Presentazione del progetto di Museo, di Massimo Carcione

Il “Museo dei Tramways a vapore ed elettrici” di Altavilla Monferrato e l’Ecomuseo del B.M.A.

 

Premessa

L’estensore di queste brevi note, ha svolto dal 1998 al 2000 – nel suo ruolo di segretario del Comitato scientifico del Museo dei Tramways a vapore di Altavilla – anche le funzioni di Direttore del Museo, elaborando con la collaborazione dei diversi esperti e consulenti un primo “Progetto preliminare dell’allestimento museale”, di cui si poi è tenuto in qualche misura conto nel corso delle vicende che hanno visto la stazione di Altavilla al centro di una crescente attenzione e di significativi interventi di valorizzazione grazie al suo inserimento dal 1999 nell’Ecomuseo del Basso Monferrato Astigiano (BMA): un salto di qualità determinante che ha costituito indubbiamente l’elemento qualificante di quella prima fase di direzione della struttura.

Il progetto di realizzare un “Museo dei Tramways” è nato nel 1998 grazie all’intuizione, e poi alla costanza e all’impegno di Enri Bo, all’epoca Sindaco di Altavilla Monferrato e degli altri amministratori comunali e, subito dopo di loro, di moltissime enti ed istituzioni (a partire dalla Provincia di Alessandria e dalla Fondazione C.R.T.), singole persone e aziende, che hanno creduto nella validità culturale, sociale ed anche economica dell’iniziativa.
Questo studio, redatto a otto anni dall’inizio dell’attività della “Associazione Museo dei Tramways”, costituisce un aggiornamento della relazione illustrativa al progetto preliminare presentato al pubblico in occasione della manifestazione inaugurale del 19 settembre 1998.
La relazione era stata sottoposta pochi giorni dopo (30 ottobre 1998) all’approvazione del Comitato tecnico-scientifico del Museo; in quella circostanza, si era deciso di demandare a tre gruppi di lavoro lo sviluppo del progetto con riferimento agli aspetti culturali e museali, a quelli tecnico-gestionali e alla promozione turistica e del territorio.
Punto di forza e qualità del progetto è stato fin dall’inizio il suo rilievo regionale, che deriva sia dal pieno coinvolgimento di due province, di numerosi comuni del Monferrato e quindi dell’Ecomuseo del Basso Monferrato, sia dalla stretta connessione del Museo con le competenze amministrative regionali e provinciali in materia di promozione economica e di trasporto locale, sia infine dai rapporti che nel frattempo si sono consolidati con il Museo Ferroviario Piemontese (che sembra orientato a inserire Altavilla tra le sue sedi decentrate) e che si potrebbero avviare con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e con altri musei analoghi o connessi.
Una particolare attenzione è stata dedicata, sin dal primo periodo di attività del Museo e quindi anche nel corso delle diverse fasi progettuali, alla realizzazione di una struttura di laboratorio per il restauro del materiale rotabile (che potrebbe assumere in futuro anche una significativa funzione didattica e di promozione dell’artigianato specializzato), ai percorsi pedonali, ma soprattutto alla sempre auspicata ricostruzione di un breve tratto di linea tramviaria – con le relative attrezzature fondamentali – che nelle aspettative del suo artefice e accanito propugnatore dovrebbe in futuro consentire una vera e propria ricostruzione in scala 1:1 dei Tramways del Monferrato.
Di essa è oggi operante e “fruibile” solo un simbolico tratto di qualche decina di metri, già sufficiente tuttavia a fare della struttura museale qualcosa di assai vivo e coinvolgente, soprattutto e ovviamente quando “la vaporiera è in pressione”.

A – Il contesto ambientale, turistico e organizzativo

Il Museo è nato, non solo a giudizio dei promotori, con buone prospettive di successo, grazie alla concomitanza di una serie di importanti fattori:

1) la felice collocazione del sito individuato come sede principale del Museo, cioè la stazione di Altavilla, situata all’incrocio di importanti strade di comunicazione interprovinciale sugli assi Asti-Casale e Alessandria-Casale,
Non va trascurato il fatto che Altavilla è ben servita dall’Autostrada (Caselli di Felizzano e Alessandria Ovest dell’A21, Casello di Casale Sud dell’A26) e può quindi essere facilmente e rapidamente raggiunta dai bus turistici da tre direttive, transitando per strade relativamente comode e soprattutto di grande pregio paesaggistico.

2) la presenza, nell’ambito di poche decine di metri, di due importanti e tipiche strutture produttive (l’Antica Distilleria Mazzetti e la Cantina sociale), e nei dintorni di aziende vinicole disponibili alla visita, oltre allo studio-laboratorio del celebre pittore e scultore Aldo Mondino (recentemente scomparso) il quale aveva seguito e condiviso sin dal suo avvio il progetto, del quale aveva realizzato a titolo del tutto amichevole il logo/manifesto; che all’epoca era sovente aperto alle visite di ammiratori ed esperti;

3) l’immediata vicinanza di due località di particolare pregio storico-architettonico come Vignale (AL) – ricca di monumenti, sede del Festival internazionale di Danza e dell’Enoteca regionale di Palazzo Callori – e Montemagno (AT), con lo scenografico Castello, la piazza e il borgo antico; a breve distanza, sempre lungo le antiche linee del tramvai, si trovano località rinomate e piacevoli come Viarigi, Castagnole Monferrato, Refrancore, Quargnento e Fubine; a queste si aggiungono, ovviamente, lo stesso borgo di Altavilla Monferrato con i resti dell’antica cinta muraria, ma anche le Città di Asti, Casale ed Alessandria con i rispettivi monumenti e musei.

