Il Feroce Saladino
di Debora Ferretti

 

 

Premessa

La scatola segreta di Giovannino Lolli è scomparsa.

Primo piano interno 1

I Lolli dormono mentre il loro primogenito Giovannino, cinque anni il mese scorso, e sua nonna gironzolano per la palazzina in cerca della scatola segreta. Marta, la mamma, dorme con le mani appoggiate alla pancia enorme del nono mese: è ingrassata 23 chili. Accanto il marito Guglielmo russa ritmicamente, sembra quasi una nenia. Nella loro stanza da letto hanno già sistemato la culla. Se sarà una femmina - e Marta accende un cero ogni mattina - la chiameranno Oriele, come la madre di lei che è vecchia bacucca ma vispa come non mai. Se nascerà un maschio c'è battaglia tra i nomi Giulio, che è il secondo marito della madre di lui, e Armando, per ricordare il grande maresciallo. In casa Lolli tutti osannano e ammirano Armando Diaz perché il padre di lei, coraggiosissimo ufficiale, lo conobbe di persona, pranzò con lui e ci giocò in coppia una partita a tresette.

In fondo al corridoio c’è la stanza di Giovannino e la nonna, un’ottantenne svampita e sorda, che urla quando parla e che non si separa mai dal suo mazzo di carte napoletane. È lei l’artefice della maschera del Feroce Saladino che dal 12 marzo, giorno del suo compleanno, Giovannino non si è più levato. Sulle prime era sembrata una testardaggine divertente. 'Il bimbo dimostra gran carattere' aveva detto il signor Boccadoro del terzo piano. La signora Marta aveva ribattuto che non riusciva nemmeno a lavare la faccia al figlio. Niente da fare: per il signor Boccadoro, educatore di sicura esperienza, si trattava di una manifestazione di caparbia e di risolutezza, che denunciava una personalità marcata e volitiva. La signora Marta non aveva risposto, indecisa se considerare Giovannino un genio in erba o se dargli due schiaffi e togliergli a forza la maschera.

La maschera del Feroce Saladino fu ideata dalla nonna con lo scopo preciso di togliere di bocca al bimbo la parola cow boy.

Successe infatti che, un pomeriggio piovoso ai primi di marzo, la signora Marta e Giovannino andarono a fare la puntura alla signora Cesira. La signora Marta, infreddolita per il tempaccio, si mise a preparare il caffè mentre la signora Cesira, costretta a letto, sfogliava un libro e raccontava una storia al figlio dell'amica. Una storia di cow boy con tanto di foto, di pistole e di cavalli. Poi arrivò il caffè, le amiche spettegolarono mentre Giovannino aveva ottenuto il permesso di sfogliare la collezione di cartoline della Signora Cesira. Baci, abbracci e a domani, mamma e figlio rientrarono a casa. In strada Giovannino farfugliò qualcosa e in mezzo a quel qualcosa c'era cow boy: la signora Marta fece tanto d’occhi, gli diede uno buffetto sulla bocca e gli proibì di ripetere la parola. Giovannino capì immediatamente di avere una merce di scambio preziosissima e sulle prime annuì e tacque. Ma all'ora di cena si lasciò sfuggire un flebile 'Voglio diventare un cow boy', poi sorrise, mangiò una cucchiaiata di minestra e bevve un sorso d'acqua. I genitori deviarono la conversazione e appena soli escogitarono un piano per allontanare Giovannino dalla nuova passione: la maschera di un animale.

Le leggi di epurazione della lingua erano severissime. Non solo era stato eliminato il lei - femminile, quindi debole e offensivo - e bisognava dare del voi, ma ogni parola straniera era stata vietata oppure trasformata in italiano. Non si potevano più leggere giornali e riviste stranieri e i film americani non venivano proiettati.

