Interventi
BEPPE RINALDI
preferisce al termine “memoria”, troppo
carico di soggettività, a suo parere, quello più semplice
di “storia”, dunque luoghi in cui la storia si è in
qualche modo resa concreta e visibile.
In seguito puntualizza ancora che questi luoghi trasmettono valori:come
dipende. Si possono proclamare, come spesso fanno i monumenti
commemorativi, o (più difficile) suscitare.
GIANNINO
DAGLIO consiglia di non fermarsi sul singolo episodio, che
sovente rimane decontestualizzato, ma di puntare sul percorso
che al luogo, e all’evento, conduce .
PAOLO POGGIO
nota che non si è fatto molto per conservare
e potenziare la memoria locale sia negli archivi sia nelle
fonti orali e scritte (lettere, racconti)
GIANLUIGI PALLAVICINI a sua volta ritiene che la memoria sia
efficace.
ENZO MORETTI E ed ESTER POLENTES mettono in evidenza il ruolo
delle guide e di quello che devono trasmettere, in particolare
il senso della partecipazione.
NADIA BAIESI
risponde che spesso la scoperta rispetto al luogo porta anche
alla scoperta del contesto. A Monte Sole i visitatori
vengono condotti alla scoperta del mondo in cui gli avvenimenti
si svolgono e perché durante la visita stessa.
MAURO BONELLI
sostiene che i “Sentieri della Libertà” possono
essere una magnifica occasione di identificazione e partecipazione.
Gli studenti possono immedesimarsi nella vita di allora, i lunghi
spostamenti a piedi in condizioni di tempo spesso proibitive
e senza l’attrezzatura che oggi rende le cose molto più confortevoli
all’escursionista, come pure l’ascolto delle canzoni
partigiane.
ANTONELLA
FERRARIS ricordando l’ultima parte dell’intervento
di Nadia BAIESI a proposito dell’oblio in cui spesso sono
stati lasciati i luoghi della memoria, le chiede un’opinione
rispetto al procedimento opposto, ossia la monumentalizzazione
che molti hanno subito negli ultimi anni ( in Italia, il caso
più evidente è quello della Risiera di San Sabba
a Trieste, dove questo processo ha portato ad un mutamente molto
evidente dei luoghi rispetto al periodo della II Guerra Mondiale).
NADIA
BAIESI risponde che anche questo è un uso pubblico
della storia, che lei personalmente non condivide molto, ma che
tuttavia, come ogni tipo di monumento può essere oggetto
di mediazione da parte dello storico.