CONSIDERAZIONI
DI LEGITTMITA'
Veniamo alla prima questione, con riferimento ai problemi di legittimità
costituzionale. Nessuna interpretazione della libertà d'insegnamento,
tra quelle proposte dalla dottrina costituzionale, per quanto restrittiva,
ha posto in dubbio la facoltà del docente di scegliere gli
strumenti e le procedure didattiche ritenuti più idonei; tra
questi strumenti i libri di testo. La legge ordinaria può solo
concorrere alla realizzazione di tale libertà e l'intervento
amministrativo è finalizzato ad organizzarne la fruizione,
soprattutto attraverso l'istituto dell'adozione in Collegio dei docenti;
forse proprio le procedure dell'adozione e la scelta consapevole del
docente preparato sono lo strumento più diretto per avviare
a soluzione il problema. Ogni intervento di controllo, invece, che
intenda impedire e vietare l'adozione di un testo specifico e particolare
non può ovviamente conciliarsi con la realizzazione di tale
libertà. Il problema però è più complesso
ed investe la natura non solo formale di tale libertà. Proprio
le interpretazioni più restrittive di essa la condizionano
alla libertà della cultura e la pongono su livelli complementari
a tale ben più importante snodo dell'impianto complessivo della
Carta costituzionale. Il fatto è che la stessa natura democratica
dello Stato repubblicano si fonda sul confronto e sul pluralismo delle
opinioni; l'unico controllo può riguardare la tolleranza rispettosa
delle parti a confronto ed in dialettica tra di loro: non entra e
non può entrare nel merito, senza produrre conseguenze inquietanti
sul piano della libertà della cultura prima che della libertà
d'insegnamento.
Tra l'altro,
il processo di formazione, attraverso le acquisizioni di abilità
e di capacità critiche, è anche finalizzato alla concreta
realizzazione della democrazia; fa di ogni cittadino un soggetto capace
di giudizio, di scelta e di controllo fisiologico delle istituzioni.
L'intervento della Regione Lazio (ma in effetti di una parte politica)
sovverte il processo perché introduce elementi di condizionamento,
proprio dove è indispensabile il massimo di autonomia: la formazione
del cittadino a giudicare la tenuta democratica delle istituzioni.
Credo che anche queste indicazioni sul piano della legittimità
costituzionale del controllo sui testi scolastici vadano valutate
con attenzione.
SULLA
QUALITA' DEL TESTO SCOLASTICO
Certo, e veniamo alla seconda questione, il livello del libro di testo
non è irrilevante, in considerazione delle finalità
poste alla scuola dall'impianto della Carta costituzionale. Va intanto
affermato che Storace non ha per niente contribuito ad introdurre
un problema che era ben noto agli addetti ai lavori; il fatto che
un'opinione pubblica, in genere del tutto demotivata a questa come
ad altre questioni, possa presumere di aver scoperto un problema non
assume purtroppo particolare rilievo. E ciò non per disprezzo
dell'opinione dei cittadini, perché sarebbe contraddittorio
con quanto abbiamo affermato accennando ai problemi di legittimità
costituzionale, ma per il semplice motivo che si tratta di un fuoco
di paglia; possiamo essere sicuri che presto il polverone lascerà
insoluto il problema e l'opinione pubblica sarà sopraffatta
da altre provocazioni, forse ben più eccitanti anche in senso
elettoralistico.
In questa
sede però interessa la domanda sul problema come tale. Tutti
sappiamo che ci sono libri di testo mediocri, spesso o almeno qualche
volta, scadenti. Non mancano neppure, soprattutto sui testi di storia
delle forzature ideologiche; però di tutte le parti. Alle forzature
cosiddette di sinistra, puntualmente rilevate possono seguire, e qualcuno
ha sottolineato anche queste, le forzature di altre parti. Lasciamo
stare la confusione che spesso si introduce nell'assimilare alla storiografia
marxista altre e ben diverse linee interpretative, come ad esempio
la storiografia annalistica o qualunque trattazione dell'evento o
del tema resistenziale; a nessuno verrà in mente di trascinarsi
in un' analitica contabilità degli stereotipi e delle forzature
ideologiche dei testi scolastici e non solo di storia; anche nel caso
dovessero risultare di tutta evidenza. Non risolverebbe proprio nulla.
