Laico, laicismo, laicità


Elezioni politiche in Bahrein, 25/11/2006 (Foto: Karim Sahib )

Lo Stato cristiano non può, per sua essenza, emancipare l'ebreo; ma, aggiunge Bauer, l'ebreo per sua essenza non può venir emancipato. Fino a che lo Stato rimane cristiano e l'ebreo ebreo, ambedue saranno egualmente incapaci tanto di concedere che di ricevere l'emancipazione.
K. Marx, Sulla questione ebraica

Nell'interpretazione corrente del termine "laico" convivono due dei principali significati originari, ossia 1) "appartenente al popolo" (quindi non facente parte di un ceto elevato e ristretto: anzitutto del clero; si contrappone appunto a "chierico") e 2) "aderente ai principi e degli ideali del laicismo" (l'atteggiamento di chi sostiene la necessità di escludere le dottrine e le istituzioni religiose da ogni aspetto del funzionamento delle istituzioni statuali, e di mantenere lo stato neutrale in materia di religione).
Così per il primo senso "laico" si contrappone a "chierico" (cattolico,

musulmano, ebreo, buddista, eccetera), per il secondo si contrappone a "confessionale", integralista", "fondamentalista" (cioè a quegli atteggiamenti per cui le istituzioni politiche dovrebbero imporre a tutti l'osservanza dei principi e dei precetti della dottrina religiosa dominante); sempre in questo senso "laico" si contrappone anche a "clericale", ove clericalismo designa la convinzione secondo cui il clero dovrebbe ricoprire posti di responsabilità nella gerarchia statale e politica.
La posizione dello stato in materia di religione determina la portata e il campo di validità dei diritti di cittadinanza: uno stato laico riconosce ai propri cittadini diritti più ampi ed estesi di uno stato confessionale. Ma ci sono naturalmente modi diversi di intendere la laicità, a seconda che la si intenda in rapporto alla libertà oppure in rapporto al valore e all'identità.


1. Laicità e libertà, ovvero: proibizionisti e neutralisti

Una prima differenza nell'interpretazione della laicità si fonda sull'importanza relativa accordata alla libertà individuale. Per comodità, distinguiamo fra due interpretazioni-tipo, ovvero tra la proibizione di ogni associazione religiosa nell'attività dello stato (ciò che alcuni chiamano "laicismo") e la neutralità fra le diverse religioni (Sen 2005). Per un esempio di proibizione, si pensi alla legge sul principio di laicità varata nel 2004 dal governo francese che vieta l'esibizione di tutti i simboli religiosi nelle scuole pubbliche, dal velo islamico alla croce cristiana: in quanto spazio pubblico statale, la scuola impone di riservare le scelte religiose (e i loro simboli) all'ambito che lo stato definisce loro proprio, quello privato. Per un esempio di neutralità, si consideri invece l'India, ad esempio, ove lo stato rimane "equidistante" dalle diverse religioni, in ossequio a una tradizione millenaria che ha fatto dell'India la "casa comune" di indù, buddisti, jainisti, ebrei, cristiani, musulmani, parsi, sikh, bahai e altri ancora: lo spazio pubblico si ritiene talmente tollerante da dover rispettare la libertà dei singoli di esibire simboli religiosi (Sen 2005: 30-34). Ciò non significa necessariamente indifferenza passiva: la neutralità può anche significare che se la collettività democratica ritiene giusto proteggere le istituzioni religiose (con finanziamenti, sussidi, sgravi fiscali, ecc.) può certamente farlo, a patto che tratti tutte nello stesso modo (nei vari sensi del termine: tutti con lo stesso metro, o i diversi con metro diverso).


