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Quel giorno del Carlein  
di Giovanni Rapetti




Valenza Po 29 aprile 1945: da sinistra Bellora, Bonicelli, Gilardenghi, Lentini, Prandi

 

 

Quel giorno di Carlein non è reale

noi riuniti là, tu nell'androne

non si osava dirla la parola

nè ascoltarla, solo celebrarla.

Era l'Idea, che non può morire

"sarà quand cu sarà", l'avevo scritto

è l'esperienza che abbiam vissuto

la nostra gioventù, e quella dopo.

Abbiam cantato in coro "fischia il vento"

non c'eri tu, stonato, ma ridevi

parlando alla piazza, agl'amici

ci siam sentiti vecchi d'improvviso.

C'erano gl'altri, sì, pochi coi troppi

uno le grucce, altri già imbiancati

e Lei senza pietà, manco ai Ribelli

la Lavandaia ...lava i fazzoletti...

Anche il pianeta Marte più vicino

non so tu dove vai, se un sogno ha un luogo

per noi ventenni c'era la speranza

la nostra gioventù è giunta al dunque?

La meglio gioventù abbandonata

in fuga il re e i capi quel settembre

noi i dispersi in patria, altrove

dei giovani braccati, da immolare.

La nostra fu la scelta di coscienza

contro i delitti armati da follia

necessità, che non aveva legge

se non quella morale, disattesa.

Tu non dovevi andare d'improvviso

senza le nostre mani a dar l'addio

ciao Carlein, noi ti ringraziamo ancora

le ceneri a gloria dei Ribelli.

 

15 settembre 2003

 

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