Ospitalità


(Foto: Scott Nelson)

Nessuno ha in origine maggior diritto di un altro ad una porzione determinata della terra.
I. Kant, Per la pace perpetua. Progetto filosofico

L'ospitalità ha le sue leggi. Esse non sono scritte, ma fanno parte dei valori e dei principi di una civiltà. Comportano talora dei diritti, talaltra dei doveri.
Alcuni popoli sono più ospitali di altri: generalmente, quelli che sono rimasti più vicini alla terra e che, anche se poveri, vivono in grandi spazi. I Paesi industrializzati, in ossequio a una fredda razionalità, hanno dovuto disimparare l'ospitalità. Il tempo è prezioso; lo spazio, limitato. Regna in essi una mancanza di disponibilità, cioè di generosità e di libertà, perché tutto è calcolato, tutto è misurato. Le porte si chiudono. I cuori, anche. Rimane l'individuo nel suo intimo, un universo in cui il ripiegarsi su se stessi coltiva l'egoismo e la solitudine.
T. Ben Jelloun, Ospitalità francese

"L'ospitalità significa il diritto di uno straniero che arriva sul territorio di un altro stato di non essere da questo trattato ostilmente", scriveva Immanuel Kant nel 1795 (Kant 1795: 301), e aggiungeva che gliela si può rifiutare solo quando ciò non metta in pericolo la sua vita, ma finché si comporta pacificamente non lo si può trattare come un nemico. Spiegava poi che non si tratta di ammetterlo definitivamente ma solo di "un diritto di visita, spettante a tutti gli uomini", cioè un diritto di soggiorno temporaneo che deriverebbe dal fatto della sfericità della Terra e dal fatto, conseguente, che "gli uomini non possono disperdersi isolandosi all'infinito, ma devono da ultimo rassegnarsi a incontrarsi e a coesistere" (Kant 1795: 302). L'aumento della frequenza degli incontri fra individui di paesi diversi avrebbe creato una consuetudine giuridica di scambi e associazioni preparando la strada per l'affermazione di un ordinamento mondiale cosmopolitico.
Il saggio di Kant è importante per almeno due ragioni: anzitutto perché affronta il problema delle "relazioni morali e legali tra gli individui attraverso le comunità delimitate da confini", cioè asserisce l'esistenza di uno spazio giuridico "cosmopolitico" che non coincide né con il diritto statuale (le relazioni giuridiche fra persone entro uno stesso stato) né con il diritto internazionale (le relazioni giuridiche fra stati), ma concerne le relazioni giuridiche fra persone e stati stranieri (Benhabib 2004). In secondo luogo, e di conseguenza, è importante perché, a proposito dell'ospitalità, afferma che si tratta del diritto degli stranieri che si trovano sul territorio altrui: non è semplicemente filantropia, socievolezza, generosità o pietà, ma un diritto che appartiene a tutti gli esseri umani in quanto potenziali cittadini di una repubblica mondiale.

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

BENHABIB, S., The Rights of Others. Aliens, Residents and Citizens, Cambridge, Cambridge University Press 2004.
BEN JELLOUN, T., Ospitalità francese (1984), Roma, Editori Riuniti 1998.
KANT, I., "Per la pace perpetua. Progetto filosofico" (1795), in I. Kant, Scritti politici, Torino, Utet 1956, pp. 283-336.


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