Per far scordare a Giovannino il libro illustrato della signora Cesira la nonna fece la maschera, ma non copiò il muso di un animale bensì il Feroce Saladino, il personaggio più ricercato della trasmissione radiofonica I Quattro Moschettieri. Come faceva la nonna a conoscere a menadito le fattezze dell’introvabile figurina? Semplice: l’aveva trovata proprio Giovannino! Appena l’ebbe tra le mani lo confidò alla nonna e questa gli regalò una scatola col fondo segreto dove custodirla. Entrambi avevano sentito della caccia al Feroce Saladino ma la nonna era troppo sorda per ascoltare la radio e Giovannino preferiva giocare a rubamazzo con lei invece di seguire la trasmissione. Non sapevano perciò di poter concorrere all’estrazione della Topolino. Per loro il Feroce Saladino era un semplice oggetto introvabile, un tesoro da nascondere. E lo sotterrarono nella scatola.

Piano terra

Il cielo ha un colore compatto e freddo, oggi, alle sei del mattino. In strada uno spazzino fischietta Mille lire al mese mentre pedala e Annetta si sveglia. Si è addormentata sulla sedia, con la testa appoggiata al tavolo e alla stoffa mentre ritoccava l'abito da sposa della signorina Proietti del secondo piano che convolerà a nozze verso le undici a S. Ignazio. 110 invitati. Tutti i parenti umbri dalla parte dello sposo hanno ricevuto l'invito. Una lussuosa pergamena a caratteri dorati. Perciò: sette zii (e mogli), tre zie (e mariti), 21 cugini, 13 figli di cugini. Mentre Annetta elencava alla madre gli invitati e spiegava la disposizione dei tavoli, è nata una discussione se i figli dei cugini sono cugini di un grado più basso oppure nipoti.

Il fischio dello spazzino si allontana, Annetta sbadiglia e intanto bussano alla porta.

- A quest’ora non può essere che la signorina Proietti preoccupata per il suo vestito - pensa Annetta mentre si avvicina alla porta. Invece sono Giovannino Lolli e sua nonna, la signora Iolanda, una vecchietta sorridente, sorda come una campana e con le carte sempre in mano. Cercano la scatola segreta di Giovannino. Spiacente, Annetta non ne sa nulla.

- E cosa c’è là dentro? – domanda Giovannino indicando una scatola di legno aperta sul tavolo. Il bimbo fa per avvicinarsi ma Annetta lo trattiene per un braccio, chiude svelta il coperchio e dice:

- C’è l’occorrente per cucire. Vedete, no, che, ecco, sto finendo, anzi ho appena finito, ecco, l’abito da sposa, c’era da ritoccare, ecco, l’orlo delle maniche – e li congeda in fretta e furia.

Selmo, il fratello maggiore di Annetta si è alzato, si è seduto a tavola coi capelli scomposti e gli occhi gonfi e ha chiesto il caffelatte. Indossa il foulard di sua madre per non prendere freddo alla gola e rovinare la voce. Starà nel coro, oggi, all'attesissima inaugurazione di Cinecittà. In terza fila, piuttosto centrale. Lui alla voce ci tiene parecchio: ogni mattina cinque minuti di gargarismi e vocalizzi. Poi pettina i capelli dieci volte a destra e dieci volte a sinistra, cinque nel mezzo perché sono più fragili. Suo padre è diventato calvo a trent'anni e lui non vuole fare la stessa fine. Fissa i capelli indietro con la Linetti e comincia a lavarsi. Adesso che si è fidanzato con Caterina, poi, è diventato ancora più vanitoso e si è fatto crescere i baffi alla Clarke Gable. Annetta dice che è bellissimo. Ernesto, il fratello piccolo, i baffi se li disegna con la stilografica del Dottor Freddi del quarto piano. Quando scende in portineria sua mamma, la signora Dora, lo sgrida e lo obbliga a lavarsi la faccia. Ma la pelle ha assorbito l'inchiostro e i baffi di Ernesto diventano due strisce blu-verdi sopra le labbra.

Due giorni fa la signora Dora è scivolata mentre lavava le scale e le hanno fasciato un gomito e una caviglia. Stamattina si muove a rilento e mugugna che le fa male dappertutto. Poi si ricorda tutto quello che c'è da fare oggi e comincia a distribuire ordini e si mette a chiamare il marito:

- Franco, Fraaaaaancooo, Fraaaaaaaaaaaaaaaaaaancoooooooooooo -.

