Anni rimossi. Intellettuali, cinema e teatro ad Alessandria dal 1925 al 1943 di Alberto Ballerino

19 Aprile 2006

I rapporti tra cultura e potere negli anni del Regime ad Alessandria. Questo il tema del volume che, una volta delineate le caratteristiche della classe dirigente emersa dal crollo della democrazia liberale, analizza le scelte riguardanti le principali strutture culturali della città e tratteggia le figure dei primi intellettuali del fascismo alessandrino, provenienti in gran parte dalle file della borghesia di origine risorgimentale, resasi protagonista, nella seconda metà del XIX secolo, della modernizzazione e dello sviluppo economico di Alessandria. L’autore evidenzia inoltre l’emergere, nella seconda metà degli anni Trenta, di una nuova generazione, cresciuta nelle organizzazioni giovanili del Regime, che si sente investita della missione di completare la rivoluzione totalitaria iniziata con la marcia su Roma. Portatori di una concezione militante della cultura, gli studenti dei Guf sul piano locale attaccano il provincialismo della società alessandrina con iniziative che riescono a essere piuttosto incisive e vivaci. A questi giovani intellettuali la guerra sembra offrire l’opportunità di mettersi alla prova, l’occasione per forgiare una nuova classe dirigente autenticamente fascista. Ma ben presto scoprono che la grande potenza militare esaltata dalla propaganda di Mussolini non esiste e per molti le convinzioni inculcate dall’indottrinamento crollano, non pochi finiscono anzi per battersi contro l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale. Così, sfogliando la pagina dei giovani sul giornale del partito, ‘Il Corriere di Alessandria’, si possono incontrare i nomi di gran parte dei futuri protagonisti della vita politica, culturale ed economica dell’Alessandria democratica. Non a caso iniziative e dibattiti degli anni Trenta su temi come il cinema e il teatro troveranno una linea di continuità con il dopoguerra e gli anni Cinquanta, quando nasceranno altre importanti occasioni di sprovincializzazione della città. Il libro infine affronta lo scottante tema del ruolo degli intellettuali nella politica razziale del Regime: le pagine più nere degli anni rimossi.