Patria


Le bare dei soldati americani morti in Iraq durante la seconda guerra del Golfo vengono scaricate nella base aeronautica di Dover, nello stato del Delaware (Fonte: Aeronautica militare degli Stati Uniti, 2003)

La virtù, in una repubblica, è cosa semplicissima: è l'amore della repubblica: è un sentimento, e non una serie di nozioni [...]
L'amore della patria conduce alla bontà dei costumi, la bontà dei costumi porta all'amore della patria.
Montesquieu, Lo spirito delle leggi

Si può amare il proprio Paese senza amare la patria; amare quel recinto in cui siamo nati, e non amare quei diritti e quei doveri che costituiscono la patria: amare d'interesse, non amare d'affetto. Tutti, più o meno, amano il proprio Paese; pochi, la patria.
N. Tommaseo, Dizionario dei sinonimi

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.
Costituzione italiana, art. 52

Oggi l'esule è colui che incarna meglio, modificandone il senso originario, l'ideale che Ugo di San Vittore così formulava nel XII secolo: 'L'uomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante; colui per il quale ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è perfetto colui per il quale tutto il mondo non è che un paese straniero (io che sono un bulgaro che abita in Francia, prendo a prestito questa citazione da Edward Said, palestinese che vive negli Stati Uniti, il quale l'aveva trovata, a sua volta, in Erich Auerbach, tedesco esule in Turchia).
T. Todorov

La patria è la terra d'origine, il luogo di nascita a cui si è legati da vincoli affettivi o culturali (reali o idealizzati), capace di ispirare sentimenti intensi e profondi, che sostengono e alimentano la nazione:

Nazione è la comunità politica che tramite apposite istituzioni organizza una popolazione insediata su un determinato territorio, tutelandola all'esterno e rappresentandone la proiezione identitaria in senso forte. Patria è invece qualcosa che le sta dietro, che la precede logicamente e anche cronologicamente: è il luogo fisico dove l'ambiente e il paesaggio - costruiti o modificati dalla vita activa delle generazioni - svolgono una funzione primaria di protezione e rassicurazione esistenziale, e dove una cultura non semplicemente verbale produce affinità, consonanze, parentele ideali e morali; non solo, è anche luogo principe dell'immaginario, dove simboli e miti garantiscono quell'autorappresentazione senza la quale nessun gruppo sociale è in grado di sopravvivere. (Lanaro 1996)

Nell'epoca delle affiliazioni multiple, degli stati multietnici e della globalizzazione, che senso ha parlare ancora di patria e patriottismo? Le istituzioni democratiche possono fare a meno delle "passioni calde", cioè di questo riferimento a luoghi originari, miti fondanti, genealogie affratellanti? In altri termini, il contratto sociale basato sul vantaggio reciproco, sulla "fredda utilità", è sufficiente a garantire la permanenza della comunità democratica dei cittadini?
Si consideri il caso dell'Italia: qui

Abbiamo una repubblica ma non abbiamo una cultura repubblicana che sappia ispirare uno schietto affetto per le istituzioni democratiche. Imbarazza l'idea che si possa 'amare la repubblica' come i nostri padri e nonni potevano 'amare la patria'. Abbiamo perso ogni traccia di patriottismo repubblicano (Rusconi 1997: 7)