Il signor Franco, dal canto suo, sta sognando di essersi già alzato, lavato, vestito e di trovarsi in officina, tuta e mani sporche di grasso, a sgridare il garzone per come scrive le date sul libro dei conti. Perbacco, non si può non ammettere l'ufficialità della marcia su Roma, di quell’indimenticabile 28 ottobre! Mussolini come Giulio Cesare: l’imperatore romano propose il suo calendario giuliano più di duemila anni fa e il Duce, condottiero vincitore, l’ha sostituito. Via il capodanno, via la 'conservatrice, tipicamente borghese e quindi non fascista' vecchia versione di conteggio dei giorni. Fine della discussione, si fa come dice il padrone, uno scappellotto sancisce il concetto.

Primo piano interno 2

La signora Rosa sferruzza in cucina avvolta nello scialle amaranto. L'insonnia la cattura ogni notte, verso le quattro. Si sveglia e resta stesa nel letto. Muove appena le gambe, si gira su un fianco, poi vede se riesce a ritrovare il sonno sull'altro. Ma le lenzuola frusciano a ogni battito di ciglia nel silenzio profondo di Via Urbana e va a finire che si alza per non svegliare anche suo marito Fernando. Lui però stamattina non dorme e sente i ferri tintinnare veloci per fare la copertina al bimbo dei Lolli, che nascerà a giorni. Tiene gli occhi chiusi senza dormire il signor Fernando e si ricorda di un amore di gioventù. Gli piace lasciarsi trasportare dalla memoria fino al 1900, quando aveva diciannove anni, non faceva il professore di matematica, non era sposato, giocava a tennis tutte le sere con suo cugino Paranidas, fumava e frequentava l'università. Quell'inverno, dopo 75 anni in cui l'anno santo o si era saltato a piè pari o era stato ridotto a poche cerimonie e a una manciata di pellegrini, finalmente Leone XIII - che uomo! - aprì la Porta Santa con tutti i crismi del caso. Piazza San Pietro pullulava, la basilica era stipata, le strade di Borgo Pio erano invase. Eppure, tra tutta quella folla emozionata Fernando aveva conosciuto Cecilia. Lei veniva in pellegrinaggio da una cittadina spagnola vicino a Bilbao coi genitori decrepiti e una sorella maggiore con gli occhi storti. Finita la messa, Fernando e il cugino Paranidas avevano accompagnato la famiglia di pellegrini al loro alloggio a Trastevere, spiegandosi come potevano, a gesti e sorrisi. Tra Cecilia e Fernando era stato amore a prima vista, tant'è che, verso Piazza Trilussa, tra il defluire dei fedeli, già si tenevano la mano, attentissimi a non farsi scoprire dai genitori.

Adesso la città di Cecilia è un cumulo di mattoni, detriti e polvere. Guernica è stata rasa al suolo dalla Legione Condor e oltre millecinquecento persone sono state uccise e i feriti gemono per strada, si trascinano in un rifugio fatto di sassi e pietre e forse muoiono così. Fernando non dorme, resta steso nel letto e mentre dice una preghiera perché Cecilia sia viva sente bussare alla porta. Incuriosito mette i piedi giù dal letto e anticipa sua moglie sull’uscio. Fa accomodare la signora Iolanda e Giovannino che stanno cercando una scatola.

- Di che colore, di che forma, di che materiale? E cosa c’è di tanto prezioso in questa scatola smarrita? – si informa il signor Fernando lanciando di tanto in tanto un’occhiata al mazzo di carte che ha in mano la nonna.

- Un segreto! - risponde sprezzante Giovannino con la faccia coperta dalla maschera del Feroce Saladino.

Secondo piano interno 1

Stanotte, alla bella e meglio, la signora Proietti ha dato da dormire a undici persone. Mariuccia, sua figlia che oggi si sposa, ha avuto un letto tutto per sé, perché era l'ultima notte a casa dei genitori e doveva ricordarsela serena e agiata come il resto dei suoi vent'anni lì dentro. La ragazza dorme ancora anche se i rumori del risveglio hanno già invaso la casa e il caffè ha profumato cucina e corridoio. Mentre si rade Alfonso, il fratello di Mariuccia, canticchia 'Faccetta Nera, bella abissina, aspetta e spera che già l'ora si avvicina' e lo zio Carlo entra inferocito con l'indice alzato.

