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Enrico
Brambilla, "Arosio"
nom de plume per devozione alla memoria materna, è nato in
Brianza nel 1949. Rinato culturamente in Cilento, dapprima seminarista
di tiepida vocazione, infine ferroviere per untrentennio, vive al
di là dell'Adda dove si cimenta con la pittura e la narrativa.
Presente in varie riviste e antologie, ha pubblicato i romanzi La
scatola di cartone (Baroni, ed. 1995), Un paese ci vuole (pequod
ed. Premio Assisi sezione inediti 2000), Diletti delitti (Mobydick
ed. 2003)
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Come
al museo, davanti a una marina di Constable, levato sulla punta
dei piedi Catello allungava il collo sulla folla di spettatori
cercando di cogliere i particolari d'una pittura en plain air,
anzi in piena burrasca, scura tropea. Si mise comodo montando
sul rovescio d'uno dei tanti barchini li arenati dalla bella stagione
e, dall'alto di quella coffa, inquadrò a giro l'insenatura
velina.
Tutte le barche che papariavano al riparo del molo, gozzi, lampare,
tartane, bragozzi a vela moscia, chiatte ammontonate d'algacce
fetide con la guardia di gabbi-ani impilati come birilli, draghe
con le ganasce serrate a riposo, bettoline, maone, ogni bagnarola
a due remi, ogni fasciame incrostato d'alghe e telline, beccheggiava
tranquillo nell'acqua oleosa di nafta.
Pure le paranze dell'inglese di Bristol, il mister venuto dall'Avon
a rinverdire i fasti dei Caboto passando dalla atavica tratta
degli schiavi a quella delle sardelle, se ne stavano mezze sfiancate
sugli scivoli imbragate dai cabestani. Catello levò istintivo
l'occhi dal catino del porto a monte, sopra la scogliera che un
murazzo coronava riparando il torrione. Un barbaglio d'uno strombo,
forse un istante filtrala dalle nubi una spera di sole nel vetro
molato o nella lente d'un binocolo, gli immaginò l'inglese
puntato dall'alto sulla stessa scena di naufragio. Mister Robert
Kane Morton, o "Bob Cane Morto' come con senza tanta riverenza
l'avevano ribattezzato i paesani ingrati per le' sterline investite
in un armo ormai sfruttato ma offesi per i marittimi assunti,
non i locali ma strangi e facce da fecce di tutti i mari, stava
all'apposto seguendo tutte le fasi d'un improbabile salvataggio.
'Na scarricata di fulmini gialli senz a tronata accese il lampeggio
della lancia che ora sprofondava, mo' rimontava sopra un crestone
d'onda, mo' s'inabissava ancora dietro murate liquide sospese
come' al comando della mazza d'un Mosé, mo' s'impennava
rinculando come se nell'acqua volesse farci nido.
U tre-rote pure era giallo e spernacchiando fragoroso zigzagava
per la strada tra gli spruzzi di pozzanghere salmastre manco il
Califfo fosse ciotto ciotto, naufragato nell'aglianico già
alla controra. Ruggì in frenata,..il motore del furgone
pistonò furioso sotto la lamiera, scansò la gente
arrassata in una serqua di male parole, le rote s'affondarono
nella sabbia scavando come i denti dell'erpice alla sradicatura.
Calam'aricchi!---- salutò il Califfo, con quella faccia
vampiresca da Bela Lugosi, smontando dal buàtto della cabina
in uno sventolio di posters di femmine scosciate --... Si vede
pure da qui 'u bastimiento, don Cate'?...- bocca aperta, il Califfo,
tassista abusivo d'inverno con quella specie di carrozzino imbottito
di strapuntini come un'alcova e paraninfo barcarolo d'estate,
se cosi poteva definirsi con una buona dose di bonomia il vero
ed unico mestiere di lenone, s'era piazzato alla posta, una curiosità
stranamente vorace nello sguardo appuntato sul largo del mare.
Catello manco s'era mosso smozzicando dal fercolo un "Vaffanculo!
...trattenuto a fatica nello scaracchio serrato tra le mole. Ingoiò
il bolo e, l'occhi di traverso, la vista al lupò su una
mulatta con due tette a provola affumicata che ruffìanava
da una gigantografia sputazzata contro il vetro del tre-rote.
