Migrante, emigrante, immigrante


Spiaggia di Vung Tau, Vietnam, 1995
(Foto: Sebastiao Salgado)

Un migrante si trova per definizione in una situazione 'bastarda', nel senso che 'non è più e non è ancora', è uscito dal suo spazio sociale e culturale ma non è entrato, se non di soppiatto e marginalmente, in quello nuovo in cui vorrebbe inserirsi. Ciò si riflette nell'estrema varietà di forme e di reti sociali e culturali cui i migranti danno vita o si adattano nei paesi di destinazione. Adattamenti puramente individuali e utilitaristici coesistono con reti informali, più o meno derivate da solidarietà familiari o di altro tipo dei paesi d'origine. Non solo: adattamenti diversi sul piano delle scelte o delle necessità professionali, sociali ed economiche non escludono il mantenimento di diversi legami culturali o d'altro tipo (tra cui, evidentemente, anche religiosi) con le società di origine. In breve, non esiste alcuna identità collettiva, culturale, etnica, o religiosa del migrante in quanto tale, ma esistono tante identità plurali quante sono le appartenenze di soggetti che si trasformano nel corso della loro esperienza, che è per definizione 'di passo'.
A. Dal Lago, Non-persone. L'esclusione dei migranti in una società globale

Nella letteratura sociologica recente il termine "migranti" ha ormai affiancato e talvolta sostituito il più consueto e ordinario "emigranti", soprattutto nella pubblicistica più critica delle politiche di ammissione dei governi dei paesi occidentali. La variazione lessicale, di per sé poco significativa, risulta più aderente al linguaggio delle organizzazioni internazionali (migrant in francese e in inglese) e segnala un mutamento di prospettiva, ossia il fatto che non siamo più "noi" (italiani, irlandesi, polacchi) a emigrare, ma sono "gli altri" a spostarsi, a migrare, appunto, dai loro paesi verso altri luoghi in cerca di migliori opportunità di vita e di lavoro. In questo senso il termine può contribuire a mettere a fuoco alcune caratteristiche dei fenomeni migratori contemporanei.
Mentre le grandi migrazioni tra fine Ottocento e inizio Novecento si indirizzarono soprattutto dall'Europa (e in misura minore, dall'Asia) verso le Americhe, quelle di oggi si svolgono dall'Africa e dall'Asia in molteplici direzioni: Estremo Oriente, Europa, Medio Oriente, Nord America. Non solo, ma per effetto dei fenomeni che ormai si suole definire di globalizzazione, le comunicazioni sono più agevoli che in passato, gli spostamenti sono in generale più rapidi, danno luogo a permanenze più brevi (non sempre per decisione dei migranti) o a trasferimenti successivi da una destinazione a un'altra, ritenuta più vantaggiosa o ospitale. L'accresciuta mobilità territoriale, l'eccezionale intensificazione della circolazione di informazioni, la globalizzazione del mercato e l'aumento delle guerre regionali hanno provocato la crescita ininterrotta del numero dei migranti, che nell'anno 2002 era stimato intorno al tre per cento della popolazione mondiale, ovvero 175 milioni, più del doppio rispetto all'anno 1975. Anche la distribuzione per continenti è un dato significativo: la maggior parte dei migranti vive in Europa (circa 56 milioni), in Asia (50 milioni) e in Nord America (41 milioni); ciò significa che nei paesi più sviluppati del mondo la presenza dei migranti equivale a poco meno del dieci per cento della popolazione complessiva. Inoltre i migranti sono ormai attori economici rilevanti non solo nei paesi ospiti, alla cui prosperità contribuiscono ormai in modo significativo, ma anche per i paesi d'origine: la Divisione Popolazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite stima che per il solo anno 2000 le rimesse dei migranti abbiano aumentato il Prodotto Interno Lordo di El Salvador, Eritrea, Giamaica, Giordania, Nicaragua e Yemen di più del dieci per cento.
Ciò nonostante, rimane difficile definire con certezza la condizione di migrante sotto il profilo giuridico. La "Convenzione internazionale per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie", stipulata nel 1990 ed entrata in vigore il 1° luglio 2003, definiva migrante "una persona che dev'essere impegnata o che è stata impegnata in un'attività retribuita in uno stato di cui lui o lei non detiene la nazionalità" (UNHCHR 1990: art. 2, par. 1). Nel rapporto 1998 alla 54a sessione della Commissione per i Diritti Umani dell'O.N.U. si legge invece che "Il termine 'migrante' [...] dovrebbe essere inteso come riferito a tutti i casi in cui la decisione di migrare è presa liberamente dall'individuo in oggetto, per ragioni di 'convenienza personale' e senza intervento di un fattore costrittivo esterno" (UNHCHR 1998). Nel 2002, tuttavia, in una relazione alla stessa Commissione per i Diritti Umani, Gabriela Rodriguez Pizarro ha proposto di estendere la definizione di migranti anche a