- La canzone è stata proibita, è reato parlare di bellezza abissina quando va fatta una netta distinzione tra bianchi e neri. Quegli etiopi, poi, sono degli ingrati senza scrupoli. Lo sai o no cosa hanno fatto al Maresciallo Graziani? Non dovrei essere io a ricordartelo. Grande e grosso come sei dovresti interessarti alle vicende di conquista coloniale, avere amor patrio, pensare all'Italia – e, coi pollici infilati nelle tasche del gilè, attacca a raccontare.

- Il magnanimo maresciallo Graziani, che aveva sostituito Badoglio sul trono di vicerè di Addis Abeba, per dar prova agli etiopi della generosità italiana, rassicurarli e convincerli della pace, distribuì una grossa cifra ai poveri della città e sai quando? Dì, lo sai? Proprio nel giorno in cui i copti festeggiavano la Purificazione della Vergine. E quelli? – tace in attesa di un cenno di attenzione da parte di Alfonso, poi riparte - La resistenza etiopica decise di colpire proprio in quell'occasione lanciando bombe a mano sui soldati italiani e contro lo stesso Maresciallo Graziani. Le vittime furono sette! - sfuria lo zio e se ne va indignato.

Alfonso fa spallucce e intona un pezzo del Trio Lescano, le tre sorelline canterine, come le chiamano lui e i suoi amici.

Bussano alla porta, è Annetta la figlia della portiera che ha portato l'abito da sposa rifinito e deve acconciare i capelli a Mariuccia. Adesso la sposina di sta lavando e intanto Annetta sbircia il torso nudo di Alfonso. Una sera, sulle scale, sono restati a chiacchierare due ore e quando si sono allagate le cantine lui l'ha aiutata a tirare su l'acqua e le ha detto che aveva gli occhi belli. Annetta sorseggia il caffè che le hanno messo in mano e ogni tanto la signora Proietti, passando da una stanza all'altra, la rassicura che Mariuccia sta per arrivare, le fa una carezza sulla guancia e le dice 'che pelle fresca' oppure 'bella lei'.

Che fermento stamattina in casa Proietti! Tutto il vicinato passa per gli auguri. Adesso anche Selmo, impettito nella camicia nera, passeggia con una tazza di caffè lungo il corridoio e aspetta di fare gli auguri. Poi arrivano le sorella Ramonda del negozio di biancheria per la casa, seguite dalla maestra di piano di Mariuccia e dalla lattaia, anche lei con una figlia in età da marito. Ora entrano sorridendo, mano nella mano, Giovannino e la nonna. Li accoglie lo zio Carlo.

- Prego un po’ di pazienza, la sposina si sta preparando. Favorite intanto una tazza di caffè – e mostra un tavolinetto apparecchiato.

- Io non bevo il caffè – precisa Giovannino – Io sto cercando la mia scatola segreta.

- Scatola segreta? – ripete lo zio Carlo sospettoso – In questa casa non c’è niente di segreto: tutto brilla alla luce del sole, tutto è limpido e chiaro!

Giovannino e la nonna col suo mazzo di carte escono ammutoliti.

Il patriottico zio Carlo scuote la testa e borbotta, poi incrocia Annetta intenta a leggere un manifesto appeso al muro e, ancora indispettito, le dà una lezione di attualità:

- C’è scritto: L’aratro traccia il solco ma è la spada che lo difende. Noi, in Umbria, coltiviamo la terra. Grano e frutta per dar da mangiare all'Italia. Il nostro Duce ama i contadini, la nostra fatica serve il Paese! - e gesticola come un attore di prosa nel pieno del dramma - In questi anni l'Italia è tutta un cantiere - continua lo zio Carlo - si costruiscono strade e ferrovie, si bonificano i terreni, si edificano quartieri periferici, si riadatta la viabilità cittadina e il Duce presenzia ovunque, incoraggia chi lavora per L'Italia. Roma poi, la nostra amata capitale!, deve recuperare il fasto e lo splendore avuto durante l'impero romano. Perciò i monumenti millenari giganteggeranno nella necessaria solitudine, mentre le nuove opere saranno imponenti e le trasformazioni urbanistiche daranno vita a una nuova, romana monumentalità littoria - termina fiero di sé il prodigo zio Carlo.

