L’ISRAL PER I DOCENTI

20 Marzo 2020

L’Isral,  in questo tempo di straordinaria difficoltà dovuto all’emergenza Covid-19, vuole comunque essere vicino agli insegnanti che stanno attivando forme di didattica a distanza. In questo box raccoglieremo in un unico spazio le segnalazioni e i materiali che condivideremo via via , per una migliore fruibilità.

1 – In ricordo del prof. Jörg Luther , ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali dell’Università del Piemonte Orientale e membro del Comitato scientifico, sono stati resi disponibili due saggi da lui pubblicati su “Quaderno di Storia contemporanea”:

Quel che le storie delle riforme costituzionali possono insegnare,  con  Giovanni Cavaggion (QSC n. 60)

Shoah e genocidi in Africa: alcune storie da rileggere (QSC n. 63)

 

2. La rivista Novecento.org  ha pubblicato un articolo a firma di Agnese Portincasa, che raccoglie per temi i contributi pubblicati  sulla storia contemporanea dalla seconda guerra mondiale in poi.

Novecento.org è la rivista on line di didattica della storia dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea che dà rilievo al lavoro di rete delle sezioni didattiche dei 68 istituti locali. Il successo della rivista è testimoniato dal numero sempre crescente di lettori e di documenti scaricati per la consultazione. E’  uno strumento affidabile per i docenti che vogliano aggiornarsi sugli sviluppi della storiografia e della didattica della storia del XX e del XXI secolo: offre  materiali, percorsi didattici, dossier di documenti, mostre virtuali, riflessioni metodologiche.

Tra i materiali raccolti nel dossier ve ne sono alcuni prodotti dai ricercatori dell’Isral di cui vi proponiamo il link diretto.

 

3. Proponiamo inoltre un intervento di Antonio Brusa (professore dell’Università di Bari e fra i più autorevoli esperti di didattica della storia), tenuto in Alessandria, il 5 novembre 2019, come lezione introduttiva per i partecipanti al  nostro progetto Le storie dei luoghi.

L’intervento si intitola: I luoghi di memoria come scuola di formazione della coscienza storica e contiene interessanti notazioni metodologiche e didattiche. Potete trovarlo al link  visualizzato   nella colonna a sinistra

4) Un’interessante proposta di Franco Castelli, direttore del Centro di Cultura popolare “G. Ferraro” del nostro Istituto: una riflessione su una canzone del passato, che ben fotografa la paura che più attanagliava il mondo occidentale sul finire degli anni Cinquanta: quella della bomba atomica. Ora che una nuova paura serpeggia tra di noi, la canzone scritta da Italo Calvino, con il suo forte e sarcastico richiamo antimilitarista fa riflettere sui complessi rapporti tra ambiente, salute, e volontà di pace.

“Era il Primo Maggio 1958. Questa canzone, testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici, risuonava per le strade di Torino, da un gracchiante altoparlante piazzato sopra una Fiat seicento.

Faceva parte della primissima produzione poetico-musicale di un drappello di intellettuali di sinistra che, sull’onda di quanto avveniva da tempo in Germania e in Francia, si proponeva di comporre delle canzoni che rispecchiassero la realtà di tutti i giorni, i problemi della gente, non le fasulle e melense canzonette con la rima “cuore-amore”. Canzoni che affrontassero anche i temi della cronaca e della politica. Erano i CANTACRONACHE, e nei cinque anni della loro attività (1958-1962) produssero una rivista, alcuni dischi, un centinaio di testi, con i quali sancirono l’inizio della canzone d’autore in Italia.