Cancellò sbuffando la visione, quei due capezzoli-scuri
che bucavano la carta patinata gli avevano messo di colpo un vollo
di giuggiole mature, l'udito strani sull'equivoco saluto d'orecchie
calate o calamaretti viscidi spiattellati sul grugno che ancora
echeggiava nell'aria accompagnato da uno squittio sciocco del
Califfo; insomma una cosa che poteva significare un massimo rispetto,
per via di quella ridarella importuna suonava d'immediato come
una presa a pesci in faccia per non dir per culo.
Catello atterrò nella sabbia e, levato il capo, fece l'
... 'Ntò... Il rintoccando cupo come il campanazzo sulla
boa da tonneggio. Prosegui levando il dito prima a naso dell'uomo
che gli stralunava innanzi e poi contro le trombe del mare:
- Antò, ci sento, ci sento! ... E ci capisco pure, 'Ntò!
E ci vedo bene,Ntonuccio bello!... Calamaricchi sott'acqua e la
barca pure, tra poco... Quanto al saluto, non c'è bisogno
ch'abbassi l'aricchi come i cani, 'Ntò!..., "Bongiorno"
m'abbasta e avanza!...
Antonio Cessarono, ovvero il Califfo per via della professione
già citata en passant nonchè tombarolo d'occasione
e tombeur de femmes preferibilmente attempate chè c'era
meglio da cavare sugo, in ambo ì casi sempre di salme da
rinfrescare si trattava, s'atteggiò innocente con un accenno
d'inchino compito, una specie di inconscio Isalamalaikl, s'appoggiò
alla portiera del furgone su cui campiva la scritta 'tassi' e,
levato a sua volta l'indice a mira d'occhio, gnaulò alla
gente che s'andava riaggruppando
- Ahi! Ahi! Ahi!... Imbarca, imbarca acqua come 'na cofana sfonnàta,
don Cate'! Avete proprio ragione! ... Non ce la fanno! Non ce
la fa il soccorso! ... Troppo lontano, troppo...
Il 'troppo' malaventuroso gli prudeva nella narice del naso che
s'era messo ad ispezionare con l'unghia del mignolo, listata a
lutto e lunga la bisogna per quello scavo di miniera.
La stessa perizia metteva, con una grattatina leggera lungo la
schiena, quando d'estate, abbracciata come un polpo la danseusa
dama albionica, perseguiva i suoi scopi loschi lanciandosi nelle
balere delle Marine nelle evoluzioni di valzer e tanghi. E se
pur quell 'armeggiare ruffiano suscitava infine brividi di voluttà
nelle mature dame titillate, tuttavia non nobilitava il suo fare
lascivo di tànghero tanghèro.
Pareva di stare alla rivista d'essai dove, pellicola in bianco
e nero come l'aria di quella fine d'inverno, si proiettava l'affondamento
del Titanic con quello "iceberc" gelido, fantasmatico
in un mare tenebroso. Qualcuno, in galleria del balconcino di
casa, si godeva lo spettacolo ruminando semi di girasole assolati
prima di sputarne le scorze a lato manca dove un ruffello di morelle
rusche faceva una corte stretta e spinosa al lampioncino mangiato
dalla ruggine. Le poche fimmine, aggruppate distanti a bordo di
strada, paravano le ventate ed i beccheggi della barca lontana
con svelti segni di croce e il bordo del velo serrato per la nocca
tra i denti stritti. :- Gesù! Gesù!... Poveri cristiani!
... Co' 'sta mareggiata...fece uno sfiatando 'na tirata di sigaretta
che l'aria forte attizzò, ne scerpò faville sfrigolandole
veloci in arré, una manciata di stelle cadenti. Faceva
scuro piano piano, la sera insonnolita dal freddo calava dalle
montagne e sostava per poco a riva mare da dove un f iato più
intenso, più umido, spirava compatto d'una sospensione
salmastra. Così la luce, come nel cono della lanterna d'un
ridotto, tremolava fievole in quello spazio, tra la spiaggia e
due miglia d'acqua, incalzata alle spalle dalla notte terragna,
stoppata in avanti dal nuvolame scuro che vorticava al largo.
Mangiava la spiaggia, il mare, pareva ormai da una settimana che
volesse rimontare quel litorale che aveva lasciato quieto per
tutto l'inverno.
Una manciata di giorni strani, quelli appena addietro, collerici,
incazzosi, di bizze femminine come quando la natura stravolge
il carattere sotto l'urto d'un doloroso flusso mestruale. E forse
proprio una merca abbondante s'era rovesciata per le fiumare a
mare, per le vene di torrentelli, d'ische inforrate, una tracotanza
d'acque limacciose discese dal Gelbisonne e dallo Stella come
precipiti da un invaso crepato.