Ad Annetta vengono in mente i manifesti propagandistici dove Mussolini tiene la vanga o la zappa, siede sul trattore, miete il grano, e annuisce rivolta allo zio Carlo. Poi compare Mariuccia, pronta a farsi pettinare, saluta Annetta e controlla l'abito, se lo appoggia addosso e, davanti allo specchio, reclina la testa, sorride e chiama sua madre.

Secondo piano interno 2

Sullo stesso pianerottolo, all'interno due, il clima del risveglio è cupo come il cielo stamattina. Gli occhi della signora Lo Conte sono gonfi per i tre giorni di pianto ininterrotto. Più la tragedia si avvicinava più lei piangeva e oggi la sua disperazione è al culmine. Sua figlia minore, Letizia, bellissima diciottenne corteggiata da un gerarca di sicura carriera, entra in convento stamani. La signora Lo Conte non trova spiegazioni di sorta. Si è colpevolizzata in tutti i modi, ha persino pensato che il nome di battesimo della ragazza fosse una premonizione, una spintarella al destino. Il marito, il signor Arturo, titolare di una modisteria molto chic ma davvero poco florida dietro Piazza Navona, è ancor meno rassegnato della moglie. Letizia, però, ha resistito a tutte le pressioni possibili e immaginabili.

Nella stanza che condivide con la sorella, Maddalena Lo Conte, ventitre anni, impiegata all'Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale, si rammarica di non essere lei a desiderare con tutto il cuore di entrare in convento. La madre e il padre contavano sulla bellezza di Letizia per risollevare le sorti economiche della famiglia. Il prestigio sociale sarebbe venuto da sé: Enzo Campioli è un gerarca apprezzato e devoto. Maddalena è bruttarella e mai e poi mai porterà a casa il premio di natalità e di nuzialità per i dipendenti pubblici, graverà sui genitori sempre più vecchi e bisognosi, diventerà la zitella della palazzina, sarà dura coi bambini che fanno chiasso col pallone, vestirà di scuro e non indosserà mai un paio di calze di seta.

Giovannino e la nonna bussano anche a questa porta ma nessuno risponde. La signora Lo Conte ha vietato d’aprire, non voleva incappare nel sorriso e nei confetti di Mariuccia quasi sposa.

Terzo piano interno 1

Vive con una cameriera cinquantenne a cui offre vitto e alloggio più 200 lire al mese il Professor Franco Rasetti, professore di spettroscopia all'università di Roma. Lo stipendio della cameriera finisce dritto dritto nelle tasche di un nipote tanto lavativo quanto furbetto, iscritto alla facoltà di giurisprudenza, primo anno fuori corso. Il professore rimprovera spesso la cameriera di non concedersi mai nulla:

- Se ne vada al cinematografo a vedere Il signor Max, si faccia fare una messa in piega come si deve, invece di pagare i vizi a quell'ingrato di suo nipote! -.

La cameriera risponde che tanto lei è vecchia e sola, mentre Sabino, il nipote in questione, un giovanotto con occhi glaciali, è pieno di amici e ha una fidanzata nuova tutte le settimane. Parte un battibecco su: 1 non si è mai troppo vecchi se ci si sente giovani dentro, 2 farsi gli affari propri è una gran dote, 3 le scaloppine al vino erano troppo salate. Dopo di che il professor Rasetti e la sua cameriera si parlano a stento per tre giorni; poi la convivenza ricomincia più armoniosa che mai.

Il professore sorseggia il caffè mentre rilegge una lettera ricevuta ieri dalla sorella, su, dal suo paese d'origine in Umbria, Castiglione del Lago, e gli viene nostalgia di casa, si commuove, ma l'emozione è dovuta anche alla stanchezza. Lavora troppo in questi giorni perché le ricerche all'università si fanno sempre più pressanti, i risultati sono esaltanti e spesso con gli altri ragazzi di via Panisperna resta fino a notte fonda nel laboratorio. Le aule, deserte da ore, rilasciano un silenzio cupo e solitario, ma loro, Ettore, Enrico, Emilio e gli altri, continuano a lavorare entusiasti agli esperimenti sulla radioattività . I risultati sono sensazionali!