4) Più in generale, l’area del Monferrato casalese è una delle zone maggiormente vocate e attive sotto il profilo turistico, con uno dei contesti paesaggistici più integri, con località che organizzano o ospitano nell’arco dell’intero anno manifestazioni di rilievo extra-provinciale come “Vignaledanza”, le Giornate del Tartufo, “Blu Notti Blues” a Moncalvo, “Saltinpiazza” a Viarigi, alcuni dei “Castelli Aperti” del Basso Piemonte (in particolare S.Giorgio e lo stesso Palazzo Callori di Vignale), oltre a molte fiere e manifestazioni locali.
Quanto alle strutture museali e ai siti monumentali visitabili, vanno ricordati in un ambito più allargato il centro storico e i Musei di Casale (Civico e Ebraico), il Sacro Monte di Crea, il Museo di Marengo, Villa Vidua a Conzano e il Centro Comunale di Cultura di Valenza.
Nel panorama futuro, anche in previsione del rilancio dei molti musei e monumenti della zona, della riapertura di alcuni musei attualmente chiusi e della realizzazione di nuove strutture museali-culturali che potrebbero catalizzare una notevole utenza, occorre avviare sin d’ora una politica di “rete” per garantire l’inserimento di Altavilla nei circuiti turistico-culturali della provincia di Alessandria e del Basso Piemonte.

5) il particolare pregio paesaggistico della conca di Altavilla, ricca di vigneti e costruzioni tipiche e quindi particolarmente idonea a fare da contesto ad un Museo “territoriale”, con la possibilità di realizzare percorsi pedonali per i visitatori, magari lungo la vecchia massicciata o verso le colline circostanti.

6) L’altra significativa evoluzione registrata in questi primi anni di sviluppo del progetto è costituita dal legame con il Museo Ferroviario Piemontese che, dopo avere concesso in comodato la prima locomotiva “ASTI n. 3” ed avendone visto portato a termine in pochi mesi il restauro in modo filologicamente corretto, considera di fatto il polo di Altavilla una delle sue sedi decentrate.

7) Un altro aspetto di particolare rilievo riguarda i Comuni limitrofi potenzialmente interessati al progetto; la forza del progetto, infatti, sta soprattutto nel convinto e pieno coinvolgimento del territorio attraverso i Comuni collocati lungo le linee storiche. Invece di avviare un complesso iter di contatti bilaterali o multilaterali con le diverse amministrazioni comunali e con le rispettive associazioni culturali o Pro loco (come si era tentato di fare inizialmente), si è operata la felice scelta di far aderire sia il Comune di Altavilla che l’Associazione all’Ecomuseo del Basso Monferrato (BMA), che grazie ai contatti scientifici ed organizzativi posti in essere da alcuni anni e alla disponibilità della sua struttura tecnico-amministrativa (a partire dalla dinamica Direttrice, l’Arch. Elisabetta Serra), ha consentito di instaurare automaticamente rapporti di collaborazione promozionale e culturale con decine di Comuni e realtà associative della zona, potendo nello stesso tempo fare affidamento su una solida e competente struttura gestionale, promozionale, editoriale e museografica, ferma restando l’autonomia del Museo sul piano culturale e museologico.
In questo contesto potrebbe quindi essere sviluppato ulteriormente l’ipotesi di realizzare i “Percorsi dei Tramways del Monferrato” che potrebbe essere inserito stabilmente nelle iniziative e attività turistiche dell’Ecomuseo, oltre che nei progetti di promozione del territorio delle diverse agenzie turistiche operanti nel Monferrato; in questa prospettiva sono già partite alcune iniziative di tutela delle residue testimonianze materiali delle linee, soprattutto con riferimento alla Galleria di Montemagno (che era parzialmente franata nel corso del 2000 e quindi risultava a rischio di totale interramento), che attualmente è oggetto di un progetto di recupero e restauro che ha visto finalmente coinvolta in modo diretto la Provincia di Asti, la quale in precedenza aveva sostenuto il progetto in modo pressoché simbolico.

8) La struttura associativa del Museo ha stimolato sin dall’inizio – almeno nelle intenzioni – la partecipazione di soggetti privati, intesi tanto come persone fisiche (esperti del settore, operatori turistici, singoli cittadini dei Comuni interessati) quanto come persone giuridiche (Aziende, altre Associazioni, Pro-Loco, ecc.); ne è riprova il fatto che all’Associazione hanno aderito la ARFEA S.p.A., l’Antica Distilleria Mazzetti e alcune piccole e medie aziende della zona.

Valutando l’ utenza potenziale, la sola Antica Distilleria Mazzetti con l’annesso Museo della Grappa attira – nell’ambito di circuiti di turismo eno-gastronomico – circa 3.000 visitatori all’anno, cui si aggiungono i clienti della Cantina Sociale di Altavilla, ristrutturata negli ultimi anni ed oggetto di una forte campagna di rilancio e sviluppo.

L’utenza delle autolinee ARFEA è locale ma la sua consociata Découvertes è particolarmente attiva nel settore turistico, con la possibiltà di convogliare comitive di stranieri alla ricerca di località alternative a quelle più “sfruttate” turisticamente; per questa particolare utenza turistica il Museo potrebbe costituire un ottimo “punto tappa” con la possibilità di visita ad un vero e proprio sito di “archeologia industriale” particolarmente originale e ad aziende tipiche del settore enologico.

I finanziamenti provinciali e regionali, ma soprattutto quelli assicurati dalla Fondazione CRT hanno consentito di superare la fase iniziale di istituzione della struttura, di acquisizione delle prime attrezzature e materiale rotabile, nonché di lancio promozionale in tre diverse occasioni.
Dopo una prima fase progettuale ed organizzativa essenzialmente incentrata sulla Stazione gentilmente concessa in comodato dall’ARFEA SpA di Alessandria (con l’occasionale appendice di alcuni spazi all’interno dell’antica Distilleria) il progetto si è in seguito orientato verso l’ipotesi che il Museo – nella sua forma definitiva – si possa in futuro strutturare su due poli (quello museale ed espositivo alla Stazione, quello di laboratorio, deposito e didattica al vecchio Mulino).

