Sinagoga di Alessandria

 

Gli Ebrei di Alessandria. Una storia di 500 anni, di Aldo Perosino

Si trova nel centro storico della città, in via Milano, l’antica “contrada degli Ebrei”. Esso sostituì uno più modesto, di cui si ignora la data di costruzione e gli aspetti architettonici, nascosto fra le case circostanti, come tutte le Sinagoghe prima della Emancipazione. Ad esso si accedeva mediante una porta situata in “strada dei sarti”, oggi via Migliara.

Ritenuto troppo piccolo e inadeguato al numero dei fedeli, gli Ebrei alessandrini decisero di costruirne uno nuovo, più capiente e che testimoniasse in modo ben visibile la loro presenza e le migliorate condizioni sociali ed economiche. Un primo progetto, a cura dell’ing. Giacomo della Torre fu presentato e respinto dalle autorità nel 1858; nel 1867 fu approvato quello dell’architetto Giovanni Roveda che immediatamente dette inizio ai lavori che terminarono nel 1870.

Fu solennemente inaugurato dal rabbino Elia Levi Deveali.

 

La facciata

La fastosa facciata esterna ha elementi intonacati che ricordano motivi neogotici, in particolare la foggia delle aperture e il coronamento ornato di pinnacoli. E’ in stile eclettico, ha tre ordini di finestre con lesene e sagomature bianche. Nel 1904, tra le loggette superiori, in due nicchie centrali, furono poste le tavole delle Legge, scritte in ebraico. Sotto di esse, sormontata dalla stella di Davide, una lapide ricorda la Shoah degli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale. Due piccole porte d’ingresso sembrano esprimere un bisogno di nascondersi, di non farsi vedere, quasi un ricordo di tempi in cui gli Ebrei erano oggetto di scherno e dileggio nel recarsi al Tempio.

 

L’interno

Entrando, sulla destra, vi è un Piccolo Tempio, restaurato di recente, dopo l’alluvione del 1994: il restauro ha saputo ottenere e conservare una soffusa, tenue atmosfera di intimità, di compostezza, di religioso raccoglimento. Si notano i banchi per la preghiera, l’aron, ricoperto da un ornamentale parokhet, un leggio, vari candelabri. Salendo due rampe di scale si raggiunge il Tempio vero e proprio, uno dei più imponenti d’Italia: tutta questa parte è in fase di restauro e consolidamento in quanto presenta aspetti di degrado.

La grandiosità della sala è alleggerita da snelle colonnine che reggono i loggiati e, sul fondo, nascondono il coro. Il podio (bimà) risulta più elevato rispetto al pavimento di tre gradini, sul primo dei quali si ergono due lampadari; al centro, il leggìo e ai lati due poltrone ottocentesche. Dietro, l’aron che custodisce il Sefer Torà ricoperto da un prezioso e bellissimo parokhet. Sopra spiccano le Tavole della Legge.
Di fronte all’aron, eleganti colonnine formano un leggero porticato che in basso ha funzione decorativa, mentre nei piani sovrapposti nascondono il matroneo, a due piani. Grandi finestre a vetri policromi e vari tipi di lampadari, in bronzo, danno a tutta la sala un senso di solennità, di raccoglimento.

Nel 1943, il Tempio fu saccheggiato dai fascisti: furono distrutte le due biblioteche (circa 700 libri in ebraico per studio e preghiera, tra i quali alcuni mahazorim del Cinquecento, varie edizioni del Talmud, manoscritti rari e antichi), le panche di legno, rubate le argenterie e ogni oggetto prezioso e sacro. Furono altresì bruciati in piazza Rattazzi (oggi, della Libertà) una ventina diSefarim con pregevoli ornamenti, numerose mappot e rimonim.
Nel 1950, il Tempio fu restaurato: gli arredi distrutti furono sostituiti con altri provenienti dalla Comunità di Nizza Monferrato. Per questo, a prima vista, alcuni elementi come la tevà, l’aronappaiono più semplici nel contesto della grandiosità dell’insieme.

Al centro del soffitto, ingentilito da geometrici giochi in stucchi bianchi a sfondo marrone, è ancora visibile il foro da cui scendeva il filo reggente un imponente e prezioso lampadario. Esiste ancora, sul solaio, una piccola gru che permetteva di innalzarlo e abbassarlo.
Fuori dalla sala, al piano superiore, si trova una piccola aula scolastica, Talmud Torà, muta testimonianza di tempi felici, quando la Comunità di Alessandria era viva e prospera, nell’osservanza della propria fede e delle proprie tradizioni.

 

Glossario:

aron: armadio dentro il quale vengono conservati i Rotoli della Legge
bimà: podio per la lettura del Sefer Torà
mahazorim: libri di preghiera
mappot: tovaglietta che ricopre il Sefer Torà durante la pausa della lettura
parokhet: tenda ornamentale davanti all’armadio
rimonim: melograni. Puntali in argento oggetti ornamentali del Sefer Torà
sefarim: rotoli della Torà su cui è manoscritto il Pentateuco
Sefer Torà: libri della Legge
Talmud Torà: scuola ove si studia la Torà
tevà: podio per la lettura del Sefer Torà e la recita delle preghiere pubbliche