Il Professor Franco Rasetti saluta la cameriera, prende la cartella e apre la porta, salutando distrattamente il ragazzino del primo piano e la vecchietta che lo accompagna.

- Professore – azzarda Giovannino – ha per caso visto una scatola segreta?

Il professor Rasetti apre la sua cartella, sbircia dentro, scuote la testa:

- Aspetta, aspetta, sul fondo c’è qualcosa – mette dentro una mano, fruga, tira fuori un cioccolatino e lo porge a Giovannino, poi ne cerca uno anche per la nonna.

Intanto, davanti al portone dell’università, Enrico Fermi e sua moglie Laura aspettano Franco, in ritardo come al solito e parlano della promulgazione delle leggi razziali. Poi lo vedono da lontano e gli vanno incontro.

Terzo piano interno 2

Il dottor Boccadoro, quarantaseienne di ottimo aspetto, sta ripetendo davanti allo specchio la presentazione degli esercizi ginnici:

- Il rigore (conta fino a otto) e la (conta fino a tre) disciplina, la salute (conta fino a sei) e la (conta fino a sei) robustezza fisica (conta fino a tre)! Gioventù fascista (in attesa per il corale, roboante, fiero 'Sìììììììììì') iiiiinquadrataaaa! - e scatta sull'attenti, resta immobile un paio di minuti, poi ripete la presentazione per la dodicesima volta mentre annuisce soddisfatto.

Non sente il primo debole toc, toc e neppure il successivo. Serve un calcio ben assestato da Giovannino per ripiombarlo dai sogni di gloria alla realtà. Zampettando verso la porta ancora ripassa il discorso:

- Buongiorno signora Iolanda, buongiorno Giovannino, a cosa devo questa visita così mattiniera? – sorride e li fa accomodare.

Giovannino e la nonna si mettono sull’attenti:

- Nel cassetto non c’è più la mia scatola segreta, la stiamo cercando dappertutto – spiega Giovannino e guarda scoraggiato la nonna che ha nascosto le carte nella tasca del grembiule.

- Bel pasticcio, ma… Ma se ripeti il motto che ti ho insegnato ieri te ne regalo una io di scatola segreta – ricatta il dottor Boccadoro.

Il marziale dottor Boccadoro è insegnante di educazione fisica all'Opera Nazionale Dopolavoro e considera il proprio mestiere un prolungamento della propria ideologia. Lo svolge impeccabilmente e collabora in modo attivo con i colleghi dell'OND impegnati nelle attività artistiche e turistiche. L'Opera Nazionale Dopolavoro, infatti, non si limita alla formazione fisica e all'avviamento allo sport, ma coltiva sia la creatività - organizzando filodrammatiche e cori, proiettando cinematografia educativa, abbracciando il folclore e la tradizione - che il turismo - ah! il geniale treno popolare, ah! la laboriosa Federazione Italiana dell'Escursionismo, ah! le educative colonie marine.

- Noi siamo contro la vita comoda – grida Giovannino ed esce con la nonna e con la nuova scatola segreta.

Oltre alla professione di insegnante il dottor Boccadoro inventa le coreografie per i saggi ginnici del Sabato Fascista ed è da questa attività che gli vengono le maggiori soddisfazioni. Non passa sabato, infatti, che non riceva complimenti e premi per la spettacolarità e la precisione degli esercizi svolti dai suoi allievi, dai grandi, gli Avanguardisti, fino ai più piccini, i Figli della Lupa. L'orgoglio di servire l'Italia è tale e tanto che il dottor Boccadoro, pur non essendo eccezionalmente intonato, canta Giovinezza più forte di tutti e, nel saluto romano che accompagna l'inno, tiene il braccio talmente teso e immobile da sembrare una fotografia.