 

B – Il progetto museale e di servizi al pubblico

La stazione dei Tramways di Altavilla

Già nel 1998 l’Azienda ARFEA SpA aveva concesso un primo limitato spazio finalizzato ad ospitare la struttura espositiva principale nel cortile della ex-stazione delle Tramvie di Altavilla, ora deposito e stazione delle autolinee Asti-Alessandria-Casale; il primo nucleo espositivo del Museo è stato quindi costituito dall’aiuola posta al centro del piazzale di manovra dei bus, nella quale sono stati collocati due binari di circa 20 metri: il primo ospita dal settembre 1998 la prima locomotiva e il primo vagone passeggeri, mentre l’altro dall’estate 2001 ha accolto il primo vagone merci a pianale, e di recente una seconda locomotiva, ancora in corso di restauro.
oppure per un carro merci chiuso (che potrebbe ospitare lo spazio audiovisivi).
Un ulteriore binario è stato realizzato a ridosso della scarpata verde che separa il piazzale dall’area verde Mazzetti; in quello spazio che occasionalmente vede muoversi la terza locomotiva – che è l’unica attualmente funzionante – è anche ospitato una seconda carrozza paseggeri.
La grande cancellata in ferro costruita artigianalmente sull’esempio di quella originale di proprietà della Distilleria Mazzetti (dotata però di binari e motorizzazione per consentire il transito degi autobus), costituisce da qualche anno un insispensabile presidio per la sicurezza passiva del Museo nei momenti di chiusura della Stazione. Sono stati anche collocati i primi pannelli esplicativi esterni, ma permane la necessità di prevedere una qualche forma di recinzione dell’area attrezzata con i binari, sia per limitare il rischio di danneggiamenti, sia per ragioni di sicurezza passiva e relativa responsabilità civile (ad es. bambini che salgono sui vagoni senza adeguata sorveglianza).
È stata più volte richiesta all’ARFEA – sinora senza esito – la disponibilità di ulteriori spazi espositivi e di depositi e uffici nella stazione. I servizi del Museo (biglietteria, bookshop, “porta di ingresso” dell’Ecomuseo, ecc.) per i quali si era in una prima fase ipotizzata la realizzazione di un chiosco da collocare vicino al cancello di ingresso, potrebbero trovare collocazione in altre strutture già esistenti e più idonee per l’attività commerciale anche in inverno – naturalmente sulla base di una convenzione – come ad esempio la stessa Antica Distilleria o il Bar-ristorante antistante l’ingresso della Stazione, recentemente rinnovato; in alternativa, resta valida la possibilità di strutture temporanee, anche all’interno dello stesso materiale rotabile.

Sin dalla prima apertura dello spazio museale alle visite era apparso assolutamente prioritario e indifferibile risolvere il problema dell’accessibilità in sicurezza da parte dei visitatori all’interno del materiale rotabile.
Infine, grazie al progetto redatto dagli Architetti dell’Ecomuseo e all’impegno del GAL Basso Monferrato Astigiano, è stato concesso un significativo finanziamento europeo di 155.000 Euro di fondi Leader plus e L.R. 31/1995 per la costruzione – previa approvazione del relativo progetto (anch’esso a cura dell’Ecomuseo, architetti Tranzatto e Siracusa) da parte dell’ARFEA e del Comune – di una modernissima tettoia metallica adibita a spazio espositivo open, che copre gran parte dell’area di esposizione delle vetture, con evidenti vantaggi per la conservazione e la fruizione, consentendo inoltre l’accesso con una rampa al piano del materiale rotabile e la visione in sicurezza delle manovre della locomotiva. Non è invece, purtroppo, risolvibile in alcun modo il problema dell’accesso di eventuali disabili all’interno della locomotiva e delle carrozze.
La struttura è stata ultimata e inaugurata nel 2004 ma ad oggi non è ancora allestita. Quanto agli spazi espositivi veri e propri, la loro collocazione naturale e primaria sarebbe ovviamente all’interno delle stesse carrozze e locomotive (che costituiscono nello stesso tempo anche i “pezzi” più importanti della collezione), specie con riferimento alla illustrazione dello stesso materiale rotabile e delle sue caratteristiche tecniche.
Lo spazio espositivo potrebbe essere ulteriormente arricchito utilizzando ad le quattro colonne antiche in ghisa già acquisite dal Museo ed esponendo pezzi di scambi, meccanismi ed altri oggetti di particolare interesse tra i molti già acquisiti negli anni dall’Associazione.

 

Gli spazi esterni alla stazione

Un importante ampliamento e miglioramento dello spazio espositivo si potrebbe realizzare richiedendo all’Antica Distilleria Mazzetti la disponbilità a concedere l’accesso diretto al suo cortile principale ripristinando (a spese del Museo) il vecchio cancelletto ora murato; in questo modo il percorso di visita del Museo dei Tramways avrebbe la sua naturale prosecuzione – in modo del tutto coerente, in un’ottica di musealizzazione di tutte le testimonianze di uso pre-industriale del vapore – nell’attuale “Museo della Grappa” che peraltro è tutt’uno con la Distilleria stessa, ancora funzionante e dotata di strutture e apparecchiature in perfetto stato di conservazione in loco.
Gli spazi più vicini alla Stazione della “tavernetta” (per il resto abitualmente utilizzata come spazio per manifestazioni) ospitano inoltre materiale storico e documentale relativo agli antichi sport popolari del Monferrato.
In questa ipotesi, il percorso dei visitatori potrebbe concludersi presso l’antica gru della stazione, con uscita dalla vecchia cancellata sulla Strada Provinciale: questo eviterebbe alcuni problemi di “convivenza” con gli autobus ARFEA, dal momento che i visitatori del Museo utilizzerebbero il piccolo parcheggio lungo la provinciale (proprio di fronte all’ingresso “inferiore” della Distilleria), senza accedere con le autovetture o a piedi nel cortile della stazione.