Nell'aria serena, se serena poteva dirsi un'atmosfera straniante
di tonate a secco e maleolente di zolfo, bastava rivolgere lo
sguardo a monte per intuirvi, celato dietro il drappeggio pesante
di scuri velari, un titanico rombare di fucina. Quei tocchi di
mazza erano vibrati come uno sciame di sisma per le terre, per
i fondi delle case, per le fibre dei pinastri sconvolti da una
grandinata di pigne, per l'aria caduta di colpo con frotte di
passeri dal volo rotto contro muraglie secche, per il sangue stesso
degli uomini dalle carotidi d'improvviso compresse in colli di
camicie troppo strette attorno al pulsare furioso d'un negro umore;
Catello inutilmente aveva incuneato il dito a slargare la tela
soffocante come una camicia di Deianira e, nell'atto di torcere
il collo sollevando lo sguardo' alla finestra, gli era parso di
scorgere un'ecuale insofferenza del mare, laggiù al largo
di Elea, schiumante di spruzzi come per l'affiorare improvviso
d'un Leviatano degli abissi.
Non un pesce biblico, non il vomito di Giona, ma forse un sommovimento
del fondo marino, un sussulto della terra sommersa vogliosa d'una
boccata d'aria ché, le cronache nazionali, dissero nei
giorni a seguire d'un parossismo subacqueo sullo stesso parallelo
qualche miglia più in là, tra monte Palinuro e Stromboli,
laddove un'attività vulcanica sommersa aveva manifestato
fenomeni di bradisismo oscillatorio propagatisi a smorire fino
alla franosa Pozzuoli.
Proprio in direzione di Elea, dove anche il colore del mare era
cangiato da cupo ad un più tenue celeste, e risaltava in
particolar modo ora che l'acque tempestate d'attorno s'erano tinte
d'un antracite schiumoso, sballottato come un sughero dall'arroviglio
delle correnti il bastimento in avaria veniva spinto a poderose
spallate, piegato ora su un fianco ora sull'altro, allontanato
di colpo dalla lancia di salvataggio allorché una gomena
sembrava potesse essere lanciata a bordo.
Immerse, aggallò nella spruzzaglìa di schiume, impennò
di prua, la barca rinculò sul fondo della chiazza celeste
sbuffando nello sfrigolare di fontane e vapori. La lancia girava
attorno, in cerchi sempre più ampi prima di puntare decisa
verso terra.
Il Califfo sputò, altri si segnavano col segno della croce
e, una smorfia amara in viso, diradavano l'assembramento, sputò
come a sprezzare il mare e, con tono quasi di sfida, bofonchiò
forte rovesciando di colpo il barchìno arenato li appresso
ch'era servito da pedana d'avvisto a Catello:
- Se n'è mangiata una grossa, ma questa... questa mai ...
San Biagio gli resterebbe in canna come una spina di scorfano
... ~
:- Che?! ... Quella bagnarola?! ... 'Ntò, tu vai a vino
e massimo cadi per terra, 'u furgone va a nafta e massimo si scapezza
contro un muro, ma 'sta specie di... di ... di barca, se così
la vuoi chiamare, va a acqua e 'na volta là sotto, sotto
mare dico, certo nessuno ti soccorre, INtò... Bona salute,
'Ntò, a te e a san Biagio!...
San Biagio che se n'era stato a capo sotto per tutta la vernata,
raddrizzò le candele a- forbice e, così pittato
della grossa sulla fiancata della barca, parve sorridere, parve
assestarsi in capo la mitria e, sollevato il pastorale, dividere
acque dalle acque sino alla bonaccia manco il Salvatore nella
burrasca di Tiberiade.
In verità, più che d'arca santa per quella devozione
al protettore del paese, altri natanti attorno mostravano battezzi
più profani che spaziavano da nostrane Rosalie a foreste
Ludmille, la barca del Califfo s'andava addobbando, sotto la frenesia
dell'uomo, di paramenti a dir poco volgari. Spogliato il tassi,
i cuscini in finta pelle tigrina s'adattavano perfettamente nell'incastro
della seduta di prora, 'Ntonio montava il due cavalli tolto dal
cassone e avviatolo co' la funicella, s'assettava pacifico sotto
il riparo della cerata a cupolina beando dello spernacchiare del
motore.
