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Resoconto
dell’arrivo di Napoleone
III (in treno da Genova) ad Alessandria alla vigilia dell’avvio
delle ostilità della II Guerra d’Indipendenza (15-16
maggio 1859):
“Alle
ore 4 il treno imperiale toccava Alessandria.
In un padiglione elegantissimamente ornato attendevano allo scalo
l'Imperatore, le autorità civili e militari del paese,
e con esse il maresciallo Canrobert, accompagnato da un brillante
corteggio di generali ed uffiziali superiori dell' esercito francese
ed italiano.
Dopo d'essersi fermato alcuni istanti, Sua Maestà salì a
cavallo e si recò al Palazzo Reale scortato da più squadroni
di cavalleria, attraversando una doppia fila formata dalla Guardia
Nazionale, dalle truppe sarde e dai reggimenti franchi. Sul terrapieno
delle fortificazioni la strada percorsa dall'Imperatore era ornata
d'alberi veneziani sormontati da banderuole coi colori d'ambe le
nazioni, e con sopra l'aquile di Francia e di Savoia. Nelle vie
seguite dalla comitiva le case erano tappezzate, fino all' altezza
del primo piano, con panni che portavan i colori sardi ed i franchi;
balconi e finestre adornati con simili drappi e con fiori; le bandiere
delle due nazioni, riunite in fasci, sventolavano ovunque, e le
signore della città andavan gettando mazzi e fiori ai piedi
di Sua Maestà; sugli archi di trionfo e sui trofei leggevano
notevoli iscrizioni. (...)
All'entrata della Strada della Pietra era stalo costrutto un arco
di trionfo, su cui leggevasi da un lato: ALL' ALLEATO DI VITTORIO
EMANUELE II !
E dall'altro: ALL'EREDE DEL VINCITORE DI MARENGO!
Nella Piazzetta era stato posto sopra un piedestallo un busto in
marmo di Napoleon I; lo circondavano quattro colonne, con sopra
vasi contenenti fiori; sotto l'immagine dello Imperatore leggevasi
quest'iscrizione: “A Napoleone III,
a Vittorio Emanuele questa muta eloquente effigie rivendicata alla
luce dopo il trattato di vienna attesta concretandole le glorie
di Francia le italiche speranze”
(...).
Nella Piana larga, dove sta il Palazzo Reale, agitavasi una folla
di più di diecimila persone; essa salutò l'Imperatore
con prolungati applausi e bravo! Alcuni momenti dopo S. M. il Re
di Piemonte venne a raggiungere l'Imperatore e pranzò con
lui. La sera fu la città completamente illuminata; sebben
si sapesse che l'Imperatore non dovea intervenire al teatro, esso
era tuttavia zeppo di gente; frammezzo alle due produzioni che
componevano il trattenimento, il miglior attore della compagnia
recitò un'ode, che fu calorosamente accolta e che il pubblico
volle ripetuta (...).
Il dì seguente (lunedì, 16 maggio) a mezzogiorno
e mezzo, l'Imperatore usciva a cavallo per fare una ricognizione
militare, accompagnato dall'aiutante maggiore generale e da molte
persone addette alla sua Casa. Recavasi poscia nella cittadella
di Alessandria, che visitava in tutti i suoi particolari (1). Dopo
aver visitato in tutti i suoi particolari la cittadella d'Alessandria,
l'Imperatore, continuando la sua ricognizione militare verso Valenza,
ha percorso le rive del Po, ed è andato fino agli avamposti
francesi. In quest'escursione, che è durata parecchie ore,
l'Imperatore ha frequentemente dimandato informazioni in italiano
agli abitanti del paese. Parecchie volte drappelli di truppe si
sono incontrati sul passaggio di S. M.; i soldati erano stanchi
per lunga marcia, e la pioggia, che non era cessata di cadere fin
dal giorno precedente, inzuppava le loro vestimenta; ma alla vista
del loro sovrano, che viene a dividere le loro fatiche ed i loro
pericoli, essi hanno ritrovato lo slancio e le giovialità inseparabili
dall'indole francese, e fanno echeggiare l'aria dei loro hurrahs
prolungati.
Dagli avamposti francesi lungo il Po spingeasi quindi fino ad Occimiano,
al quartier generale del Re, col quale s'intratteneva a lungo.
E di lì, dopo aver riconosciuto parecchi posti che sembravano
essere gran-guardie austriache, tornava ad Alessandria, dove rientrava
alle ore cinque”.
(1) A proposito
della cittadella di Alessandria il Moniteur di Parigi pubblicava
a quei dì quanto segue “Questa fortezza
edificata nel 1728 da Vittorio Amedeo II, è una delle piazze
più forti dell'Europa”.
Tratto da:
Pier Carlo BOGGIO, Storia politico-militare della guerra dell'indipendenza
italiana, 1859-1860, pp. 441-444
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