L’altro spazio a disposizione del Museo si trova invece presso l’azienda agricola Bo, al vecchio Mulino (un’altra struttura pre-industriale per un certo periodo alimentata a vapore), che ospita sin dall’origine del Museo dei Tramways il laboratorio di restauro delle carrozze e delle locomotive.
L’indubbio interesse didattico del procedimento di restauro del materiale rotabile, il fatto che sotto le volte del moderno capannone in c.a. – su due binari già realizzati – possono essere ospitate almeno 5-6 vetture (da restaurare, in corso di ristrutturazione o appena restaurate), siano esse in dotazione al Museo oppure inviate per il restauro da parte del Museo Ferroviario Piemontese o di altri committenti, si coniugano egregiamente con la bellezza naturale della zona circostante. Inoltre, nel parco del vecchio Mulino sono già collocate le parti della piattaforma girevole, della gru, degli scambi e di altre strutture che in futuro andranno a ricreare la linea tramviaria, ma che potrebbero nel frattempo essere rese “leggibili” con appositi pannelli e schemi.
In attesa della futuribile ricostruzione della linea tranviaria “Mulino-Cittadella”, anche la passeggiata di circa 1 Km (a piedi o sull’autobus d’epoca di proprietà dell’ARFEA) può evocare il percorso tramviario; in questo modo, i visitatori potrebbero assistere ad alcune fasi del restauro delle locomotive, visitando anche il piccolo spazio espositivo-laboratorio realizzato all’interno della stessa officina.

 

C – Il progetto culturale

Il lavoro di ricerca e organizzazione sistematica del materiale e delle conoscenze è stato sin dall’inizio finalizzato alla predisposizione di un percorso museale, la cui definizione è però strettamente subordinata agli spazi effettivamente disponibili e alle risorse reperibili una volta portati a termine i lavori di allestimento e restauro dello spazio “esterno” (la stessa Stazione, insieme alla Distilleria, in quanto siti di c.d. archeologia industriale, sono parti integranti del percorso museale) e del materiale rotabile, che costituisce nel contempo il principale oggetto di esposizione e il più stimolante spazio espositivo.
Il coordinamento delle ricerche, demandate a singoli esperti o gruppi di esperti, è stato svolto tra il 1998 e il 2001 dal Comitato Tecnico-scientifico del Museo; si è realizzato un primo inventario del materiale a vario titolo acquisito dall’Associazione, ed è stato predisposto il materiale storico e iconografico necessario alla stampa di un primo opuscolo-catalogo a cura dell’Ecomuseo, che sinora non è stato realizzato per ragioni organizzative dell’Associazione.

 

Il materiale rotabile

Nel 1998 sono state interamente restaurate ed esposte la locomotiva-tender HENSCHEL & SOHN LANZO N. 6 (ribattezzata “Asti n. 3”) del 1907, concessa in comodato gratuito per 10 anni rinnovabili dal Museo Ferroviario Piemontese, in cambio del restauro e della manutenzione e la carrozza a terrazzini GRONDONA & COMI del 1894 concessa in uso (in attesa di formale donazione) dall’azienda “La Ferroviaria Italiana” di Arezzo, che ospita occasionalmente lo spazio espositivo temporaneo allestito con i reperti e gli arredi originali della collezione Bo, oltre ad alcune riproduzioni di immagini e documenti d’epoca.
Nel primo triennio, grazie alla costanza del Direttore Enri Bo, ai suoi contatti e alla disponibilità manifestata da altre Istituzioni del settore – aziende di trasporto, Musei Ferroviari, collezionisti privati, ecc. – si è iniziato ad ampliare la collezione di materiale rotabile, acquisendo un carro merci a pianale con cabina del frenatore delle “Ferrovie Venete”, di fine ‘800, in buono stato complessivo di conservazione (dovrà essere ristrutturata la parte lignea) e due locomotive: una elettrica ad accumulatori “SOCIETÀ TORINESE AUTOMOBILI ELETTRICI” n. 1 del 1912 e una seconda a vapore, la HENSCHEL & SOHN “LANZO n. 7” del 1883 acquistata dal Museo, che oltre ad essere il pezzo più antico ha anche un particolare valore storico e affettivo essendo detta la “Locomotiva di Don Bosco” poiché trainava il convoglio tramviario utilizzato in alcune circostanze dal Santo per recarsi a Castelnuovo.
Il rullo compressore a vapore donato al Museo dalla Ditta Itinera di Tortona è uno dei due mezzi funzionanti e quindi potrà lasciare in qualche occasione il Mulino – con tutte le precauzioni determinate dal peso e dalle ruote in ferro – per raggiungere con le proprie forza la Stazione di Altavilla, dando spettacolo e animando eventuali manifestazioni; va ricordato che sono anche disponibili altre antiche macchine a vapore da cantiere e agricole funzionanti, che possono aiutare a “contestualizzare” meglio il Tramway a vapore.
Infine, ultime arrivate (2004), la locomotiva americana DAVENPORT N. 1580 del 1917 acquistata e restaurata dall’Associazione e quindi perfettamente funzionante – anche se solo su un tratto di alcune decine di metri di binario, nel piazzale interno della stazione – per la gioia dei visitatori e soprattutto del “macchinista”, e la seconda carrozza passeggeri e bagagliaio DELLA STANGA del 1930.
Nel 2002 è stata redatta una stima informale, senza perizia, del materiale e delle vetture, tenendo nel debito conto i costi per i lavori di restauro e ricostruzione realizzati dall’Associazione, che ammonta a oltre 400.000 Euro, oltre a 80.000 Euro di materiali in deposito o prestito.