Le voilà...- pensava Catello rimirando stranito le metamorfosi,
ìl tre rote scheletrico dopo lo smontaggio finanche di
posters e nappine, la barca di colpo apparata come una bomboniera
~... Le voilà le... Califfò dans son acajou, pronto
per una nuova stagione di conquiste... In anticipo---, però.,
:- Ah ah ah!...- s'udì ridacchiare attorno -...Califfo!
... Che è?!... Aùsto è lontano e a mare...-
la gente indicava il largo -...a mare nun c'è fimmine ma
necàti.... Che è?! ... Cambiasti mercanzia?.. Da
ricottàro a schiattamuorti?... Da magnaccia a becchino?
... ~
Manco s'era votàto ma, lasciato che la barca prendesse
mare dì scuffiata prima di calare l'elica al cupo, il Califfo
balanzò nella vòcola e gridò più forte
del motore che pipiàva contento in un fumo azzurrino:
- Ridete, ridete in faccia a 'sta coppola di., s'indicava oscenamente
la patta rigonfia, concluse prendendo il largo con una vìrata
decisa -...Rìdete e dormite, come sempre... Pure se là
c'è cristiani ch'affogano...
Piano piano, lento lento, san Biagio s'allontanava in uno spumino
di chiara d'uovo montato dalla frusta del due cavalli. Sparve
presto dietro una cavallata d'onde più nervose, ancora
con una spuma di raggiarella sulla linea del crestone.
Catello,.. rimasto con pochi altri curiosi a seguire quella bravata
del Califfo paladino della causa persa, ormai il mare calava un
tendaggio di luttuoso viola sopra la barca affondata come a dire
che lo spettacolo era finito, levò la mano a paraocchi,
poi a contro del fantasma del sole schermato da fumenti vaporosi.
Era già circa l'ora 'sesta quando venne la tenebra su tutta
la terra fino all'ora nona essendosi il sole eclissato e Catello,
di paro con le parole di san Luca, bofonchiò ravvisando
nel creato un'imitazione della maniera caravaggesca che fermava,
sul fondale d'un cielo da Golgota, ben distinti i tagli delle
luci e delle ombre:
- Viene vespro e cala luna... Dopo la luna del ventuno marzo,
Cristo va a l'ammazzo...
L'ombra soffusa del dito medio a gnomone nella mano levata in
quel gesto ieratico cadeva due centimetri oltre la vena del sangue
nel polso dove l'orologio ticchettava l'ora, ticchettava a vuoto
chè Catello misurava per abitudine il tempo a quintili
e sestili, a detti popolari, lo spaccava preciso distinguendo
il fumo dell'ombra pur nella poca intensità della chiaria
piovuta nel palmo.
:- Cristo a. l'ammazzo?!... si senti criticare alle spalle ----Ma
quale Cristo! Chillo...- l'uomo indicava lontano il barchino che
appariva e spariva come un lupino nella salamoia -...Chillo, 'u
Califfo, solo il diavolo lo può fregare... Nun affoga,
nun affoga chillo disgraziato e certamente...- sogghignava lisciando
gli alamari alle asole della giacca con un calamaro abbrustolito,
la mano morchiata di nafta che sbucava da un polsino di dubbio
candore -...la sua non è carità cristiana. Chìllo
ci vuole cavare del suo dal naufragio... E' peggio d'un sarracino,
d'un pirata,' d'un contrabbandiere... Chissà ... ~ l'uomo
continuava, forse un tic, a tormentare con le dita i cordoncini
dorati che gli ricamavano la divisa -. . Capace che ti rimedia
qualche cassa di sigarette, chissà che altro, quel... quel...
La mano infine infilata di taglio nello. sparato, il portuale
s'atteggiò dondolando sulle gambe come il Bonaparte al
campo di Austerlitz, respirò forte trattenendo la panza
e, vista l'impressione negli occhi di qualcuno attorno, soddisfatto
continuò citando a sproposito diritti di regalia:
- E che, non lo sapete?... Dacchè tempo è tempo
e secondo la convenzione di Brussellés del 1910, nei casi
di naufragio, i soccorritori hanno diritto di appropriazione delle'
cose perite a mare, in fede mia...- indicò al largo, riprese
-...E volete che il Califfo non le sappia queste cose?... Certo
che le sa! Guardatelo bene, laggiù, guardatelo come...
come... come setaccia l'acqua... Ma mi sa che stavolta...- sventolava
l'aria con le dita ad arraffare il niente, smorfiava il grugno
in un'espressione di delusione --Mi sa che acchiappa mosche, stavolta...