Si riscontrano
di fatto due fenomeni, tra di loro connessi che rendono particolarmente
difficoltose eventuali proposte risolutive. In effetto il libro di
testo viene costruito da redazioni editoriali che condizionano la
mano dell'autore. L'autore conferiva ovviamente un taglio interpretativo
che aveva alla base una ispirazione storiografica riconosciuta dalla
comunità scientifica; magari contestata, dialetticamente discussa,
ma molto spesso scìentificamente fondata. La redazione pensa
solo al mercato, non tiene conto dei risultati della storiografia;
ciò che conta non è la ricerca ma l'appetibilità.
Se questo è un primo fenomeno da considerare, in parallelo
e concausa, al primo strettamente collegato, si rileva il secondo
fenomeno: la frattura operante tra risultati della ricerca e luoghi
della didattica. Il fatto è che al docente troppo spesso non
arrivano adeguate informazioni sui risultati della ricerca scientifica
in campo disciplinare. L'aggiornamento, correttamente ritenuto, dal
Decreto delegato 419/74, elemento costitutivo della funzione docente,
è stato visto come optional; soprattutto non ha svolto un ruolo
di adeguamento delle conoscenze al livello raggiunto dall'indagine
scientifica. Troppo spesso è stato influenzato dalle mode,
dall'invadenza del livello amministrativo e burocratico dei funzionari
che si sono ritagliati una presenza talora persino surrettizia; nella
migliore delle ipotesi ha affrontato il livello metodologico, certamente
importante, ma certamente non sufficiente, se non addirittura secondario
e complementare. Il docente non ha ricevuto, di conseguenza, se non
per iniziative individuali pregevolissime, indicazioni adeguate per
giudicare della congruità del testo adottato; peraltro la stessa
redazione, priva, come abbiamo visto, del livello interpretativo e
disinteressata al risultato della ricerca, ha interpretato solo le
esigenze del mercato, della facile banalizzazione dei problemi: il
bel libro nella veste tipografica, risultato delle ricopiature e delle
rimasticature di concetti assolutamente obsoleti. Non si può
neppure nascondere, dietro tutto questo, il vero progetto; l'indottrinamento
dell'immagine, della banalizzazione, dell'effimero, del televisivo:
altro che blocchi ideologici. Si tratta di riduzione della persona
umana ad oggetto da manipolare.
LE
RICADUTE SULLA DIDATTICA
Passo, più brevemente, e per concludere, al terzo punto, anche
perché un'organizzazione dell'attività didattica, fisiologicamente
e concretamente gestita dagli organi collegiali dei docenti potrebbe
avviare a soluzione almeno alcuni nodi del problema, a patto che sia
avviato un serio processo che serva a riallacciare i rapporti fra
risultati della ricerca e didattica, perché qui sta il problema
prioritario, in cui si pone il capitolo certamente importante ma non
esclusivo del testo scolastico. Nell'ambito delle norme sull'autonomia
vanno trovati gli spazi per lasciare ai docenti una reale programmazione
dei contenuti e dei blocchi tematici, sempre di carattere pluridisciplinare,
da affrontare nel l'insegnamento, sia pure in un quadro di indicazioni
di programma, ma soprattutto vanno lasciati gli spazi ed i tempi per
aggiornare le conoscenze col contributo positivo dell'Università
come luogo proprio della ricerca scientifica. Adeguare l'orario scolastico
alle esigenze di una funzionale programmazione dell'insegnamento vuol
dire anche, per i docenti, individuare dei momenti per la loro preparazione
professionale, che rischia l'obsoleto se perde il contatto con i risultati
scientifici della disciplina. Un insegnante aggiornato in questo senso,
saprà anche scegliere ed adottare un testo con cognizione di
causa o potrà anche scegliere di usare strumenti diversi dal
testo. Se, al contrario, le norme sull'autonomia, vengono usate per
adeguare l'orario scolastico alla settimana corta, per motivi ludici,
si soddisfano forse le esigenze del mercato turistico, cosa rispettabilissima,
ma non quelle della qualità dell'insegnamento. Non mi risulta
che al livello burocratico amministrativo, la realizzazione del dettato
sull'autonomia abbia sul serio preso in esame la sua funzionalità
alla didattica e non mi risulta che la maggioranza dei Collegi dei
docenti abbia pensato alla questione. Anche sotto questo punto di
vista servirebbe un impegno di chi lavora sia al livello della ricerca,
sia al livello della didattica, magari in collaborazione.