Giacobini


Maximilien François Isidore de Robespierre

Cittadini, volete una rivoluzione senza la rivoluzione? [...] Chi può segnare il punto preciso in cui dovevano spezzarsi i flutti dell'insurrezione popolare? A questo prezzo quale popolo potrà mai rompere il giogo della tirannia? [...] Piangete anche le vittime colpevoli, riservate alla vendetta delle leggi, che sono cadute sotto la spada della giustizia popolare; ma che il vostro dolore abbia un termine, come tutte le cose umane. Conserviamo qualche lacrima per le disgrazie più commoventi.
M. Robespierre, Discorso ai girondini, 5 novembre 1792

È dolce immaginare costituzioni politiche rispondenti alle esigenze della ragione [...]; ma è temerario proporle ed è colpevole sollevare il popolo per abolire la costituzione esistente.
I. Kant, Se il genere umano sia in costante progresso verso il meglio



Nel 1787, Luigi XVI fece uccidere ottomila persone di ogni età e sesso a Parigi, nella via Melée e al Ponte Nuovo. La monarchia rinnovò questi fatti al campo di Marte; la monarchia impiccava nelle prigioni, gli annegati che si raccoglievano dalla Senna erano sue vittime, c'erano quattrocentomila prigionieri, si impiccavano ogni anno quindicimila contrabbandieri, si
mettevano alla ruota tremila uomini, c'erano a Parigi più prigionieri di oggi [...] Insensati che siamo, mettiamo un lusso metafisico nello sfoggio dei nostri princìpi, e i re, mille volte più crudeli di noi, dormono tra i delitti.
L. de Saint Just, Rapporto a nome del Comitato di salute pubblica e del Comitato di sicurezza generale sulle persone incarcerate, presentato alla Convenzione nazionale nella seduta dell'8 ventoso dell'anno II della repubblica [cit. da Bodei 1991: 430]

Fondato nel 1789, il movimento politico dei giacobini (dal collegio dei Jacobins in rue Saint Honoré, a Parigi, ove teneva le proprie riunioni), divenne in breve tempo il più forte e influente tra i club politici della rivoluzione francese, malgrado le successive scissioni ed epurazioni: nato come club monarchico-costituzionale assunse poi un orientamento democratico e repubblicano (i dissidenti monarchici diedero vita al club rivale dei "foglianti") e dopo il 1792 subì la scissione dei "girondini", favorevoli alla guerra contro le potenze assolutiste; fra il 1792 e il 1794 fu guidato da Robespierre e Saint-Just, che lo portarono al potere instaurando la dittatura del Comitato di salute pubblica. Durante il periodo detto "del Terrore" (luglio 1793-luglio 1794) il Comitato di salute pubblica fu direttamente o indirettamente responsabile della morte di circa trentamila persone (quarantamila, secondo G. Lefebvre in Bodei 1991: 431 n.)
Nel corso della rivoluzione francese i giacobini elaborarono un concetto di cittadinanza particolarmente esigente: il radicalismo giacobino riportò in auge il concetto classico-repubblicano, rielaborato alla luce delle teorie di Jean-Jacques Rousseau:

Al pari di Rousseau, i giacobini credono che quanti separano la morale dalla politica siano votati a non comprendere mai niente né di morale, né di politica. Sanno, inoltre, [...] che in una repubblica [...] la rinuncia al proprio interesse in favore del bene comune costituisce la somma di tutte le virtù particolari. Essere virtuosi non significa, dunque, per i giacobini, curare la propria perfezione morale in quanto privati, bensì conformarsi rigorosamente alle norme che producono i buoni cittadini. (Bodei 1991: 395)