Quello affonnàto, il bastimento dico, era vuoto come una
buatta schiavàta... Le alici, se c'erano alici, sono andate,
scappate, hanno preso terra prima, più abbasso nella costa,
dalle parti calabresi di Paola... Così pare, a detta del
comandante della capitaneria...:- Cioè?! chiese ciòto
Catello che se n'era rimasto fino ad allora in silenzio, ascoltando
quella specie di portiere d'albergo gallonato, lo conosceva per
sentito dire quale guardiano dei magazzini di stoccaggio di carburanti
e merci, che pontificava peggio del codice della marina mercantile.
:- Cioè sta a dire che...- l'uomo sputò nella sabbia,
pareggiò con la suola della scarpa e concluse con aria
di sufficienza --Sta a dire che laggiù s'è inabissato
solo un ferro vecchio, una carretta del mare... Insomma uno di
quei natanti di profughi curdi o albanesi che appena appena reggono
il mare... Vuoto, vuoto come il piattino d'un pezzente che chiede
la carità a quaresima... La capitaneria lo seguiva da giorni
senza intervenire chè il mare era troppo grosso... Da giorni
e la barca ha avuto il tempo di risalire lo stretto di Messina,
d'infilarsi nella corrente e venire qui, a sfiatare l'anima, con
buona pace del Califfo... Salute a tutta la compagnia!...Pure
il saluto militare per chiudere meglio la commedia e, allineate
le braccia ai fianchi, l'uomo s'infilò svelto per via traversa
governando in retroguardia il gruppetto di fimmine che ciabattava
al riparo gratias agendo alla Stella Maris, guida dei naviganti
in difficoltà.
:Il Brrrrr... Il fece Catello rabbrividendo ad una ventata che
mo' spirava decisa da mare, bagnata e gelata come 'n'arracquata
d'acqua salsa. Era rimasto solo col tre-rote che se ne stava coi
fanali mosci, proprio come un cane intrìstito alla porta
nell'attesa della carezza del padrone. 'U Califfo tardava e la
caccia, forse, dava qualche frutto. Gli pareva, aguzzando la vista,
che nella foschia lontana una torcia fiammellasse, sciabolasse
il sottile fascìo di luce scandagliando la tenebra. Calava
di colpo, spegneva proprio come un fosforo stutato nell'acqua,
la pila riappicciava distante dietro la linea d'ombra d'un oggetto,
un imballo.
Catello ghignò arricciando ìl labbro sui denti all'idea
del barchino caricato dì stecche di contrabbando, magari
bottiglie di whìskies, giubbotti di salvataggio e cerate
d'ogni sorta che l'uomo, ce l'aveva nel sangue il commercio di
cose e carne, avrebbe saputo far fruttare come fruttavano quelle
due, tre zoccole stantie che lavoravano per lui sullo stradone
a notte, santificate dalle lingue di fuoco dei copertoni infiammati
nemmanco vergini e martiri dalle candele nel buio della matrice.
- Aprirà un bazar, una "Forcella" nostrana, l'amico,
da far invidia ai bassi napoletani...- sogghignò e, nell'atto
che fece di tornare sui propri passi, s'era intravvista per un
attimo la sagoma della moglie passare dietro il tendone del salottino
a piano rialzato, ricalò la vista sgranata al mare ch'andava
allumando le torciere come il sacrestano in principio delle quarantore.
L'ostensorio del sole infocato, prima di fare " gluck...II
e calarsene a fondo in un amen nell'acqua di tempera, s'era affacciato
dalla rascia delle nuvolaglie, un dito appena scucite dall'orlo
dell'orizzonte. Sanguinò come, un tarantino schiattato
colando un sugo denso che stillò fino a riva imbrattartelo
il crismale spaso del mare e, ''Ecce agnus Dei ... Il bofonchiava
Catello meravigliato come al miracolo di Bolsena, in molli laccate
si raggrumò fino a sparire cancellato dal barbagliare di
vetrate e rosoni sfaldati di luce ch'appicciavano l'uno dietro
l'altro. Tutto il paese, la costa a giro di promontori, rifletteva
nel mare i suoi candelabri, uno per uno, le finestre allumate
di colpo, le verande dischiuse come occhi di ciclope, la processione
litoranca dei lampioni che un pipistrello solitario circuiva.