Nel loro primo disco “Cantacronache sperimentale”, che comprendeva quattro canzoni, c’era questa “Dove vola l’avvoltoio”, che nel clima pesante della guerra fredda, affrontava la paura della bomba atomica e con il suo icastico ritornello, lanciava un forte messaggio antibellicista. Forse non fa male, oggi che un’altra paura attanaglia il mondo intero, riascoltare (e per i giovani scoprire) questa canzone di sessant’anni fa, per riflettere sull’ inestricabile nesso che lega lotta per l’ambiente (e per la salute) e volontà di pace.
Dove vola l’avvoltoio
Un giorno nel mondo
finita fu l’ultima guerra,
il cupo cannone si tacque
e più non sparò,
e privo del tristo suo cibo
dall’arida terra,
un branco di neri avvoltoi
si levò.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dal fiume
ed il fiume disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar”.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dal bosco
ed il bosco disse: No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Tra le foglie in mezzo ai rami
passan sol raggi di sole,
gli scoiattoli e le rane
non più i colpi del fucil.
Dove vola l’avvoltoio?
l’avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò dall’eco
e anche l’eco disse No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Sono canti che io porto
sono i tonfi delle zappe,
girotondi e ninnenanne,
non più il rombo del cannon.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò ai tedeschi
e i tedeschi disse: No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Non vogliam mangiar più fango,
odio e piombo nelle guerre,
pane e case in terra altrui
non vogliamo più rubar.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò alla madre
e la madre disse: No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
I miei figli li dò solo
a una bella fidanzata
che li porti nel suo letto
non li mando più a ammazzar.
Dove vola l’avvoltoio
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
L’avvoltoio andò all’uranio
e l’uranio disse: No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
La mia forza nucleare
farà andare sulla luna,
non deflagrerà infuocata
distruggendo le città.
Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.
Ma chi delle guerre quel giorno
aveva il rimpianto
in un luogo deserto a complotto
si radunò
e vide nel cielo arrivare
girando quel branco
e scendere scendere finché
qualcuno gridò:
Dove vola l’avvoltoio
avvoltoio vola via,
vola via dalla testa mia…
ma il rapace li sbranò.
Nel disco di Cantacronache cantava Pietro Buttarelli, mentre qui si riporta la più fresca interpretazione dell’amica Betti Zambruno. “
Il gruppo fu fondato a Torino nel 1957 con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone attraverso l’impegno sociale. Oltre i fondatori Sergio Liberovi e Michele L. Straniero  vi si distinsero, con diversi ruoli e apporti interni,  Emilio Jona, Fausto Amodei, Giorgio De Maria, Margot Galante Garrone, Mario Pogliotti. Molti letterati, tra cui appunto Calvino, ma anche Franco Fortini e Umberto Eco, collaborarono ai testi.  Il loro primo disco Cantacronache sperimentale, comprendeva quattro canzoni,  tra cui “Dove vola l’avvoltoio”. Lo scopo dichiarato del gruppo, come già detto , era quello di allontanarsi dal modello Sanremo che uniformava la musica leggera italiana. La loro eredità fu ripresa dalla generazione  di cantautori coevi, come Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Francesco Guccini, ma lascerà anche una duratura impronta su quelli successivi, come Francesco De Gregori. Il loro brano più noto resta probabilmente Per i Morti di Reggio Emilia (1960, Cantacronache 6) di Fausto Amodei, ripreso tra gli altri da Giovanna Marini, dagli Stormy Six e da Milva.

5) Per analizzare i rapporti tra cinema, letteratura e Resistenza, vi proponiamo due articoli  dal n. 57 di “Quaderno di storia contemporanea” intitolato La Resistenza e il Cinema. Il primo,  Il racconto resistenziale si fa immagine. Un percorso guidato tra lettteratura e cinema   di Umberto Calamita è un percorso guidato tra letteratura e cinema resistenziale;  il secondo, Resistenza collettiva (Achtung banditi!, 1951), di  Roberto Lasagna è un’analisi del film  del 1951 di Carlo Lizzani.

6)  Due libri di storia resistenziale . Il primo è Matteo Petracci, Partigiani d’Oltremare.  Dal Corno d’Africa alla Resistenza italiana (Pisa, Pacini Editore, 2020). La ricerca di Petracci, già autore de I matti del duce. Manicomi e repressione politica nell’Italia fascista (RomaDonzelli, 2014) ricostruisce le vicende della  “Banda Mario”, un gruppo partigiano composto da donne e uomini di  nazionalità diverse e tre religioni, attivo nelle Marche nella zone del Monte San Vicino. A questo gruppo, di cui fanno parte antifascisti ex confinati e prigionieri di guerra fuggiti da vari campi di prigionia nella zona, si aggregano anche  africani: somali, eritrei, etiopi che erano stati portati ad esibirsi nella grande Mostra delle terre d’Oltremare, svoltasi a Napoli nel maggio 1940, subito prima della guerra.  Bloccati dallo scoppio delle ostilità, condotti nelle Marche in condizioni di semilibertà, dopo l’armistizio dell’8 settembre, alcuni di loro, donne e uomini, si uniscono alle formazioni partigiane che operano sul territorio.

