Ius sanguinis, ius soli

Ma in pratica definiscono cittadino chi discende da genitori entrambi cittadini e non da uno solo, ad esempio dal padre o dalla madre, e c'è chi spinge questa esigenza ulteriormente e cioè alla seconda generazione o alla terza o più avanti ancora. Ma, posta tale definizione popolare e grossolana, taluni si domandano: 'quell'antenato di tre o quattro generazioni addietro, come sarà diventato cittadino?'
Aristotele, Politica, III, 2, 1275 b

Con l'espressione "ius sanguinis" si intende l'acquisizione dei diritti di appartenenza etnica e/o civica tramite discendenza biologica, e solitamente, benché non sempre, tramite prova che un genitore era o è membro di un particolare gruppo etnico. Ad esempio sono ebrei i figli biologici di madre ebrea, indipendentemente dall'identità del padre, e come tali hanno diritto alla cittadinanza dello stato di Israele (in base alla cosiddetta "legge del ritorno"). L'acquisizione della cittadinanza per "diritto di sangue" si basa sulla coincidenza di ethnos e demos, cioè sull'idea che per essere un cittadino, cioè per fare parte del demos, occorra essere "uno di noi", cioè appartenere all'ethnos, il popolo connotato in senso etnico-nazionale.
Con "ius soli" si intende invece l'acquisizione dei diritti di cittadinanza tramite nascita in un determinato territorio. Si consideri per tutti il caso francese. I bambini nati in Francia da genitori stranieri hanno diritto alla cittadinanza francese: se si tratta di immigrati regolari, i figli possono diventare francesi all'età di tredici anni su richiesta dei genitori, a sedici anni possono far richiesta loro stessi, a diciotto anni lo diventano automaticamente; negli altri casi, i figli nati in Francia da genitori stranieri hanno egualmente diritto alla cittadinanza a patto che vivano in Francia e frequentino la scuola dell'obbligo. E' facile intuire che lo ius soli è di norma collegato a una concezione civica, anziché etnica, della cittadinanza.
Secondo la legge n. 91 del 1992, in Italia uno straniero può chiedere la concessione della cittadinanza se soddisfa una delle seguenti due condizioni: i) essere stato residente in Italia per almeno dieci anni senza interruzioni ed essere provvisto di un regolare permesso di soggiorno e di residenza in un Comune; oppure, ii) aver sposato un cittadino/a italiano e aver risieduto in Italia per almeno sei mesi dopo le nozze, oppure aver sposato un cittadino/a italiano e aver convissuto per almeno tre anni (se residenti all'estero). Vi sono poi alcuni casi particolari: uno straniero può richiedere la cittadinanza se ha discendenti italiani che hanno vissuto all'estero ma che hanno mantenuto la cittadinanza italiana; se ha prestato servizio per almeno cinque anni in impieghi statali; se ha reso "eminenti servizi all'Italia".
Inoltre, uno straniero che ottenga la cittadinanza italiana la trasmette al coniuge e alla prole, se i figli vivono con lui (o lei). Nel caso invece di stranieri privi di cittadinanza, i loro figli acquistano la cittadinanza in uno dei seguenti casi: i) quando uno dei due genitori è cittadino italiano, ii) quando nessuno dei due è cittadino italiano ma la legge dei loro paesi impedisce loro di trasmettere la cittadinanza al figlio. In ogni caso, il figlio nato in Italia da stranieri privi di cittadinanza acquisisce comunque la cittadinanza italiana se è stato residente ininterrottamente in Italia fino al compimento del 18° anno di età e se, una volta maggiorenne, dichiara di voler acquisire la cittadinanza italiana. Vale la pena di notare che, secondo la legge italiana, lo straniero che ottiene la cittadinanza italiana non è obbligato a rinunciare alla cittadinanza del suo paese d'origine.

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

BENHABIB, S., The Rights of Others. Aliens, Residents and Citizens, Cambridge, Cambridge University Press 2004.



Centro per l'assistenza all'infanzia di Pacaembu, San Paolo del Brasile, 1996
(Foto: Sebastiao Salgado)


Copyright e uso corretto

Senza Patria - Indice