La rivoluzione giacobina va intesa come lo sforzo di fondare la cittadinanza come identità dominante di ogni francese a scapito di ogni altra fedeltà (religione, famiglia, ceto), e di instillare nelle coscienze la virtù repubblicana con la forza dello stato: l'essenza della virtù consiste nell'identificazione convinta con i dettami della volontà generale, ovvero con l'assoluto costituito dal popolo e dalla rivoluzione, che non ammette dissenso né compromessi. Contro l'opinione di Bernard de Mandeville, per il quale la prosperità pubblica si fonda su un retroterra implicito di egoismi e vizi privati, i giacobini seguono Rousseau nel sostenere che "i vizi privati sono e restano vizi pubblici e individualismo e pluralismo producono solo miseria, egoismo e corruzione politica" (Bodei 1991: 415): dunque per estirparli è lecito ricorrere alla violenza.
I giacobini non furono tuttavia fanatici assetati di sangue, ma praticarono il terrore al fine di salvare la repubblica, convinti che in tempi di rapide e violente trasformazioni il processo rivoluzionario non possa arrestarsi, pena il fallimento. Di fronte al pericolo di invasione, alle rivolte interne, alla penuria alimentare, al malcontento popolare, ai tradimenti, i rivoluzionari cercarono di impedire la corruzione della repubblica, di tenere il passo con il cambiamento in corso, anche se ciò significò prendere decisioni radicali e impietose. Come ha scritto Remo Bodei,

Nel dramma del Terrore è racchiusa una verità rimossa: quella dell'origine conflittuale e cruenta della democrazia moderna, che non è nata certo – alla Benjamin Constant – unicamente dal 'piacere della vita privata' e dal relativo disinteresse nei confronti della politica come 'partecipazione', ma da movimenti sussultori della società europea e americana, che hanno visto dapprima grandi masse mobilitarsi e combattere per raggiungere obiettivi di maggiore libertà ed eguaglianza: solo dopo è stato possibile delimitare e ritagliare zone protette di vita privata all'interno delle istituzioni sorte da quell'impatto violento. (Bodei 1991: 428)

Nella pratica politica inaugurata dai giacobini, d'altro canto, si possono rinvenire le premesse di una nuova concezione della lotta politica, che considera la violenza uno strumento non solo efficace, ma anche legittimo, quando viene posto al servizio della giustizia e della libertà.
E' ciò che Michael Walzer ha definito "politica radicale", i cui precedenti si troverebbero nella rivoluzione inglese del XVII secolo: nel corso della transizione da una certa forma di società tradizionale a una forma di società moderna appare un gruppo di uomini che si ritengono "gli eletti" (i puritani di Oliver Cromwell) e cercano un nuovo ordine; adottano una rigida disciplina e un atteggiamento bellicoso, hanno cieca fiducia nel proprio compito e nelle proprie forze; formano un'organizzazione volontaria ed egualitaria tramite un patto che testimonia di un impegno formale, impersonale, ideologico, che deve essere sempre messo alla prova; realizzano un nuovo tipo di politica, che cerca di universalizzare la santità (o la virtù), e sperimenta nuove forme, seppure in modo rigidamente controllato; ha un ruolo storico poiché è una risposta creativa alle difficoltà del cambiamento (Walzer 1965).
Con i giacobini tuttavia l'impiego della violenza ai fini della virtù (la versione secolarizzata della santità puritana) raggiunge nuove altezze, vertiginose e rischiose: "nel dichiarare pubblicamente la razionalità – seppure transitoria – della violenza, essi hanno posto le premesse per la sua pianificazione, nella forma della serializzazione della morte" (Bodei 1991: 429-430).

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

BODEI, R., Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità: filosofia e uso politico, Milano, Feltrinelli 1991.
KOSELLECK, R., Critica illuminista e crisi della società borghese (1959), Bologna, Il Mulino 1972.
SALVADORI, M.L. (a cura di), Enciclopedia storica, Bologna, Zanichelli 2000.
SCHAMA, S., Cittadini. Cronaca della rivoluzione francese, Milano, Mondadori 1989.
WALZER, M., The Revolution of the Saints. A Study in the Origins of Radical Politics, Cambridge, Harvard University Press 1965.
WALZER, M., "Citizenship", in T. Ball, J. Farr e R. L. Hanson (a cura di), Political Innovation and Conceptual Change, Cambridge, Cambridge University Press 1989, pp. 211-219.


Copyright e uso corretto

Senza Patria - Indice