Secondo alcuni, la repubblica non può fare a meno della patria, ove però l'amor di patria è inteso come "patriottismo della costituzione": i cittadini dovrebbero prendere coscienza dell'esistenza e della forza obbligante di una memoria storica comune depositata e fissata nei principi della costituzione repubblicana, in grado di alimentare un senso di identità collettiva e di appartenenza a una comunità civica nazionale. Insomma, si è cittadini perché si è eredi, insieme con altri, di una particolare storia e cultura, e perché si condivide un'esperienza che, attraverso l'interazione sociale quotidiana, prosegue la storia comune, e la modifica in direzioni nuove, talvolta impreviste, creando però un senso di condivisione. E' l'interpretazione contemporanea della cittadinanza repubblicana, priva di una base etnica, ma fondata sull'esperienza di integrazione civica che si svolge nel tempo, all'interno di una società composta di gruppi e di singoli irrimediabilmente diversi. Solo così, argomentano i neorepubblicani, i cittadini possono accettare i vincoli della solidarietà imposti dalla convivenza entro lo stato di diritto: in altre parole, i costi dello stato sociale multiculturale e multietnico sono tollerabili solo se i cittadini attribuiscono un valore (non strategico, non semplicemente utilitaristico) all'idea di società giusta e di convivenza solidale. Se la repubblica è qualcosa di più dei suoi meccanismi istituzionali, ma è al servizio della collettività, allora è necessario che i cittadini si sentano "esplicitamente membri di una patria/nazione" (Rusconi 1997: 39, Habermas 1991; Rosati 2002).
Secondo altri, l'amor di patria è morto molto tempo fa, quando l'avvento della dittatura fascista provocò una netta spaccatura nelle fedeltà degli italiani, che si divisero in fascisti e antifascisti; dopo il 25 aprile 1945, e per circa trent'anni di storia repubblicana, gli italiani preferirono tributare la loro dedizione anziché alla patria ai "partiti etici" di massa, PCI e DC, a cui i cittadini delegarono le loro scelte politiche e morali, rinunciando alla propria responsabilità individuale; in tal modo i partiti svolsero funzioni di guida "totalitaria" e di sostegno dell'identità collettiva. Anche per questo, gli italiani finirono per confondere i compiti dei partiti con quelli dello stato, indebolendo a lungo andare l'idea di uno stato neutrale in grado di garantire l'interesse generale; inoltre, lo scontro fra le ideologie antitetiche dell'anticomunismo e dell'anticapitalismo, acuito dalla Guerra fredda, relegò in secondo piano la consapevolezza che gli avversari politici stavano comunque partecipando, insieme, a un processo di crescita democratica e di trasformazione economica, culturale, sociale. Nondimeno la contrapposizione produsse l'effetto di indurre milioni di cittadini italiani ad accettare l'idea della democrazia pluralista, cioè "ad accettare la democrazia politica come luogo di confronto appassionato e ragionato di opinioni contrastanti" (Bodei 1998: 21-22). Negli anni Novanta, infine, per un complesso di motivi (la fine della Guerra fredda, l'integrazione europea, i separatismi regionali, la fine dei "partiti etici"), gli intellettuali e i politici italiani sono tornati a discutere di patria, alla ricerca di storie, memorie e fedeltà condivise o condivisibili, e capaci di alimentare un rinnovato sentimento di appartenenza, unione, solidarietà nazionale.
Tuttavia è lecito dubitare della possibilità che la ricostruzione storica, anche rigorosa, possa restituire vigore alla coscienza democratica, specie nell'epoca in cui la storiografia ha perduto la capacità di ordinare gli eventi in sequenze logicamente coerenti e orientate in vista di un fine (la libertà, la pace mondiale, l'avvento del socialismo); senza contare che "le grandi ed epiche sofferenze collettive si sono allontanate nel tempo di oltre mezzo secolo ed hanno poco senso per le generazioni più giovani", la cui esperienza ha luogo entro un contesto segnato dalla globalizzazione dell'economia e dalla transizione a nuove forme di sovranità statuale (Bodei 1998: 153). Forse proprio la consapevolezza di questa inedita situazione storica e delle aperture che essa comporta (sul piano dei diritti, delle esperienze, delle conoscenze) può contribuire a chiarire se qualche forma di patriottismo sia compatibile con la nuova realtà della cittadinanza cosmopolita.

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

BODEI, R., Il noi diviso. Ethos e idee dell'Italia repubblicana, Torino, Einaudi 1998.
HABERMAS, J., "Cittadinanza politica e identità nazionale. Riflessioni sul futuro dell'Europa" (1991), in J. Habermas, Morale, Diritto, Politica, Torino, Einaudi, 1992, pp. 105-138.
LANARO, S., Patria, Venezia, Marsilio 1996.
ROSATI, M., Il patriottismo italiano. Culture politiche e identità nazionale, Roma-Bari, Laterza 2002.
RUSCONI, G. E., Patria e repubblica, Bologna, Il Mulino 1997.
TOMMASEO, N., Dizionario dei sinonimi (1830), cit. da P. Melograni, Dieci perché sulla repubblica, 1994, p. 178; cit. da R. Bodei, Il noi diviso, op.cit., p. 192 n.1.



Festeggiamenti per l'indipendenza della repubblica del Montenegro in seguito al referendum del 21/05/2006 (Foto: Associated Press)


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