Ufficio Tecnico Municipale ed il relativo capitolato speciale con il quale viene previsto lo sbancamento di ca. m3 81790 di terra nel tratto compreso fra la Via Rivolta e la Strada di 1a classe per Genova ed il successivo impiego e spianamento della zona di terreno attigua per un importo totale a base d’asta di L. 490.740 (pari a circa 1.500.000 euro attuali);
– sentito il parere favorevole della Consulta espresso nella seduta del 10 ottobre 1931 – IX
– visti gli art.li n. 131 della Legge Comunale e Provinciale e n. 9 del R.D.L. del 3 settembre 1926 n. 1910
– delibera
– a) approvare l’esecuzione dei lavori di sbancamento dei bastioni della Città nella parte sud e sud-est nel tratto compreso fra la Via Rivolta e la strada di Prima Classe per Genova e successivo riempimento e spianamento dei terreni adiacenti per un importo presunto di L. 500.000 di cui L. 490.740 a base d’asta e L. 9.260 a disposizione dell’Amministrazione per eventuali imprevisti da imputarsi all’art. 88 del Bilancio 1932;
– appaltare i lavori medesimi ad asta pubblica a schede segrete ad unico esperimento sulla base del progetto ed annesso capitolato speciale predisposto dall’Ufficio Tecnico Municipale e che pure con la presente si approvano.”

…………………
6 FEBBRAIO 1932. (X). Disciplinare di svolgimento della gara d’appalto….”150 gg. per avvio e conclusione dei lavori” …. fra le varie prescrizioni: al punto 6: “Certificato di iscrizione alle associazioni sindacali fasciste dei Datori di Lavoro”
………………… ..

In questo materiale è particolarmente rilevante l’utilizzo della “ base d’asta ad unico esperimento” che sa molto di “combine” ed il riferimento al degradante certificato fascista di inscrizione all’Albo, bel sistema di selezione alla radice.
Situazione che continua anche negli anni successivi, come testimoniato dal prossimo documento, sempre con questo curioso riferimento alla necessità di “intervenire per diminuire la disoccupazione invernale” effetto di una legge emergenziale del 1919 (vedere foto allegata) destinata all’impiego – comunque – dei reduci della Prima Guerra Mondiale. Ma vediamo il documento:

Sbancamento dei bastioni in prossimità della fornace degli Orti. Contratto 2 gennaio 1933 con Impresa Mina.

Interessante: lettera del Podesta’ di Alessandria (17 novembre 1932)

Argomento SBANCAMENTO BASTIONI

Ritenuta l’opportunità di sovvenire in parte alla disoccupazione invernale mediante l’esecuzione di lavori di sterro di parte dei bastioni dell’ex cinta fortilizia, lavori che tornano altresì di somma utilità per il Comune in quanto vengono a valorizzare un’ampia distesa di terreni fabbricabili;
Visto il progetto all’uopo predisposto dal Civico Ufficio ed il relativo capitolato speciale d’appalto in base ai quali viene previsto lo sbancamento di circa mc. 19.000 di terra nel tratto compreso fra Via Bellini ed il Tanaro e parte della Cunetta esistente a nord della Fornace Municipale degli Orti ed il successivo impiego e spianamento della zona di terreno attigua o deposito in cumuli regolari per un importo totale a base d’asta di lire 60.000;
Sentito al riguardo il parere unanimemente favorevole espresso dalla Consulta Municipale in sua seduta 12 corrente mese;
Visti gli artt. 131 della Legge Comunale e Provinciale e 9 del R.D. Legge 03.09.1926 n. 1910;
delibera
Approvare l’esecuzione dei lavori di sbancamento dei bastioni della città compresi tra la Via Bellini ed il Tanaro e parte della cunetta esistente a nord della Fornace Municipale degli Orti e successivo riempimento e spianamento dei terreni adiacenti o deposito in cumuli regolari secondo sarà prescritto dalla Direzione dei lavori per un importo complessivo di lire 60.000 di cui Lire 57.765 a base d’asta e L. 2.235 a disposizione dell’Amministrazione per eventuali imprevisti e da imputarsi all’art. 88 del bilancio per lo esercizio in corso.
Appaltare i lavori medesimi a mezzo di licitazione privata a schede segrete sotto l’osservanza ed in base ai prezzi specificati nel relativo capitolato che pur con la presente si approva con dichiara che la licitazione medesima avrà luogo sulla base della scheda dell’Amministrazione che fisserà il ribasso minimo percentuale da raggiungersi perchè possa farsi luogo alla aggiudicazione.
Letto ecc. f.to Polizzy f.to Bona
………………………… ..

Fin qui il lavoro di indagine svolto dalle giovani della classe 5 BCS dell’Istituto Saluzzo Plana di Alessandria, con piccole ricadute per “ricerche” e “brevi commenti del materiale” all’interno delle canoniche interrogazioni. Niente di più. Come si diceva “da un piccolo lavoro possono nascere ecc. ecc.” . Mah. Staremo a vedere. In vista della “maturità” le ragazze citate hanno lasciato la loro piccola eredità di foto, appunti e fotocopie ad una futura “Terza Linguistico” sempre dello stesso Istituto. Vedremo se ci saranno sviluppi.

Prof. Pier Luigi Cavalchini

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Fascismo: storia e interpretazione, di Emilio Gentile, Roma-Bari, Laterza, 2002.
La via italiana al totalitarismo, di Emilio Gentile, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1995.
Una dittatura moderna, di Alberto De Bernardi, Milano, Bruno Mondadori, 2001.
L’organizzazione dello stato totalitario, di Alberto Aquarone, Torino, Einaudi, 1995.
Mussolini il fascista, I la conquista del potere 1921-1925, di Renzo De Felice, Torino, Einaudi, 1966.
Mussolini il fascista, II l’organizzazione dello stato fascista 1925-1929, di Renzo De Felice, Torino, Einaudi, 1968.
ASCAL , 3112 – VI, 31, 5 e VI, 31, 7