La scampagnata
di Marcello Cavallini

 
 

Marcello Cavallini è nato a Lucca il 2 giugno 1961 e vive a Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa. E’ laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Firenze. Ha seguito il corso della Scuola Europea di Traduzione Letteraria svoltosi a Firenze nel 2001-2002, alla fine del quale, insieme agli altri allievi, ha tradotto “Variazioni su tema messicano” di Luis Cernuda, pubblicato da Passigli Editori.
Ha collaborato alla fanzine Squarci e alla rivista Il Grandevetro. Non ha mai cercato di pubblicare narrativa, ma visto questo bell’exploit non è detto che non si metta in testa di provarci.

 

Come siamo entrati in quella casa non è affar vostro e non vi deve interessare. Magari siamo entrati da una finestra, magari no. Non erano neanche le pellicce, come hanno scritto i giornali, che ci facevano gola. Era molto meno. Siamo ladri di galline, ma di questi tempi anche i ladri di galline ammazzano.
E poi siamo entrati lì perché ci andava e basta. Ci ispirava la casa. Va da sé che dopo qualche ora che giri nel freddo e nella nebbia per questi quartieri di villette tutte uguali hai una bella voglia di un po’ di caldo. Allora ne scegli una, ché Fabiano tanto ha già scelto quella, nascondi la vespa e ti prepari. Poi entri dentro e fai il tuo.
Mi piace andare in giro di notte nella nebbia, con Fabiano dietro che fuma forte e racconta le sue storie di caccia, mentre il fumo ti riscalda le orecchie e i capelli. Fabiano per esempio ama la caccia. Spesso mi parla dei suoi cani. Li tratta bene i suoi cani, Fabiano. Tutta roba buona gli dà.
Anche coi cappotti belli lunghi che abbiamo, il freddo ci strizza lo stomaco. A volte, quando ci decidiamo ed entriamo, coi cappottoni, le sciarpe e la faccia intirizzita, la gente ci guarda un attimo sorpresa. Quasi gli verrebbe da scoppiare a ridere. Pare che andiamo in balera o che siamo parenti da lontano. Poi gli passa subito, il ridere. Li mettiamo giù tutti zitti e buoni e cominciamo a ispezionare la casa, a vedere cosa c’è. Perché mica lo decidiamo prima dove entrare, o prendiamo informazioni. Abbiamo sempre scelto sulla fantasia del momento. Ma quando sei dentro ti dai da fare, e in fretta anche. Devi capire subito dove sono le cose migliori. Non è mica facile. La gente tiene la roba nei posti più strani. E’ strana parecchio la gente. Specie quelli coi soldi. Si trova di tutto nelle case dei ricchi. Una volta abbiamo trovato persino una tigre. Fabiano si è messo di fronte alla gabbia a fissarla. Fumava e non finiva più di guardarla. Chissà cosa pensava. Faceva un freddo boia e lui in quel giardino a fumare di fronte alla bestia, che lo fissava di rimando. Me lo son dovuto tirar via per un braccio. Era come imbambolato. Poi abbiamo spaccato un vetro e siamo entrati dalla cucina, ma mentre portavamo via quel che c’era, lui era sempre col cervello da un’altra parte.
Invece quando siamo entrati in quella casa eravamo tranquilli: un buonumore liscio come l’olio. Avevamo anche vinto, al bar. Una briscola come ne vedi poche. Però mica sempre ti va bene tutto fino in fondo. Comunque siamo entrati senza un filo di rumore. In tre secondi eravamo già sopra, nella penombra e nel silenzio, a cercar di capire com’era messa la casa. Calmi come pescatori subacquei.
Tutt’a un tratto salta fuori una vecchia da una stanza e comincia a urlare. Come fai a non picchiarle le vecchie quando sono così? Io i miei li ho sempre rispettati, neanche a dirlo, ma qui si tratta di non fare troppo casino e buttare tutto all’aria. E se non lo capisci pace.
Dopo averla zittita per bene vedo qualcosa che si muove nella stanza. Dapprima mi sembra un gatto, poi si alza in piedi e allora l’afferro al collo. Subito mi arrivano delle botte dappertutto. Accendo la luce: una bambina. La spingo verso la vecchia e le guardo. Nonna e nipote: i casi peggiori. La bambina mi fissa la mano, ma non la pistola, il dorso. Mi guarda il tatuaggio, con insistenza. Cazzo guardi, bimba? Si prende una pedata nella pancia, tanto per intenderci, ma la vecchia mi viene addosso come una matta. Arriva Fabiano di corsa, a farle capire com’è il caso di comportarsi. Va detto che c’è un perché, che non usiamo le mani per picchiare perché c’è il rischio che ti vada via la pistola, e allora puoi salutare tutti davvero.
