La cittadinanza secondo Marx

Sarà sempre un errore non leggere e rileggere e discutere Marx. E insieme a lui, tanti altri – anche al di là della 'lettura' o della 'discussione' di scuola. Sarà sempre un errore, un venir meno della responsabilità teorica, filosofica, politica. Da quando la macchina per far dogmi e gli apparecchi ideologici 'marxisti' (Stato, partito, cellule, sindacati e altri luoghi di produzione dottrinale) sono in via di estinzione, non abbiamo più scuse, solo alibi, per distoglierci da questa responsabilità. Non ci sarà altrimenti avvenire. Non senza Marx, nessun avvenire senza Marx. Senza la memoria e l'eredità di Marx: e comunque di un certo Marx, del suo genio, di uno almeno dei suoi spiriti.
[...] Non c'è bisogno di essere marxista o comunista per cogliere questa evidenza. Noi tutti abitiamo un mondo, certuni direbbero una cultura, che conserva, in maniera più o meno direttamente visibile e a una profondità incalcolabile, il marchio di questa eredità.
J. Derrida, Spettri di Marx

C'è oggi nel mondo un discorso dominante, o che piuttosto si avvia a diventare dominante, circa l'opera e il pensiero di Marx, il marxismo (che forse è altra cosa), e tutte le figure passate dell'Internazionale Socialista e della rivoluzione universale, a proposito della decostruzione più meno lenta di un modello rivoluzionario di ispirazione marxista, e il crollo rapido, precipitoso, recente, delle società che hanno cercato di metterlo in atto, almeno in ciò che per il momento chiameremo, citando ancora il Manifesto, la 'vecchia Europa'. [...] E' sempre la stessa solfa e lo stesso ritornello.
Al ritmo di un passo cadenzato proclama: Marx è morto, il comunismo è morto, davvero morto, con le sue speranze, il suo discorso, le sue teorie e le sue pratiche, viva il capitalismo, viva il mercato, sopravviva il liberalismo economico e politico!
[...] un tale scongiuro trionfante si sforza in verità di negare, e perciò dissimulare, che mai, mai e poi mai nella storia, l'orizzonte di cui si celebra la sopravvivenza (tutti i vecchi modelli del mondo capitalista e liberale) è stato così cupo, minaccioso e minacciato.
J. Derrida, Spettri di Marx


Nella Questione ebraica (1844) di Karl Marx si può trovare la formulazione originale di un celebre argomento, poi ripreso dalla letteratura politologica marxista, contro quello che Marx stesso definiva diritto borghese:

Nessuno dei cosiddetti diritti dell'uomo oltrepassa dunque l'uomo egoista, l'uomo in quanto è membro della società civile, cioè individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato e isolato dalla comunità. (Marx 1844: 178)

In altre parole, la rivoluzione francese avrebbe realizzato soltanto l'emancipazione politica, che conferisce all'uomo la libertà di professare una religione, di possedere una proprietà, di svolgere un mestiere, e separa così il borghese, l'"egoista indipendente", dal cittadino, cioè la persona morale, membro della comunità politica. L'autentica emancipazione umana, invece, sarebbe quella che libera l'uomo dall'oppressione generata dalla religione, dalla proprietà, dal lavoro egoistico, che riconcilia l'uomo naturale con il cittadino abolendo il denaro, e quindi l'individualismo egoista che impedisce la vera comunità.
Da questo argomento deriva l'altro, anche più noto, secondo cui i diritti di cittadinanza sarebbero gli strumenti con cui le élite dominanti tentano di integrare e neutralizzare i nuovi attori politici che emergono dalle lotte dei gruppi svantaggiati; il risultato, sempre secondo l'argomento, è che il cittadino è nutrito e assistito da uno stato in cui il potere effettivo è detenuto da un'élite economica e politica che dà al proprio elettorato solo una parvenza di emancipazione (i cosiddetti diritti politici, civili, sociali, appunto).
Non si tratta tuttavia di argomenti definitivi. Infatti, è pur vero che l'estensione dei diritti di cittadinanza è stata (ed è tuttora) il risultato di una lotta per il potere e per il consenso, che le concessioni o le conquiste di diritti sono state (e sono) spesso piuttosto formali che sostanziali e i diritti hanno incontrato spesso un'applicazione piuttosto selettiva, legata a fattori quali il genere, il grado di istruzione, il censo, l'etnia: spesso sono resi accessibili solo a certi gruppi sociali, o solo in modo parziale, o in porzioni limitate del territorio (si pensi alle difficoltà che i cittadini meno istruiti incontrano nei loro rapporti con la burocrazia, alle differenze anche marcate nella qualità delle prestazioni fornite dalle istituzioni sanitarie di un'area ad alto reddito e da quelle di un'area depressa, o ancora, alle frequenti violazioni dei diritti di soggetti indigenti, marginali, reclusi, stranieri da parte di istituzioni giudiziarie e detentive). Questo fatto, per quanto significativo, non può però mettere in dubbio l'efficacia reale che i diritti di cittadinanza hanno esercitato sulle vite delle persone negli ultimi duecento anni, modificando le condizioni della loro esistenza privata e sociale, e allargando lo spazio della partecipazione politica. Malgrado tutto, i diritti di cittadinanza sono stati lo strumento più efficace, forse l'unico, con cui è stato possibile migliorare la vita dei membri di gruppi sociali svantaggiati o discriminati (Zincone 1992).
Dunque sulla possibilità, o anche sull'opportunità, di dissolvere l'individualismo dei diritti nella comunità umana universale, Marx aveva torto. Aveva però certamente ragione a denunciare l'ipocrisia, e l'astrattezza, dell'emancipazione politica, in virtù delle quali la retorica dei diritti viene impiegata, anche oggi, per mascherare i soprusi di un liberismo indisciplinato che genera diseguaglianze, sfruttamento e sofferenze ingiustificabili. Nell'epoca della globalizzazione i paesi sviluppati o ricchi rivendicano il diritto alla circolazione delle merci, dei capitali, delle idee, e delle persone, ma solo quando ciò rientra nei loro interessi; di tale diritto non godono invece i poveri, che sono costretti a vivere nelle loro società, o che possono spostarsi solo entro i flussi internazionali di manodopera a basso costo regolati dall'arbitrio di stati e mercati.

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

DAL LAGO, A., Non-persone. L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli 1999.
DERRIDA, J, Spettri di Marx. Stato del debito, lavoro del lutto, e nuova Internazionale (1993), Milano, Cortina 1994.
MARX, K., "Sulla questione ebraica" (1844), in Marx-Engels, Opere complete, III, Roma, Editori Riuniti 1976, pp. 158-189.
ZINCONE, G., Da sudditi a cittadini. Le vie dello stato e le vie della società civile, Bologna, Il Mulino 1992.



Granja Agricola, Nord Africa spagnolo, 1997 (Foto: Sebastiao Salgado)


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