Finanche, prendendo il posto del sole d'improvviso celato nel
conopeo delle tenebre, la moneta d'argento dell'orologio del campanile
coniava sull'onda gli attimi tremuli della notte incipiente, attimi
che un chierico fervido navigava frenetico, laggiù all'orizzonte,
cogliendone scaglie, limature, pagliuzze lunari fredde come ex-voto
appuntati su un drappo di crepe satin.
:- Buona cerca, Antonio Cammarano... augurò a quel punto
Catello che un borborigmo puntuale avvisava dell'ora della bazzoffia
serale --Buona cerca e ventura chè per tutto il resto della
vita intera, è malo tiempo e sorte di' jattura...- e s'avviò,
faticosamente scollandosi dalla rena, verso il richiamo smarrito
piovutogli dall'altana; la moglie che alla notte annunciava, come
per un convito di fantasmi, l'ora dell'ultima cena.
Invece della broda, si sfiziò un merluzzetto al tiàno.
Tagliata la testa, ne' succhiava con un siiip siiip... godurioso
l'ossa cartilaginee, rigirava sulla lingua il tenero umore degli
occhi, baciava a risucchio la carne gustosa del grugno. Spaccata
la resca a pettine, come per una passata di sonetta, Catello flautava
le carnicelle degli spini prima di, con un solo boccone, gustarsi
la bianca tenerezza dei filetti. Bevve un sorso abbondante di
Palistro dorato e s'appuntò sulla pelle del pesce, l'occhio
che intuiva ancora tremori violacei nelle squame abbrunite dalla
cottura al forno.
Anche negli occhi di Giovanna, la moglie, Catello coglieva velature
meste dell'iride e nella voce una gnagnera monocorde che s'inventava
domande e risposte rompendo un silenzio ormai d'abitudine e assuefazione
domestica. Quanto ..diversi e reciproci di chiacchiere anche futili
i tempi dell'innamoramento!
Nel tono della moglie, quieto come uno sparlare di demente, Catello
intuiva una tristezza abbrunita dal disincanto del vivere comune.
In due, ma solitari, servizievoli l'un l'altro d'un dovere amoroso
giurato con trasporto per la testimonianza d'un prete e in connivente
accordo perpetuato nelle imbalsamature dei giorni vissuti fianco
a fianco.
Dunque, nel dito di vino rimasto nel fondo del bicchiere, Catello
divinava l'entusiasmo dell'assenza, quando della donna amata lontana
ci si inventano lussurie da cogliere col gusto d'un peccato originale,
e il grigiore della presenza, quando lo stesso peccato ha un peso
veniale e il gusto nauseante d'un frutto superfluo, ormai a portata
di mano e troppo maturo di marciume.
Il caffè, in conclusione, sprofondati nelle comode poltrone
del tinello innanzi ad un televisore che, muta la moglie, riassumeva
con voce atona la cronaca d'un mondo eguale, ogni sera ripetitivo
nelle sue farse nefaste o fauste. Il bicchierino di limoncello,
sorseggiato con la - coscienza d'assorbirne, tra tanto zucchero,
solo l'agrume alcoolico, dallo stomaco risaliva ad appesantire
le palpebre ed il senso come le quindici, venti gocce di Xanax
ingollate quando un'aria elettrica ed un malcontento eccitavano
allo spasimo i nervi.
Non più la vista, un fumo d'ambiente liquido tra le ciglia
tremule, non più il tatto, un torpore di bolla d'aria,
neppure una persistenza d'odori ma solo forse l'udito o comunque
un'altra percezione di suoni che, venendo dal fuori dal mare dalla
notte dall'animo intorpidito, s'insinuavano nell'orecchio di Catello
con esiti di nenia soporifera.
Lo schiumare d'onde, il vorticare dell'acque, squarci di tenebre,
scrosci di pioggia e, nel rimescolio d'un gorgo, la barca affondata
riaggallava inalberando fantasmatici gli stracci delle vele, sollevando
la prua che una polena incitava al beccheggio sopra la festuca
del barchino del Califfo...
L'urlo
di spavento e, scattato di soprassalto alla finestra riemergendo
dal principio.. di sonno, Catello colse nel buio la sagoma del
tre-rote che scoppiettava zigzagando via inseguito dalla sinfonia
dal televisore dove, il vascello fantasma di Wagner, cigolava
il fasciame governato dalla ruota d'un timone impazzito.
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