 

I reperti storici

La collezione Bo si compone dell’arredo originale di uno scompartimento di prima classe in velluto rosso del 1882, apparecchiature di trasmissione telegrafica e telefonica, strumenti e lampade di segnalazione, documenti di trasporto, orari, traversine e pezzi di binario con i marchi originali di produzione, ecc.
E’ di tutta evidenza che solo una parte del materiale disponibile può essere correttamente esposto all’interno delle carrozze stesse in considerazione delle precarie condizioni di temperatura, umidità, sicurezza, ecc.
Realizzato il censimento, con riordino e pre-schedatura del materiale stesso, che consente la tenuta di un elenco da mettere a disposizione di studiosi e progettisti in occasione dei Convegni di presentazione del Museo, si prevede anche la riproduzione fotografica dei reperti già disponibili e di eventuali reperti esistenti presso i Musei ferroviari che hanno già dato disponibilità in tal senso.

Il materiale di documentazione e le immagini d’epoca

Il Comune di Altavilla ha gestito direttamente, grazie a un primo finanziamento ottenuto da parte della Direzione Promozione culturale della Regione Piemonte (con la collaborazione della Provincia di Alessandria) un primo progetto di ricerca storico-sociologica ed etnografica realizzata dal Prof. Franco Castelli, responsabile del Centro di Cultura Popolare “G.Ferraro” dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Alessandria.
La ricerca, che utilizza materiali già reperiti o realizzati negli scorsi anni in occasione di convegni o pubblicazioni sulla materia – oltre naturalmente ai materiali delle collezioni Bo, Cravino e Burlando – ha prestato particolare attenzione alla profonda impronta che ha lasciato nella cultura popolare e tradizionale del Monferrato (e cioè in canzoni e filastrocche, poesie, ex-voto, ecc.) la presenza per oltre cinquant’anni del tramvai quale principale mezzo di trasporto popolare.
Il progetto ha consentito la realizzazione di un primo testo scritto (da esporre in pannelli e da utilizzare nel catalogo del Museo) e/o recitato quale “base” per una sala di proiezione delle diapositive; è composto da un collage di testi di letteratura popolare e interviste ad anziani – a partire da coloro che hanno prestato servizio nelle Tramvie – che raccontano i loro ricordi e legami con la vicenda storica dei Tramways.
E’ stata anche realizzata a cura di Enri Bo un’approfondita ricerca storica sulla vita e sull’attività delle varie Aziende tramviarie locali a partire dal 1880 e fino alla metà del secolo; si tratta in particolare della storia della “Società Anonima Tramways a vapore della Provincia di Alessandria” (attivata nel 1880 con la tratta Casale-S.Salvatore-Alessandria), delle “Guidovie del Monferrato” (iniziate nel 1882 sulla Alessandria-Fubine, poi prolungate fino ad Altavilla e Casale), della “Società Astese” (del 1882, con le importanti linee Asti-S.Damiano-Canale e Asti-Cortanze); all’inizio del ‘900 la “Società Astese” si fuse con le “Guidovie del Monferrato” dando vita alla “Società Astese-Monferrina di Ferrovie e Tramvie”, liquidata infine nel 1935.
A completamento dello studio, è stata avviata l’acquisizione mediante scanner delle moltissime immagini d’epoca, documenti, titoli di viaggio, azioni a altro materiale cartaceo e fotografico delle diverse collezioni private che si sono rese disponibilit; il materiale potrà essere esposto mediante riproduzione e ingrandimento su pannelli metallici – alcuni già realizzati in occasione del Salone dei Beni Culturali del 1998 – o su diapositiva, oppure mediante utilizzo di lettore CD, su PC messo a disposizione degli utenti in uno spazio idoneo nell’ambito del Museo.

In una seconda fase di ricerca, dovrebbero essere approfonditi e documentati momenti e mutamenti storici, politici e sociali di particolare interesse ai fini del Museo, ma anche le connessioni del tranvai con la storia locale, con le altre attività produttive tipiche ed oggi scomparse o in via di abbandono, con prodotti tipici della zona (a partire ovviamente da vino e grappa) o con eventuali personaggi della zona legati al tranvai; in questo ambito sarà di particolare interesse ricordare e documentare l’origine e la storia della stessa collezione della famiglia Bo, iniziata nel 1936.
Sono anche particolarmente importanti da acquisire progetti, disegni e schemi tecnici, modelli didattici, e schede di approfondimento tecnico sulle motrici e sulle vetture di maggiore interesse (già acquisite o meno da parte del Museo), con riferimento al funzionamento e alle principali innovazioni tecnologiche; questo materiale dovrà essere utilizzato al meglio per rendere interessanti e “leggibili” anche ai profani le varie locomotive, che rischierebbero altrimenti di destare interesse e attenzione solo per pochi istanti.
Per questo lavoro di ricerca e allestimento didattico potrebbero essere di particolare ausilio sia la sede di Alessandria del Politecnico di Torino, che il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia: entrambi i Direttori hanno già manifestato in tal senso grande interesse e ampia disponibilità, che dovrà essere recepita e concretizzata sotto forma di convenzioni di ricerca e collaborazione.