(a) persone che si trovano al di fuori del territorio dello stato di cui possiedono la nazionalità o di cui sono cittadini, non sono soggetti alla protezione legale di esso e sono nel territorio di un altro stato;
(b) persone che non godono del riconoscimento legale generale di diritti che è inerente alla concessione, da parte dello stato ospite, della qualifica di rifugiato, di naturalizzato o di una condizione simile;
(c) persone che non godono neppure della protezione legale generale dei loro diritti fondamentali per effetto di accordi diplomatici, di visti o di altri accordi. (Rodriguez Pizarro 2002)

Una definizione tanto ampia riflette la difficoltà, in cui si trovano governi e agenzie internazionali, di distinguere fra migranti e profughi, fra chi lascia il proprio paese in cerca di migliori condizioni di lavoro, o di esistenza, e chi lo fa perché costretto da persecuzioni politiche, guerre, crisi economiche, degrado ambientale o da una combinazione di questi fattori. In modo più esplicito si potrebbe dire che

Il confine fra migranti e profughi è oggi puramente convenzionale, visto che pressoché tutti i paesi di emigrazione sono governati, con l'assenso se non con la connivenza esplicita delle democrazie ricche, da dittature e regimi autoritari, in cui i diritti umani vengono quotidianamente violati. 'Migrare' […] significa che […] una pluralità di individui, provvisti di progettualità e di aspettative diverse, sono disponibili a cercarsi delle chances di vita dove queste sono possibili o promesse. (Dal Lago 1999: 252)

Si tratta di una delle più gravi contraddizioni della globalizzazione, poiché i paesi più potenti difendono il diritto alla circolazione di merci, capitali, idee e persone, ma solo quando ciò favorisce i loro interessi o può da loro esser controllato; i cittadini dei paesi poveri sono invece privi di quella stessa libertà di circolazione e sono costretti a vivere nei propri paesi d'origine o a trasferirsi in modo illegale o clandestino. D'altra parte i governi delle democrazie ricche sono spesso conniventi con governi autoritari o dittatoriali e li finanziano allo scopo di ottenere la loro collaborazione nel controllo dei flussi migratori, disinteressandosi delle violazioni dei diritti umani perpetrate da tali governi (Dal Lago 1999).

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

DAL LAGO, A., Non-persone. L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli 1999.
RODRIGUEZ PIZARRO, G., "Human rights of migrants", United Nations Commission on Human Rights, 57th session (A/57/292), Note by the Secretary-General, 9 August 2002.
UNESCO, "Migrant", in Portale delle scienze umani e sociali, URP: http://portal.unesco.org/shs/en/ev.php-URL_ID=3020&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html (consultato il 15/12/2006).
UNHCHR (UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS), "International Convention on the Protection of the Rights of All Migrant Workers and Members of Their Families" (1990), in: http://www.unhchr.ch/html/menu3/b/m_mwctoc.htm (consultato il 15/12/2006).
UNHCHR (UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN RIGHTS), "Measures to improve the situation and ensure the human rights and dignity of all migrant workers. Report of the working group of intergovernmental experts on the human rights of migrants submitted in accordance with Commission on Human Rights resolution 1997/15", 54th session, 1998, in:
http://www.unhchr.ch/Huridocda/Huridoca.nsf/TestFrame/e696166bf66373f3c12566180046b9c6 (consultato il 15/12/2006).
UNITED NATIONS, POPULATION DIVISION, International Migration Report 2002 (document ESA/P/WP.178), 2002, in: http://www.unpopulation.org (consultato il 15/12/2006).



(Foto: Salah Jabeur)


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