Il secondo, di Cesare Panizza, inaugura la nuova collana dell’Isral  dell’Isral Attraversare il tempo con le Edizioni Falsopiano. Cesare Panizza in Dalle belle città date al nemico. Il partigianato in provincia di Alessandria  (Alessandria, Falsopiano, 2020) restituisce un’immagine di ciò che accadde nella nostra provincia: sono i piccoli centri anziché le città più grandi ad avere una partecipazione maggiore al movimento resistenziale, probabilmente per il controllo più stringente esercitato su queste ultime dalle autorità nazifasciste; un’altro dato che si discosta dalla vulgata resistenziale ci mostra come la metà dei partigiani non avesse immediati obblighi di leva, non fosse  cioè renitente ai bandi Graziani che avevano spinto molti giovani nati tra il 1924 e il 1926 a raggiungere le formazioni partigiane.  Inoltre, pur radicandosi nelle zone rurali, il movimento partigiano nella provincia fotografa una società in transizione, dai campi alle officine.

7) Tra il 25 e il 26 aprile 1945, una dopo l’altra, vengono liberate le principali località della provincia di Alessandria: Casale, Tortona e Ovada il 25, Novi e Acqui il 26.  Il 25 in Alessandria vengono mobilitate le SAP mentre i civili assaltano e saccheggiano le caserme. Il CLN  intavola difficili negoziati per l’evacuazione della città da parte dei nazisti. Il 27 i primi  partigiani si attestano alla periferia della città, mentre sul capoluogo convergono i distaccamenti di molte formazioni  della provincia. Il 28 aprile, alle ore 19, il CLN di Alessandria ottiene la resa del presidio nazista della città, ma le truppe tedesche ancora resistono. Il prefetto nominato dal CLN, Livio Pivano, azionista, si reca a Valenza per trattare una tregua sino al 29 aprile, per consentire ai comandi nazifascisti di raccogliere le truppe in vista della resa.  Il 29 aprile alle 9,30 entrano in città le prime avanguardie alleate. Per ricordare questo avvenimento, nel 75° Anniversario della Liberazione, vogliamo riproporre uno scritto di Carlo Gilardenghi, che con rigore storico, ma piglio fortemente ironico, ricostruisce le fasi concitate della liberazione, tratto  da Alessandria dal Fascismo alla Repubblica (a cura di Roberto Botta e Giorgio Canestri), Isral/Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, 1995. Lo trovate  nella colonna a sinistra.

8) E’ uscito a fine 2019, a ridosso del 75° della Liberazione, Storia della resistenza di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli (Bari-Roma, Laterza 2019), nelle sue densissime seicento pagine troviamo trattati tutti gli snodi e i punti di crisi dei 600 giorni della Resistenza: la creazione di una nuova classe dirigente; la questione dello stato e della continuità amministrativa, nonché la legalità nella e della organizzazione partigiana; la lealtà e del tradimento, particolarmente avvertita tra i militari; la  progressiva politicizzazione del movimento e la coesistenza in competizione delle diverse anime politiche la presenza di più centri decisionali (Milano, Roma, Bari) e la loro difficoltà di raccordo;  il problema del rapporto tra il Cln e i comunisti; il conflitto tra  la minoranza attiva dei partigiani e  la maggioranza “attendista”, vero nocciolo della «guerra civile»; l’impossibilità di continuare l’unità nazionale dopo la fine della guerra. Nella bella intervista rilasciata a Fahrenheit di Radio 3, che trovate nella colonna a sinistra, i due autori espongono gli elementi fondamentali del libro.

9. Per l’Europa Day (9 maggio)  un’intervista allo storico Alberto De Bernardi, pubblicata sulla rivista della nostra rete, Novecento.org che affronta il tema della nascita della idea di Europa, una concreta utopia che ha permesso la costruzione dell’Unione Europea.

10. Martedì 19 maggio scorso, “Il Piccolo” ha pubblicato  un articolo di Cesare Manganelli che ricorda la rivolta e la strage nel carcere di Alessandria, avvenute il 9 maggio 1974, ricostruendo sinteticamente la situazione politica che ha fatto da sfondo a questo avvenimento, molto conosciuto a livello nazionale e ancora ben presente  nel ricordo di molti alessandrini. Lo stesso Manganelli aveva pubblicato nel n. 56 della nostra rivista “Quaderno di Storia Contemporanea”  un saggio che ricostruisce la storia dei Nap (Nuclei armati proletari) e il loro coinvolgimento nella rivolta di Alessandria. Lo riproponiamo nel link a sinistra.