Fotografie
di Ilenio Celora


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Sentiero
n. 6
Da Roccaforte a Costa Salata
Come si arriva:
•
Autostrada A7 Milano/Genova uscita Vignole Borbera/Arquata – strada
provinciale della Val Borbera sino a San Nazzaro – Bivio
per Rocchetta Ligure e proseguire per la strada provinciale sino
a Roccaforte Ligure
• dalla Liguria : autostrada A7 Genova/Milano uscita Isola del Cantone
direzione Roccaforte
• in alternativa: da Arquata proseguire per Varinella, Grondona e
Roccaforte
Caratteristiche
dell’itinerario:
• Partenza dal piazzale della Chiesa Parrocchiale
• Dislivello in salita: 200 m. circa
• Tempo di percorrenza: ore 2.00
Periodo consigliato e equipaggiamento:
•
Tutto l’anno; il percorso è per escursionisti, famiglie
e scolaresche
• Equipaggiamento da escursionismo leggero
Dalla Parrocchia
di Roccaforte (antica Pieve di S. Giorgio) si scende per la stradina
sul “valico” all’incrocio
della strada provinciale e poi alla base del “bricco di Corti” in
direzione Sud. Subito si incontra un essiccatoio per castagne perfettamente
conservato; scendendo si incontra il paese di Corti con, sulla
destra, addossata al monte, la “Ca di Cioughétti”.
Nel dicembre 1944, durante il rastrellamento dei “Mongoli”,
vi trovò rifugio G. B. Lazagna “Carlo” (commissario
della brigata “Oreste”) che si ristorò con un
brodo caldo fatto con le teste di gallina che i soldati turchestani
abbandonavano dopo aver razziato i pollai.
L’itinerario può essere percorso anche in auto fino
a Borassi dove aveva sede nella prima casa del paese a valle (ora
completamente rifatta) il distaccamento “Verardo” della
brigata “Oreste”. Tornati sul crinale della strada
provinciale 146 poco oltre il Km 2 che funge da spartiacque tra
le valli Borbera e Spinti si prosegue a piedi in direzione Camere
Vecchie sino a giungere nell’ultimo tratto in piano alle “trincee” sulla
destra. Si trattava di un rudimentale scavo a scopo difensivo costruito
da partigiani aiutati da giovani della zona, con lo scopo di avvistamento
e difesa verso Isola del Cantone (GE) da cui provenivano abitualmente
incursioni nemiche. Durante un rastrellamento i tedeschi catturarono
alcuni uomini di Borassi e li costrinsero a distruggere le “fortificazioni”.
Camere vecchie venne cannoneggiata nel dicembre 1944 dai tedeschi
che sparavano da Isola del Cantone; siccome Camere non aveva importanza
militare, si può pensare che i tedeschi confondessero Camere
con la vicina Roccaforte, sede del comando della “Franchi”.
Mentre molte bombe esplosero, una di esse, che aveva colpito una
stalla ma non era esplosa, fu portata a spalla lontano dal paese
e fatta esplodere col fuoco. Segni di un’altra bomba inesplosa
furono notati al centro di un viottolo a valle del paese, ma la
bomba stessa non fu mai ritrovata; la popolazione riprese presto
ad utilizzare la strada.
Proseguendo lungo il crinale si giunge in località “De
pu da Cousta” (Costa della Moglie) dove nel corso del rastrellamento
del dicembre 1944 due partigiani incorsero in uno scontro sanguinoso:
individuati due soldati tedeschi che fingevano di arrendersi, “Ivan” e “Redi” avanzarono
per catturarli, ma a terra erano appostati altri nemici che li
ferirono gravemente. Inaspettatamente i tedeschi si ritirarono,
e così gli uomini di Camere prestarono soccorso ai partigiani
trasportandoli su barelle costituite da scale a pioli fino all’osteria
di Borassi, poi su slitte trainate da uomini (i buoi erano inutilizzabili
per il ghiaccio che ricopriva il viottolo assai erto), indi raggiunta
la vallata del Sisola su slitte trainate da buoi fino all’ospedale
partigiano di Rocchetta. Le ferite sebbene gravi non erano mortali
ed i partigiani sopravvissero.
Proseguendo sul sentiero dopo un breve tratto si prende ad est
e dopo un lungo tratto ombreggiato si giunge ad un bivio prendendo
a sinistra del quale si trova la frazione di Camere Nuove, dove
trovò rifugio il gruppo partigiano di “Marco” dopo
che si erano ritirati da Avi; indi, tornati sul sentiero principale,
a Costa Salata dove si incontra la strada provinciale a lato della
quale si erge il monumento che l’ANPI di Genova ha dedicato
alle popolazioni della valle che con il loro sostegno consentirono
la svilupparsi della resistenza.
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