In questa seconda fase si potrebbe inoltre provvedere, mediante incarico professionale o borsa di studio, anche al censimento, rilievo e schedatura fotografica del tracciato delle antiche linee, delle quali sono rimasti lunghi tratti di massicciata, ponticelli, gallerie, stazioni (alcune adibite ora ad abitazione o esercizi commerciali), serbatoi, ecc.
Tale lavoro potrebbe servire da subito per la realizzazione di pannelli illustrativi nel Museo e per il materiale divulgativo (dépliant, catalogo, pubblicazioni); in seguito costituirà la base cognitiva per la realizzazione del progetto di percorsi pedonali o ciclabili.
Di notevole interesse può anche risultare, infine, un’approfondita ricerca presso l’Archivio storico della Provincia di Alessandria, riordinato alcuni anni fa dal Prof. Guido Ratti dell’Università di Torino, che dovrebbe poter fornire, in prestito o copia fotografica, interessanti documenti sia sulle linee (progetti per la realizzazione delle infrastrutture, atti e provvedimenti delle Autorità competenti) sia sulla storia amministrativa, economica e sociale delle province di Alessandria e Asti, che come noto furono separate solo nel 1935; altro materiale interessante è reperibile all’Archivio di Stato di Alessandria o all’Archivio Storico del Comune di Asti.

 

D – L’attività promozionale

In occasione della primissima inaugurazione (prima di una lunga serie….) il Museo aveva realizzato una prima tiratura del Manifesto (che, nella versione con firma autografa del Maestro Mondino è già diventata oggetto da collezione) e una piccola riproduzione di un’immagine d’epoca della Stazione di Altavilla con i binari dei Tramways. In seguito è stato realizzato un calendario e altri materiali divulgativi, mentre la Mazzetti ha inserito l’immagine storica della stazione nelle proprie etichette e materiali promozionali.
Sarebbe necessario riprendere e proseguire questa politica di comunicazione con la sollecita realizzazione dell’Album già finanziato dall’Ecomuseo (di cui purtroppo da alcuni anni si attende la stampa, per colpe assolutamente non ascrivibili allo stesso Ecomuseo né ad altri che non al solito impegnatissimo factotum del progetto), aggiungendo ulteriore merchandising:
• Una serie di cartoline: il disegno del manifesto, la fotografia della locomotiva Henschel prima e dopo il restauro, altre immagini d’epoca, ecc.;
• un piccolo dépliant promozionale del museo e dei percorsi;
• un’efficace cartina del Monferrato, con riportate in evidenza le vecchie linee e i siti visibili.

Anche in attesa della definitiva realizzazione del percorso espositivo, altre valide iniziative promozionali, sull’esempio di quanto già positivamente sperimentato da altre realtà locali (Volpedo, Roccagrimalda, Castellania, Marengo, ecc.), potrebbero essere costituite da:
• l’organizzazione di un convegno annuale di presentazione delle ricerche e delle relative realizzazioni, che coinvolga stabilmente oltre all’Ecomuseo e al Museo Ferroviario, anche Università e Politecnico, e che porti alla realizzazione di una collana di pubblicazioni (atti, studi monografici, tesi di laurea, racconti, ecc.);
• La realizzazione di mostre temporanee della collezione in altre sedi museali, come ad esempio presso il Museo Etnografico “C’era una Volta” della Gambarina (Alessandria) o presso altre sedi del Museo Ferroviario Piemontese (Savigliano, Bussoleno, ecc.);
• un’attiva partecipazione al progetto di “Sistema dei Musei della Provincia di Alessandria”
• l’avvio di una collaborazione promozionale sistematica con la Cantina Sociale e la Distilleria Mazzetti (etichette o confezioni con il logo e immagini d’epoca) e l’ARFEA (pannelli del Museo sugli autobus e alle fermate)
• la realizzazione e commercializzazione di veri e propri oggetti di merchandising come ad esempio:
– cappelli da capostazione dei Tramways
– magliette con il logo o con la foto della locomotiva
– confezioni regalo di prodotti della zona con immagini o modelli
– modelli ferroviari in miniatura (con il logo del museo)
Come già evidenziato in sede di progetto preliminare, questo aspetto della gestione può servire sia a realizzare un pur minimo introito, sia a configurare un’efficace azione di promozione indiretta a costo tendenzialmente nullo e comunque assai ridotto: cosa questa di particolare rilevanza dal momento che per il momento, e presumibilmente anche in futuro, non si potrà disporre di alcun budget promozionale a mezzo stampa, se non nell’ambito della “rete” provinciale o in occasione di manifestazioni pubbliche di particolare rilevanza (inaugurazioni, convegni, ecc.).

 

