Diritti di cittadinanza


Agricoltori di Cuiabà nel Sergipe (Brasile) esultano dopo
aver ottenuto l’assegnazione delle piantagioni che coltivavano, 1996 (Foto: Sebastiao Salgado)

Nel corso del XX secolo la cittadinanza è venuta ovunque configurandosi, malgrado le differenze tra i vari casi e tipi nazionali, come titolo al godimento di diritti, per ragioni sia storico-politiche sia filosofico-giuridiche: basti pensare alla questione delle nazionalità esplosa subito dopo la prima guerra mondiale, in un'Europa che contava milioni di apolidi privi di diritti (proprio perché privi di stato), o allo sviluppo del cosiddetto "stato sociale" (Welfare state), che garantiva ai propri membri protezione e cura ben al di là di quanto prescrivessero le dottrine giusnaturaliste. È in effetti come problema di chi abbia titolo al godimento di quali diritti che si pone oggi la questione della definizione e dell'attribuzione della cittadinanza.
Come ha scritto T. H. Marshall, la cittadinanza è la condizione necessaria dell'esistenza politica di un individuo, è una prerogativa conferita a tutti coloro che sono membri a pieno titolo della comunità politica. Tutti coloro che possiedono tale prerogativa sono eguali, relativamente ai diritti e doveri a essa associati (naturalmente, nei fatti, non è sempre così: da qui l'esigenza di una

"cittadinanza differenziata"). Se è vero che gli esseri umani condividono una condizione fondamentale di eguaglianza in quanto appartengono alla stessa specie, allora si può dire che la cittadinanza l'abbia arricchita aggiungendovi ciò che Marshall chiama "una nuova sostanza", che in età moderna è stata articolata attraverso un insieme ampio e differenziato di diritti. Tali diritti possono essere raggruppati in tre tipi distinti, corrispondenti agli elementi costitutivi della cittadinanza: l'elemento civile, formato dai diritti detti appunto "civili" che garantiscono la libertà individuale (libertà personale, libertà di parola, di pensiero, di coscienza, diritto alla proprietà e a stipulare contratti, diritto alla giustizia di fronte alla legge); l'elemento politico, ovvero il diritto di partecipare all'esercizio del potere (elettorato attivo e passivo); infine, l'elemento sociale, un sottoinsieme indeterminato e variabile di benefici che vanno dal diritto a minime garanzie di sussistenza economica al diritto all'accesso effettivo alla ricchezza societaria nelle sue varie componenti (lavoro, cure mediche, istruzione e così via).
Il concetto di cittadinanza indica "il complesso dei benefici che conseguono dall'ammissione in un sistema politico" (Zincone 1992: 9). I diritti di cittadinanza hanno contribuito a migliorare le condizioni di vita dell'umanità moderna non meno delle conquiste della scienza e della tecnica: "una parte consistente del benessere quotidiano materiale e spirituale [...] dipende [...] dalle regole pubbliche che governano la nostra convivenza, e, in particolare, dall'insieme dei diritti civili, politici e sociali che sono garantiti ai cittadini" (Zincone 1992: 31).
Da un punto di vista sociologico la cittadinanza si può intendere come il risultato di una gara per il potere disputata da élite concorrenti, che tendevano a massimizzare la fedeltà del popolo al proprio regime distribuendo benefici e vantaggi, in un contesto storico in cui l'avvento dell'industrializzazione esercitava una forte pressione sugli assetti sociali vigenti. Questo processo ha avuto caratteri ed esiti diversi, a seconda che la transizione alla modernità economica sia avvenuta tramite l'azione della burocrazia statale e di partiti politici o tramite l'azione di attori economici e di organizzazioni sindacali. Ora, poiché l'estensione dei diritti di cittadinanza è stata (ed è tuttora) il risultato di una lotta per il potere e per il consenso, le concessioni o le conquiste di diritti sono state (e sono) spesso piuttosto formali che sostanziali e i diritti hanno spesso incontrato un'applicazione selettiva, legata a fattori quali il censo, il grado di istruzione, l'etnia, il genere: spesso sono accessibili solo a certi gruppi sociali, o solo in modo parziale, o in porzioni limitate del territorio (si pensi alle difficoltà che i cittadini meno istruiti incontrano nei loro rapporti con la burocrazia, alle differenze anche marcate nella qualità delle prestazioni fornite dalle istituzioni sanitarie di un'area ad alto reddito e da quelle di un'area depressa, o ancora, alle frequenti violazioni dei diritti di soggetti indigenti, marginali, reclusi, da parte di istituzioni giudiziarie e detentive). Non solo, ma nelle "moderne democrazie assistenziali di massa" i diritti di cittadinanza (specie i diritti sociali) hanno assunto il volto del clientelismo e del paternalismo, provocando il ritiro del cittadino dal suo ruolo politico di partecipazione attiva e riducendo la cittadinanza al godimento passivo di prestazioni fornite al cittadino-cliente da amministrazioni statali alla perenne ricerca di consenso (Habermas 1992: 98-99).
Queste considerazioni, per quanto significative, non possono tuttavia mettere in dubbio l'efficacia reale che i diritti di cittadinanza hanno esercitato sulle vite delle persone negli ultimi duecento anni, modificando le condizioni della loro esistenza privata e sociale, e allargando lo spazio della partecipazione politica. Malgrado i limiti e difetti anche seri della loro applicazione, malgrado la funzione politica ambivalente o ambigua che spesso si attribuisce a essi (integrare gli attori sociali marginali o riluttanti, neutralizzare il dissenso sociale, manipolare il consenso politico), i diritti di cittadinanza sono stati lo strumento più efficace, forse l'unico, con cui è stato possibile migliorare la vita dei membri di gruppi sociali svantaggiati o discriminati (Zincone 1992).

Massimo Cellerino, 12/02/2007


Riferimenti bibliografici

HABERMAS, J., Fatti e norme. Contributi a una teoria discorsiva del diritto e della democrazia (1992), Milano, Guerini e associati 1996.
MARSHALL, T.H., Citizenship and social class (1950), ora in T. H. Marshall e T. Bottomore, Citizenship and social class, London-Concord, Pluto Press 1992.
WALZER, M., Obligations. Essays on Disobedience, War, and Citizenship, Cambridge, Harvard University Press 1970.
ZINCONE, G., Da sudditi a cittadini. Le vie dello stato e le vie della società civile, Bologna, Il Mulino 1992.

 


Ruth B. Ginsburg (1993-) e Sandra D. O'Connor (1981-2006), giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America (Foto: Annie Leibowitz)


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