Sarebbe un po’ più facile legare tutti o chiuderli in una stanza, ma non so, non ci è mai venuto, non è il nostro modo. Ci piace bloccarli con la sorpresa e muoverci veloci, mentre ci guardano e cercano di far mente locale. A volte qualcuno reagisce, ma in genere finisce tutto prima che si siano resi conto. Poi succede anche che entri dentro e non c’è nessuno, magari sono via per vacanza o per affari. Non è che sia noioso, è un lavoro pulito e senza rischi, però manca sempre quella parte di spettacolo che capita quando c’è gente.
Ma per queste due qui non si fa lo spettacolo. Non ne vale la pena. Le buttiamo di forza sulle poltrone del salotto. Fabiano strappa una tenda dalla finestra di cucina e la tira alla vecchia, così si asciuga il sangue che le corre sulla faccia e magari si calma. Invece no, continua a piagnucolare e a chiamarci non so che di bastardi. La bambina se ne sta zitta con le mani sui braccioli e ci fissa con quell’odio stronzo dei bambini che si credono grandi e pensano di aver già capito il mondo, quelli che col pallone in mano indicano alla polizia da che parte sono scappati i ladri. Fosse mia figlia la finirei dalle sberle ma un’educazione saprei dargliela, e il senso del rispetto anche.
Sbirciamo un po’ fuori per vedere se il trambusto ha dato nell’occhio, ma la casa più vicina è quasi a mezzo chilometro e non c’è da aver paura. Il giardino, sotto, è calmo e perciò si va avanti tranquillamente. Cosa volete che c’interessi? Soldi, gioielli, cose così. Pellicce invece manco a parlarne. Ma chi ci lavora ai giornali? Non si son chiesti come facevamo a portarle via con la vespa? Da morire dal ridere: due idioti su una vespa sommersi dalle pellicce. Ma per favore.
Comunque cominciamo a vedere cosa c’è in casa, io in salotto con queste qua e Fabiano in giro per le stanze. Non prendiamo mai informazioni, l’ho già detto. Come potevamo sapere la roba che aveva in casa quello? Va bene, la villa era bella e tutto quel che vuoi, ma non era mica da immaginarsi una cosa del genere. Invece sento Fabiano a un certo punto che comincia a urlare dal piano di sopra. D’istinto afferro la bimba e le metto la pistola alla tempia. La vecchia ricomincia a protestare, ma con meno forza. Le botte l’hanno sfinita, si vede. Ha la faccia impiastrata di sangue che sembra un mascherone. La bimba invece non ha paura. Lo sento. Sta ferma solo perché la stringo forte, non per la pistola. E sotto freme come un’animale.
Invece Fabiano arriva con qualcosa in mano, eccitato. E’ una chiave, tipo quelle per cassaforte. La sbatte sotto al naso della vecchia e comincia a urlargli in faccia. Avesse risposto subito si sarebbe risparmiata dei bei dolori. Non è che ci diverte far del male alla gente, ma un minimo di collaborazione è richiesta. E poi neppure voleva romperglielo il braccio, ma la vecchia gli rideva in faccia invece di parlare. Anzi, gli ha pure detto che puzzava come un cane. Allora Fabiano le ha preso un braccio, così, per metterle un po’ di paura, l’ha girato dietro alla poltrona e lei ancora l’offendeva, finché non si è sentito uno schiocco e la vecchia è andata giù senza un lamento. Non sono bastati dieci minuti di schiaffi, a lei e alla bimba, per farci dire dov’era la cassaforte. Solo quando stavamo riempiendo la vasca d’acqua bollente per infilarci la testa della bambina la vecchia ha cominciato a dire che non era quella la chiave. Va bene, se vuoi prendere per il culo allora te le cerchi proprio le disgrazie. Come fa a non essere la chiave di una cassaforte, che lo capirebbe anche un cretino? Non si può snervare così della gente che sta cercando di fare il suo con calma e senza fare del male a nessuno, che non è mai un piacere. Vorrei anche sapere chi ha inventato questa storia dei sanguinari. Sanguinari noi: figuriamoci. Proprio non ci conoscono. Fabiano, poi. Fabiano è uno normale, si vede subito. Non c’è problema a immaginarlo che esce dal cinema con la fidanzata, che vanno insieme in pizzeria, o a scambiarlo per un passante qualsiasi quando la pioggia gli fa alzare il bavero dell’impermeabile e tirare dritto veloce. Siamo come voi, guardiamo la stessa televisione e facciamo anche il gratta e vinci. Magari vinciamo meno.