E – Possibili sviluppi futuri del progetto

I “Percorsi dei Tramways” nel Monferrato

Uno sviluppo di indubbio interesse e di sicura valenza “di area vasta” del Museo dei Tramways è costituito dall’idea di realizzare punti di riferimento, iniziative, strutture turistiche o museali lungo l’intero percorso del Tranvai da Asti a Casale ad Alessandria; si tratta anche dell’unico modo per garantire che un’idea di per se valida ma “localistica”, come quella di realizzare un Museo dei Tramways ad Altavilla, possa dispiegare in pieno le sue grandi potenzialità culturali, promozionali e di sviluppo del territorio del Monferrato.
Lo strumento ideale di raccordo e sviluppo dell’idea progettuale è costituito dall’Ecomuseo del Basso Monferrato, che ha da tempo inserito il tema delle linee tramviarie tra i punti più qualificanti del suo piano di sviluppo, anche ai fini della richiesta di fondi regionali, nazionali e comunitari.
Per la riuscita del progetto appare necessario anche il coinvolgimento delle città-capolinea (soprattutto Asti, Casale e Alessandria, ma anche S.Damiano e Cortanze) creando “punti di partenza” ad esempio presso la stazione ferroviaria o presso la stazione delle autolinee.
Operativamente, l’Ecomunseo farà di Altavilla una delle sue “porte di accesso”, e collaborerà alla realizzazione dei “Percorsi” attraverso la rilevazione fotografica e cartografica dei sentieri, dei siti, e delle stazioni; sono state inoltre previste attività di animazione (musica, teatro, ecc.) rivolte ai gruppi turistici e alle scuole che visitano il Museo e i siti, già sperimentate con la manifestazione del 24 novembre 2001.
Il progetto esecutivo dei percorsi deve coinvolgere in primo luogo gli operatori turistici e le “ATL” delle province di Alessandria (Alexala) e Asti (Asti Turismo); prima ancora, però, deve essere portato a termine il processo di informazione, coinvolgimento e consultazione di tutti i soggetti potenzialmente interessati, a partire dai Sindaci dei Comuni della zona.
L’aspetto promozionale di questa parte del progetto può essere sostenuto dall’Associazione (anche con il patrocinio del Comune di Altavilla e delle due Province) ma la gestione e promozione dovrà essere necessariamente svolta dall’Ecomuseo.
A titolo indicativo si posso prefigurare alcune possibili iniziative di notevole valenza e potenzialità promozionale:
• recupero e valorizzazione dei siti rimasti lungo il percorso, ed in particolare delle gallerie, delle massicciate e dei ponticelli; si potrebbe ipotizzare la realizzazione di spiazzi per soste o percorsi più o meno lunghi per passeggiate a piedi, a cavallo o in bicicletta; occorre una segnaletica adeguata da collocare lungo le strade principali e una costante manutenzione degli spazi, per i quali occorre acquisire l’assenso (con eventuale indennizzo) dei proprietari.
• creazione di ulteriori spazi museali tematici o locali presso i Comuni o nelle antiche stazioni esistenti lungo la linea (alcune ancora dotate di infrastrutture quali serbatoi, gru, magazzini, ecc.); dovrebbero essere sensibilizzati e coinvolti i proprietari, che potrebbero anche avviare attività connesse (agriturismo, ristorazione tipica, bed & breakfast, ecc.).
• installazione di ulteriori vagoni lungo il percorso – quando risulteranno reperibili e con restauro a carico degli interessati (con l’eventuale collaborazione dell’Associazione, se richiesta) da collocarsi in spazi pubblici, spiazzi posti lungo la strada, cortili o parcheggi antistanti aziende che aderiscono al progetto
• realizzazione di una linea di Bus d’epoca Asti-Altavilla-Alessandria (a cura dell’ARFEA) che ripercorra, per quanto possibile, il tracciato del tramvai; le soste del bus – trattandosi di linea turistica su prenotazione di gruppi o singoli turisti – potrebbero essere definite volta per volta oppure essere predefinite presso monumenti, aziende tipiche, locali pubblici convenzionati oltre che, ovviamente, presso il Museo;
• studio delle possibilità di utilizzo – in accordo con le FS – delle linee ferroviarie locali “minori” per convogli turistici festivi (con motrici e vetture d’epoca), organizzati con la collaborazione del Museo Ferroviario Piemontese, che ha già dato disponibilità in tal senso.
• creazione di un “marchio” di identificazione dei locali pubblici e delle aziende che aderiscono al progetto (specialmente bar, ristoranti, alberghi, aziende di agriturismo, ecc.), ad esempio con la realizzazione di un’insegna del tipo “LA FERMATA DEI TRAMWAYS”; i locali stessi potrebbero esporre documenti o immagini storiche del Tramvai, originali o riprodotte, ed eventuali reperti di minore pregio;

All’Ecomuseo hanno già aderito da tempo tutti i Comuni astigiani posti lungo la linea Asti-Altavilla (Refrancore-Valenzani, Castagnole M.to, Montemagno, Viarigi) e altre località vicine che hanno dimostrato interesse per il progetto (Castello d’Annone).
Va ricordato che altre due linee storiche dei Tramways sono pienamente comprese nel territorio su cui insiste l’Ecomuseo, e cioè la Asti-Cortanze e la Asti S.Damiano; in particolare il Comune di San Damiano è tutt’ora proprietario dell’antica stazione, ora abbandonata ma restaurabile e riutilizzabile.
Per evidenti ragioni di competenza tecnica e di possibilità gestionali e di sviluppo, il progetto dei percorsi – terminata la fase progettuale e propositiva, che può essere svolta dall’Associazione “Museo dei Tramways” e dall’Ecomuseo – richiederà un apposito gestore turistico e promozionale, che agisca nell’ambito o d’intesa con le ATL territorialmente competenti; il Museo di Altavilla, oltre a costituire ideale punto di partenza (o di arrivo) dei percorsi, potrà eventualmente proseguire l’azione di supporto tecnico, ad es. per i restauri del materiale rotabile e per le attività scientifiche e didattiche.
Il progetto esecutivo dei “Percorsi” deve quindi coinvolgere in primo luogo gli operatori turistici e le ATL delle province di Alessandria (Alexala) e Asti (Asti Turismo); prima ancora, però, deve essere portato a termine il processo di informazione, coinvolgimento e consultazione di tutti i soggetti potenzialmente interessati, a partire dai Sindaci dei Comuni della zona. L’aspetto promozionale di questa parte del progetto può essere solo sostenuto dall’Associazione, anche con il patrocinio del Comune di Altavilla e delle due Province, ma solo l’Ecomuseo, con la sua dinamicità e flessibilità, e con la spinta propulsiva assicurata dalla sua stessa natura di nuovo soggetto “condiviso” di valorizzazione e coodinamento delle politiche di sviluppo turistico-culturale del territorio, potrà assicurare in modo adeguato la gestione e promozione del progetto e quindi – in ultima analisi – il suo successo futuro.