2. Laicità e identità, ovvero: ciechi o sensibili

Una seconda differenza riguarda invece l'importanza relativa accordata ai diritti collettivi. Com'è noto, l'interpretazione classica della teoria liberale vuole che il governo resti neutrale in tema di concezioni della vita buona, dunque che garantisca a tutti i cittadini lo stesso diritto di perseguire la propria "ricerca della felicità", senza distinguere fra le scelte di un cattolico, un protestante, un musulmano o un ateo. Un'altra interpretazione asserisce invece che, malgrado sia impegnata a proteggere i diritti fondamentali degli individui, una comunità politica è anche caratterizzata da un'identità specifica costituita da una cultura particolare (storia, valori, tradizioni, religione) che i cittadini, collettivamente, hanno il diritto-dovere di difendere e perpetuare (Taylor 1999).
Per un caso della prima concezione, si pensi agli Stati Uniti d'America, ove lo stato è "cieco nei confronti delle differenze", ossia ritiene inammissibili restrizioni dei diritti individuali in nome di fini collettivi parziali; e giudica discriminante l'adozione da parte del governo di fini collettivi in nome e in favore di un gruppo particolare, quali ad esempio il finanziamento statale a un'istituzione religiosa.
Per la seconda concezione, si pensi al caso della Repubblica italiana, ove la Chiesa cattolica ha goduto di un trattamento privilegiato da parte dello stato rispetto agli altri culti: agevolazioni fiscali, insegnamento della religione nelle scuole statali, esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e dei tribunali. Tale trattamento, che sarebbe ingeneroso ridurre a puro opportunismo dettato da interessi elettorali, si giustifica sulla base di un'interpretazione "comunitaristica" della democrazia liberale, secondo cui il cattolicesimo sarebbe una componente essenziale dell'identità italiana, che lo stato laico e democratico, proprio in quanto espressione della cultura maggioritaria, dovrebbe difendere e salvaguardare. Come dire che la comunità politica del popolo italiano avrebbe diritto (un diritto collettivo, si badi) alla difesa della propria cultura e dei propri valori, nella misura in cui ciò non lede i diritti fondamentali dei cittadini e dei non cattolici. Sembrerebbero indicare in questa direzione recenti e discussi pronunciamenti del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto (25/3/2005) e del Consiglio di Stato (sentenza n. 265 del 13/02/2006) che difendono la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche definendolo non solo un simbolo "della civiltà italiana", ma addirittura della laicità dello stato: secondo gli eminenti membri del Consiglio di Stato, infatti, "i valori certamente laici [...] di cui è pervasa la società italiana" hanno un'"origine religiosa", pertanto il crocifisso deve essere considerato "un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato". Anzi, aggiungono, "Nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo".
La realtà contemporanea dell'immigrazione offre l'opportunità di riconsiderare convinzioni consolidate, tra cui la peculiare interpretazione italiana della laicità: la presenza all'interno della collettività democratica (il demos) di "altri" (stranieri, estranei, migranti) che non appartengono allo stesso ethnos, cioè "che non condividono le memorie e i costumi della cultura dominante pone ai governi democratici una sfida per riarticolare il significato dell'universalismo democratico" (Benhabib 2004: 211-212). Questa sfida può contribuire alla crescita dei sistemi politici liberali, a condizione che elettorati e governi riconoscano che lo stato democratico di diritto non è una comunità circoscritta e autosufficiente, ma piuttosto un'istituzione impegnata a negoziare fra concezioni divergenti dei diritti e delle libertà, e a sperimentare, nel tempo, i modi più efficaci per garantire a tutti tali diritti e libertà.
In mancanza di tale condizione, gli articoli 3 e 8 della Costituzione rimarranno inapplicati: parafrasando Orwell si potrebbe dire che in Italia "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", ma la religione cattolica è più eguale delle altre.

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

BENHABIB, S., The Rights of Others. Aliens, Residents and Citizens, Cambridge, Cambridge University Press 2004.
SEN, A., L'altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana, Milano, Mondadori 2005.
TAYLOR, C., "The Politics of Recognition", in A. Gutman (a cura di), Multiculturalism and "The Politics of Recognition", Princeton, Princeton University Press 1992, pp. 25-73.



Chiesa a Dolovo, Serbia, 1999 (Foto: Milan Aleksic)


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