Unità d’intenti, terzo atto. Il mutuo soccorso femminile. Alle origini dei diritti delle donne lavoratrici

16 Maggio 2011

Si conclude sabato 21 maggio nella Soms di Fossano il Convegno in tre atti Unità d’intenti. Le Società di Mutuo Soccorso piemontesi alle origini dello stato sociale dell’Italia unitaria, che ha già visto i primi due atti a Borgomanero (La Mutualità) e a Castellazzo Bormida (L’istruzione).

Tema dell’incontro, promosso da Regione Piemonte, Fondazione Centro per lo studio e la documentazione delle Società di Mutuo Soccorso, Provincie di Novara, Cuneo e Alessandria, con la collaborazione dell’Isral, sarà Il mutuo soccorso femminile, alle origini dei diritti delle donne lavoratrici.

Il mutuo soccorso femminile
Alle origini dei diritti delle donne lavoratrici

Saluti del Presidente della Società
Antonio Passalacqua

Coordina gli interventi
Gianfranco Bianco
Giornalista

Fiorenza Taricone
Università degli studi di Cassino
Il lavoro delle donne nella giovane Italia: obbligo, emancipazione, indipendenza

Franco Castelli
Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Alessandria
Mondine e filere
La memoria femminile di mestieri scomparsi

Rosa Maria Carfora, Sonia Del Medico
Ufficio Consigliera di Parità della Provincia di Alessandria
Il lavoro femminile oggi
Donne lavoratrici, madri disoccupate: viaggio negli abbandoni lavorativi femminili

Mondine e filere La memoria femminile di mestieri scomparsi di Franco Castelli Il mestiere della mondina e quello della filatrice sembrano appartenere a un passato lontanissimo; un ritratto uscito dall’album di ricordi di un’altra Italia, povera e umile. Ma è una stagione recente, che risale fino agli anni Cinquanta del Novecento; si tratta infatti di due mestieri che coinvolgono una manodopera prevalentemente femminile e che vedono le donne, sottoposte ad un regime di duro sfruttamento, reagire con tutta una serie di forme di organizzazione, di associazionismo, di lotta che stanno alla base della conquista dei diritti dei lavoratori. Le ricerche di storia sociale e di storia orale, unitamente all’indagine demoantropologica, hanno evidenziato, con il ricorso alle fonti testimoniali dirette, la straordinaria importanza di questo protagonismo di un proletariato femminile che, unendo forme di vita e tradizioni contadine (bachicoltura e coltura del riso) con il lavoro e la cultura industriale (settore tessile), ha prodotto in queste donne un originale intreccio di coscienza di sé, coscienza di classe e politica. Le lunghe e precoci ricerche sul campo di Castelli in Piemonte e in particolare in provincia di Alessandria nel campo delle fonti orali hanno portato alla luce, mediante interviste alle anziane filandere (a Novi, Castellazzo Bormida, Castelceriolo, Valenza ecc.) la pratica e la memoria popolare della bachicoltura e del lavoro negli opifici della seta (filande), veri ergastoli in cui languivano ragazze e bambine provenienti dalla campagna. Negli stessi anni, tante giovani donne di estrazione contadina lasciavano i paesi di Veneto, Emilia e Lombardia per trasferirsi in Lomellina, Novarese e Vercellese, dove svolgevano lavori stagionali nelle risaie (monda, trapianto, mietitura, trebbiatura). Lavoro duro, ma anche prima esperienza umana e professionale al di fuori del contesto familiare, determinante nel processo di emancipazione e consapevolezza personale. In entrambi i lavori, anche se con modalità assai differenti, si reagiva alla fatica e alla ripetitività dei gesti di lavoro con il canto corale: canto che allevia le fatiche, e spesso ne segue il ritmo, occupa la mente, si fa pedagogia politica e diffonde elementari principi di propaganda sociale, di proselitismo socialista, realizzando una sorta di autocoscienza di gruppo. La donna in risaia guadagnò spazi di autonomia individuale e assunse ruoli sociali nuovi che il canto registra e trascrive; la mondina rivestì ben presto una funzione emblematica e mitologica di donna libera e combattiva, e i suoi canti, anche al di fuori del contesto originario, in concerti e manifestazioni teatrali, hanno continuato a testimoniare questa dimensione umana e politica. La relazione si avvarrà di un montaggio audio-video con spezzoni di interviste, canti, documenti e foto d’epoca, frutto di ricerche confluite in parte nei volumi di Franco Castelli, Emilio Jona, Alberto Lovatto, Senti le rane che cantano. Canzoni e vissuti popolari della risaia (Donzelli, 2005) e Le ciminiere non fanno più fumo. Canti e memorie degli operai torinesi (Donzelli, 2008).