Alla fine, con la vasca piena e fumante, pronti a buttarci dentro la bimba e a tenerla un po’ sotto, la vecchia ci dice che la cassaforte è di sopra, in camera da letto. Fabiano va su di corsa, e a quel punto mi cala tutta la tensione perché già penso che tra poco siamo fuori, veloci nella nebbia fino al primo bar, dove ci beviamo un bel caffè nero, al caldo e all’allegria del ritorno come dopo una nottata su un peschereccio nel mare freddo e aperto. E’ una bella sensazione, così vado in bagno un secondo, ma senza mai perdere di vista quelle due. Invece la bambina mi sparisce da sotto il naso. Allora butto all’aria tutto, finché la vedo con la coda dell’occhio mentre schizza da dietro una poltrona e fa per aprire una finestra. Gli sputi in faccia che mi son preso mentre la riempivo di botte ancora mi fanno rabbia, ma dopo mi sentivo meglio. Passano in fretta i minuti ma Fabiano non torna. Ogni tanto sento i suoi passi sul soffitto, sento che sposta delle cose. Anche quelle due lo sentono. Guardano il soffitto e poi me. Alla fine ritorna. Si ferma sulla soglia e guarda la vecchia. Sospira forte, siede, si passa una mano sulla fronte e mi porge la chiave. Non è della cassaforte. Non apre. La vecchia sta per dire qualcosa ma lui si alza e le scaraventa addosso tutto quello che trova a portata di mano. Poi si siede di nuovo, si copre la faccia con le mani e si massaggia gli occhi lentamente. Anche senza guardarla, intuisco che la bimba gode della sua stanchezza. Non so come, ma lo sento. La guardo e mi sembra di notare una piega beffarda all’angolo della sua bocca. Cosa si fa in questi casi? Niente, non c’è una legge e non ci sono teorie. E’ il momento peggiore, quando tutto lo sfinimento affiora e ti taglia le gambe. Ti viene voglia di dire basta, di mandare via tutti e di metterti a dormire lì, su quelle belle poltrone morbide. Ma evidentemente se c’è una chiave deve far capo a una serratura, e allora cominci a pensare che non c’è da fare altro che mettersi a girare la casa e provarle tutte, sperando che queste due non facciano tanto baccano. Abbiamo cercato perfino nell’autorimessa, ma di serrature di quel tipo non ce n’erano altre. Poi, in un corridoio, Fabiano si è appoggiato a un armadio per riposarsi un attimo. Ha sentito qualcosa che gli puntava nel fianco. Era la copertura della serratura dell’armadio, una specie di tappo ovale. L’ha spostato, ha infilato la chiave ed abbiamo fatto tombola. Un armadio blindato. Da fuori non si capiva, pareva un mobile qualsiasi, ma dentro c’era il paradiso in pelliccia. Una sfilata di visoni, zibellini, volpi e chissà cosa. Saranno stati sei metri. Copriva tutto il corridoio. E il bello è che ci passavi davanti e non sospettavi niente. Certo che siamo rimasti di sasso. Siamo fuori dal giro. Quello è riciclaggio, traffico sporco con l’Est. Anzi, se è venuto fuori è anche merito nostro, no? Magari la villa se la son fatta così, comprando pellicce per due lire a quei disgraziati là che crepano di fame e di freddo. Magari erano proprio laggiù a fare le loro porcate quando siamo entrati. Fatto sta che dobbiamo prendere una decisione. Fabiano si è messo a girare per le stanze, già un po’ meno scontento. Dopotutto avevamo trovato qualcosa, anche se non si poteva portar via. Almeno ti dà il senso che non sia stata una notte sprecata, inutile. Abbiamo fatto il nostro, ma senza fortuna.
Vado a pisciare ancora perché ho la prostata e non c’è niente da ridere. Vedete un po’ di stare buone, dico. Poi invece torno e le trovo al telefono, la bambina che parla.
Se mi va, se non mi va: per me non c’è differenza tra ammazzarla o no. Penso che è proprio la stessa cosa. Una pedata al telefono e urlo forte. Arriva anche Fabiano. La bambina è grassottella, bruttina, e non è neppure bionda come i bambini dei ricchi in TV. Fabiano è uno forte, Fabiano è un frate, ma quella bambina ci ha proprio rotto i coglioni. Le spingo la pistola nel fianco con tutta la forza e mi decido. All’ultimo momento il cervello cambia idea: alzo il braccio in un attimo e sparo in testa alla nonna, perché in fondo abbiamo tutti una famiglia, dei figli e un cuore di panna.

 

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