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Intervista ad Anna Cherchi

 

 

 

 


 

 

L'intervista ad Anna Cherchi che qui pubblichiamo è il risultato di più interviste, a volte conversazioni, con Roberto Botta e Monica Meregaglia.
Le interviste sono state registrate nelle seguenti date:
17 maggio 2004, n.4 cassette c.90
24 maggio 2004, n.2 cassette c.90
5 luglio 2004, n.2 cassette c.90
12 luglio 2004, n.2 cassette c.90
26 luglio 2004, n.2 cassette c.90
17 settembre 2004, n. 2 cassette c. 60
1 ottobre 2004, n.1 cassetta c.60.
In totale si tratta di 8 incontri di registrazioni e 16 audiocassette di materiale; le audiocassette poi sono state riversate in n. 2 CD e n.1 MP3 che sono stati la base della trascrizione che presentiamo.
Nel testo dell'intervista vi sono alcune interruzioni che si possono imputare, presumibilmente, alla perdita di una o più cassette.
Tutto il materiale citato è conservato e consultabile presso il “Fondo Anna Cherchi” nell'archivio sonoro dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria “Carlo Gilardenghi” (ISRAL).
Le interviste vengono qui pubblicate in un unico flusso narrativo.
Data la natura di conversazione triangolare, che talvolta assumevano le interviste, ne abbiamo omesso le forme verbali più familiari e ripetitive. Queste omissioni sono segnalate dal segno […]. Viceversa, le interruzioni della registrazione sono indicate esplicitamente con [interruzione].
Sono inoltre state omesse le ripetizioni, le formule di transizione, le ridondanze. Si è tentato di utilizzare la punteggiatura per accompagnare e facilitare la lettura di un testo che nasce con il ritmo spezzettato e sincopato tipico di una narrazione orale.
Per una conoscenza più completa della vicenda biografica di Anna Cherchi si consiglia la lettura di Anna Cherchi, La parola Libertà. Ricordando Ravensbrück, a cura di Lucio Monaco, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2004 con particolare riferimento alla deportazione e la bella testimonianza resa a RAI Educational da Anna Cherchi [Testimonianze dai Lager RAI: Anna Cherchi].
Per quanto riguarda, invece, l'esperienza partigiana si rimanda al testo di Adriano Balbo, Quando inglesi arrivare noi tutti morti. Cronache di lotta partigiana: Langhe 1943-1945, Torino, Blu Edizioni, 2005, in particolare le pagine da 60 a 110, dove si dà notizia della deportazione di Anna.

L' intervista è stata trascritta sulla base dei CD rom presenti in Istituto da Ines Rossi, che ne ha anche curato la pubblicazione per il sito insieme a Cesare Manganelli.


Scheda biografica

Nome: Anna
Cognome: Cherchi in Ferrari
Nascita: 15/01/1924,Torino (TO), Italia
Morte: 07/01/2006, Torino(TO), Italia
Stato civile: Coniugata
Profilo: Anna Cherchi Ferrari è nata a Torino il 15 gennaio 1924. E' vissuta con la famiglia adottiva dei Penna, fino al 1944, nella cascina « Ca' 'd bàs» (o «cascina Basso»), presso la frazione di Santa Libera, nel comune di Loazzolo (nella Langa: all'epoca, provincia di Alessandria). Dopo l'8 settembre la cascina diventa un centro di assistenza e aiuto per i militari sbandati, e successivamente per le prime formazioni partigiane. Il 7 gennaio 1944 la casa è incendiata dai nazifascisti, Anna è arrestata ma riesce fortunosamente a fuggire, raggiungendo le formazioni partigiane autonome, dove si trova il fratello Giuseppe («Basso»). Entra nella 2ª Divisione Langhe, 6ª Brigata Belbo, assumendo nei documenti il falso nome di «Maria Bruni». Il 19 marzo, durante un rastrellamento, si fa catturare dai nazifascisti per consentire al resto del gruppo partigiano di mettersi in salvo. Portata a Torino, è interrogata e torturata in via Asti e all'albergo Nazionale, quindi imprigionata alle Carceri Nuove. Il 27 giugno è deportata a Ravensbrück dove viene immatricolata col n. 44145. In luglio è trasferita, con altre nove italiane dello stesso convoglio, al sotto campo di Schönefeld (Berlino), dove le viene assegnato il numero 1721. Alla fatica e ai ritmi massacranti del lavoro (produzione di parti di aereo da bombardamento) si aggiunge, il 15 e il 16 gennaio 1945, un disumano esperimento pseudo medico subìto nel reparto "Patologia" del Lager di Sachsenhausen (da cui, per qualche tempo, dipese il sotto campo di Schönefeld), con l'estrazione, senza anestesia, di quindici denti, e il rinvio immediato al lavoro. È liberata dai russi durante la marcia di evacuazione del campo. Nel dopoguerra ha vissuto e lavorato come operaia a Torino, svolgendo un'intensa attività di testimone nell'ambito delle iniziative dell'Ande Piemonte. È morta a Torino nel gennaio 2006.
(Scheda tratta da: www.istoreto.it, L'Archivio della deportazione piemontese, Indice biografie testimoni).

Intervista ad Anna Cherchi

 

 



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