 

Il centro di documentazione sul trasporto locale

A giudizio del Settore Trasporti della Provincia di Alessandria sarebbe importante che al Museo vero e proprio potesse essere affiancato un “Centro di Documentazione”, inizialmente di dimensioni e finalità contenute, ma con la possibilità di notevoli sviluppi in connessione con l’attuale fase di riorganizzazione del trasporto locale; ciò consentirebbe anche di contattare e coinvolgere un grande numero di esperti, studiosi e studenti delle diverse discipline interessate all’argomento (Ingegneria dei trasporti, Architettura, Sociologia, Storia moderna, ecc.), anche attraverso Convegni, mostre tematiche e altre iniziative analoghe.
La struttura dovrebbe comprendere una piccola biblioteca, una saletta di lavoro-consultazione e una sala per riunioni e conferenze, ovviamente il tutto fruibile dai visitatori del Museo, oltre che dai frequentatori a diverso titolo del Centro di Documentazione.
A latere del Museo dei Tramways, si potrebbe anche configurare la possibilità di realizzare una sezione sulla storia del trasporto locale, partendo anche in questo caso dalla collezione Bo (che comprende un Omnibus a cavalli ottocentesco della “Ditta Amelotti” (detto Pistarin, con sede in Via Venezia 10, in servizio urbano ad Alessandria fino al 1913) ma valorizzando anche – viste le possibili implicazioni di immagine derivanti dalla coabitazione tra la stazione delle autolinee e il Museo – la collezione storica dell’ARFEA S.p.A.
La Ditta “ARFEA TRASPORTI S.p.A.” è stata istituita all’inizio del secolo ed è tutt’ora proprietaria dell’immobile della stazione, ora data in locazione alla nuova Azienda “ARFEA – Aziende Riunite Filovie e Autolinee S.p.A.”; la ditta dispone di documentazioni e materiali d’archivio (purtroppo in gran parte dispersi a seguito dell’alluvione del 1994, che ha distrutto gli uffici e il deposito di Viale Milite Ignoto), oltre ad un autobus degli anni ’50, perfettamente funzionante, già esposto ad Altavilla in occasione della prima manifestazione di presentazione.
Analogo interesse era stato dimostrato dalla F.A.I. (Federazione Autotrasportatori Italiani), sia con riferimento a materiale documentale che ad eventuale materiale espositivo (veicoli e altri mezzi d’epoca, il già ricordato compressore a vapore, ecc.), che potrebbe essere esposto presso la stessa stazione al fine di documentare i lavori di realizzazione delle massicciate e delle altre infrastrutture.

 

L’ipotesi di realizzazione di un tratto di linea tramviaria

Sin dalla nascita dell’Associazione si era più volte ipotizzato di ricostruire il tratto Altavilla-Vignale, sia per l’indubbia bellezza paesaggistica, sia per la presenza di un tratto significativo di massicciata originaria, sia infine perché la linea in quel tratto correva lontana dalla strada e in leggera salita, e quindi con una maggiore suggestione per il futuro “passeggero” (ed anche per il fuochista addetto alla locomotiva a vapore).
Ma il fatto di dover creare almeno due attraversamenti (con passaggio a livello e relative sbarre) e di arrivare in una località priva di spazi e strutture – l’antica stazione tramviaria di Vignale è oggi una tranquilla casa privata – ha fatto scartare quasi subito questa ipotesi.
Oggi si prefigura quindi di realizzare il tratto – più beve e pianeggiante – che si snoda tra l’attuale sede museale sita in località Stazione-Cittadella e il laboratorio di restauro posto al vecchio Mulino.
Secondo questa ipotesi alquanto “futuribile” – ma tenacemente sostenuta da Enri Bo – i due siti dovrebbero essere collegati tra di loro da circa 900 m di linea tramviaria funzionante, con scambi, piattaforma girevole, semafori e quant’altro potrebbe consentire di mettere in esercizio – anche solo occasionalmente – una vaporiera con alcuni carri. La fase costruttiva della massicciata e dei binari – necessariamente lunga e complessa – dovrebbe essere realizzata quanto più possibile con tecniche dell’epoca (metà ‘800), a partire dall’uso del monumentale rullo compressore a vapore, perfettamente funzionante, già donato a Museo da un’importante azienda della provincia di Alessandria.
Pur trattandosi di un’ipotesi piuttosto remota, anche in considerazione dei costi proibitivi e della complessità organizzativa e gestionale (trattandosi peraltro di un tratto di strada provinciale di notevole transito!), la linea tramviaria Cittadella-Mulino è stata già oggetto di un progetto preliminare e di alcunerichiesta di finanziamento, finora senza esito.
Benchè possa sembrare una boutade o il sogno visionario di un fanatico, in realtà la realizzazione di un tratto significativo di linea, con la relativa massicciata (lungo la provinciale Montemagno-Vignale) e i necessari scambi e raccordi sembrerebbe non presentare in sè particolari difficoltà tecnico-realizzative.
I principali problemi realizzativi derivano dalla suggestiva possibilità di collegare effettivamente il capannone di restauro con lo spazio espositivo al centro della stazione, il che consentirebbe di evitare il noleggio (costosissimo) di carrelli e gru in tutte le occasioni di spostamento di locomotive e carrozze dal Museo al laboratorio, per avvicendamento, manutenzione o restauro. Anche in questo caso si porrebbe il problema di un passaggio a livello in prossimità della Stazione, e comunque l’eventualità di vedere in futuro una locomotiva che fa manovra nel centro del grande incrocio davanti al cancello della stazione, con evidenti problemi di sicurezza e viabilità – anche se occasionalmente – richiederebbe l’emizzione di ordinanze di temporanea chiusura al traffico o almeno la costante presenza di agenti di polizia stradale.
Ovviamente il vero e primario problema resta l’aspetto finanziario, non tanto per la costruzione – che dalle stime fatte in sede di progetto preliminare potrebbe attestarsi intorno ai 300-350 mila Euro – quanto per la successiva manutenzione e gestione in sicurezza della struttura che, per quanto sui generis, è in ogni caso una linea di trasporto pubblico adiacente a una strada di intenso traffico.
Dal lato del Mulino-laboratorio sarebbe collocata la grande e storica piattaforma girevole recentemente recuperata da Enri Bo alla stazione di Germagnano (TO), dopo che era stata smantellata dalla Satti SpA.