Fratelli

Noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli.
Giacché chi oggi versa il suo sangue con me
sarà mio fratello: per quanto di bassi natali,
in questo giorno si farà nobile la sua condizione.
W. Shakespeare, Enrico V (IV, iii)

l'affinità tra il Cristianesimo e la rivoluzione [...] spiega l'apparire, accanto alla libertà e all'uguaglianza, della fratellanza, per completare quella che era sentita come un'altra Trinità.
F. Furet, M. Ozouf, Dizionario critico della Rivoluzione francese

L'aspirazione all'unità che emerge dall'affermazione coranica 'I credenti sono tutti fratelli' struttura profondamente l'immaginario collettivo islamico.
R. Guolo, L'Islam è compatibile con la democrazia?

Nella retorica della politica moderna, la fratellanza designa il legame naturale e innato che unisce tutti i membri di una nazione: i "fratelli d'Italia", gli "enfants de la patrie", e testimonia di come anche nella tradizione moderna, liberale e individualistica, permangano elementi di quella concezione organica della società che proprio le moderne teorie del contratto sociale volevano eliminare.
L'idea dei cittadini come fratelli, e della nazione come una grande comunanza naturale e spirituale (anziché come semplice associazione volontaria), si coniuga bene con la concezione romantica della politica, secondo cui una volontà provvidenziale avrebbe assegnato alle comunità spirituali (le nazioni) compiti sacri, ideali, supremi: si va dalla lotta per riconquistare la propria unità originaria, ossia la libertà dallo straniero, all'affermazione del primato della propria razza o civiltà; in tutti i casi, compiti talmente sacri da esigere, se necessario, anche il sacrificio della vita, propria e altrui. E' la concezione che alimenta i nazionalismi ottocenteschi, nelle varie declinazioni democratiche, espansionistiche, imperialistiche.
Non si tratta tuttavia di un'idea recente, visto che attraversa tutta la storia del concetto del politico e della democrazia, dalla necessità "genealogica" che obbliga le città-stato greche, sempre rivali fra loro, ad allearsi contro i barbari stranieri, sino alla rivoluzione francese, che proclama fra i suoi principi anche la cristiana fraternité; dai fratelli d'Italia del Risorgimento sino all'art. 52 della Costituzione repubblicana ("La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino"), giù giù sino alle recenti interpretazioni etniche o genealogiche della cittadinanza. La fratellanza è insomma un concetto costitutivo del legame fra nascita e comunità politica, fra cittadinanza e nazione, che determina in modo caratteristico la tradizione occidentale del diritto, dell'etica e della politica, anche democratica.
Come ha mostrato Jacques Derrida, tale tradizione assegna, in linea con i suoi precedenti greci, ebraici e soprattutto cristiani (non diversamente accade nella tradizione islamica) la prevalenza alla figura del fratello:

Fraternalismo, confraternita, comunità di fratelli che fraternizzano: vi si privilegia al tempo stesso l'autorità maschile del fratello (che è anche un figlio, un marito, un padre), il genealogico, il famigliare, la nascita, l'autoctonia e la nazione. E anche quando queste implicazioni vengono contestate nel loro senso letterale, per esempio dicendo che non si sta parlando della famiglia naturale e biologica (come se la famiglia fosse puramente naturale e biologica) o che la figura del fratello non è che una figura simbolica e spirituale, questo non spiega come mai si mantenga e si privilegi questa figura rispetto a quella della sorella, della cugina, della figlia, della moglie o dello straniero, o di chiunque, di uno qualunque, ecc. (Derrida 2003: 91; Derrida 1994)

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

DERRIDA, J., Politiche dell'amicizia (1994), Milano, Cortina 1995.
DERRIDA, J., Stati canaglia. Due saggi sulla ragione (2003), Milano, Cortina 2003.



Riservisti dell'esercito israeliano (Foto: Rita Castelnuovo, 2006)


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