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Durante
il suo viaggio in Italia, iniziato il 20 maggio 1728, dopo avere
visitato Milano e Torino,
dirigendosi a Genova Montesquieu
transitò in Alessandria (per poi pernottare a Voltaggio).
Qui assistette alla costruzione della cittadella, o meglio alla
demolizione del Borgoglio: nelle brevi ma acutissime note si trova
puntuale conferma di alcune circostanze controverse, spesso richiamate
in seguito e ancora oggi al centro del dibattito tra gli storici
locali.
Come rileva G.Macchia nell’introduzione all’edizione
italiana, “Il piacere di vedere era per M. una cosa sola
con il piacere di capire. L’oggetto è bello, ma è necessario
seguire la strada pratica, materiale, che conduce a tale bellezza.
La strada della ricerca. L’architettura resterà perciò,
nella considerazione di M., in una situazione di privilegio: non
soltando l’architettura dei palazzi e delle chiese italiane
(…); ma anche le fortificazioni, le opere militari, i porti
(…)”.
“L’8 [settembre 1728] siano entrati nell’alessandrino,
lasciando a nord il Monferrato. È un paese molto grasso
e fertilissimo. Abbiamo trovato il Tanaro a circa 1 miglio da Asti;
va verso Alessandria, e riceve la Bormida a 2 miglia oltre Alessandria
(…).
Il Tanaro separa la città dal sobborgo, che vi è unito
da un ponte in pietra. Questo sobborgo è chiuso in una fortificazione;
un anno fa circa il re di Sardegna vi ha fatto demolire quasi tutte
le case, per costruirvi una cittadella. Ma si sa che l’Imperatore
ha fatto sospendere l’opera.
Dato che scavando si trova l’acqua, bisognerà costruire
la cittadella su dei pali di fondazione, quando oseranno iniziare
i lavori.
Alessandria è una città grande, ma poco popolata.
La piazza davanti alla cattedrale è grande.”
Montesquieu, Viaggio in Italia, ed. italiana a cura di G.Macchia
e Massimo Colesanti, Laterza 1995, p. 96
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