Anita, la moglie del dottor Boccadoro, fu molto bella in gioventù ma ebbe una colpa imperdonabile che le rovinò la salute e la bellezza. I Boccadoro si incontrarono la prima volta sulla spiaggia di Fregene. Lei borghese, lui un po' di più. Lei florida e sana, lui patito per la floridezza e la salute. Si videro, si conobbero, si baciarono un paio di volte, si sposarono ed ebbero un figlio, tutto nell'arco di undici mesi. Per il dottor Boccadoro, impiegato il giorno successivo alla laurea in medicina ottenuta in cinque anni e una sessione, era il coronamento supremo. Adorava la sintesi e il risparmio di tempo. Anita, ritratto della salute, feconda all'inverosimile, venne mitizzata come donna e come madre. Ovviamente il suo seno strabordava di latte e il figlio Giacomo cresceva che era un incanto. Se nonché successe purtroppo... Il bimbo cresceva robusto e anche lungo per la sua età ma non spiccicava una parola. I sorrisi, quelli sì li faceva, ma non pronunciava neppure una sillaba. Visite di qua e visite di là si scoprì che era sordo. Apriti cielo. Al dottor Boccadoro crollò il mondo addosso. In un colpo solo aveva perso il primogenito su cui riversare amore e aspettative e la moglie perfetta, devota e prolifica. Ma non finì lì. Leccate le ferite il vigore del dottor Boccadoro riemerse più deciso che mai per mettere al mondo un altro figlio, necessariamente maschio e decisamente sano. Accadde che la signora Anita non restò mai più incinta. Il senso di inadeguatezza, poi, la calò in una solitudine triste dalla quale escluse anche il figlio. Fortuna volle che Giacomo trovò sostegno nei libri e si rifugiò nel mondo fittizio della letteratura e dell'arte.

Da qualche mese il dottor Boccadoro si gongola perché il figlio è entrato a far parte dell'Accademia d'Italia.

- L'Accademia d'Italia ha per scopo di promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano nel campo delle scienze, delle lettere e delle arti; di conservare puro il carattere nazionale, secondo il genio e la tradizione della stirpe, e di favorirne l'espansione e l'influsso oltre i confini dello Stato. - Giacomo ripete almeno un paio di volte al giorno le intenzioni e gli scopi dell'Accademia nel tentativo di pareggiare il mens sana in corpore sano proclamato di continuo da suo padre. E se anche il dottor Boccadoro avrebbe in cuor suo voluto un figlio atleta, gli luccicano gli occhi a pensare Giacomo a contatto coi grandi vanti del genio italiano, D'Annunzio, Marconi, Pirandello, Mascagni….

Quarto piano interno 1

…..A proposito di Pietro Mascagni. Tanto per cambiare la signora Matilde dell'ultimo piano sta canticchiando un'aria d'opera. È una donna molto fine, che parla sempre a voce bassa e lenta, non sa cucinare, si occupa amorevolmente del suocero signor Marcello, beve di nascosto un dito di grappa prima di coricarsi e ama a dismisura l'opera lirica. Suo marito è il Direttore Generale della Cinematografia Luigi Freddi. È per la carica del signor Freddi e per il fatto che è tutto pappa e ciccia col Duce che Giovannino e la nonna esitano davanti alla porta. Poi bussano. Arriva la signora Matilde elegante e ingioiellata come a una prima d’opera, seguita dalle figlie, entrambe con un baffo di latte sul sorriso.

- Cerchiamo la mia scatola segreta – azzarda il bimbo senza troppi convenevoli mentre la nonna sbircia i centrini sull’angoliera.

- Che ce ne importa a noi della tua scatola vecchia e brutta – ribatte la figlia minore, Norma, sulla difensiva.

- Che maniere! Chiedi subito scusa a Giovannino – impone la signora Matilde col solito tono pacato e tranquillo, innescando un meccanismo di ‘non voglio’–‘ti ho detto di chiedere scusa’ che finisce soltanto quando la nonna e Giovannino si chiudono l’uscio alle spalle.

Intanto Luigi Freddi si è infilato i calzini, ritocca col ferro la camicia nera e ascolta sua moglie che interpreta Elvira nell'Italiana in Algeri. La scelta di Rossini significa una cosa sola: che la signora Matilde è allegra e che nemmeno l'ennesimo bisticcio tra le sue figlie può farla arrabbiare. Però corre in cucina a vedere cosa stanno combinando. Norma, già in divisa da piccola italiana, sta facendo colazione con gli avanzi della cena di ieri e la sorella sedicenne, Tosca, la picchia sulle dita ogni volta che quella azzarda a mettersi un boccone tra i denti.

- Bimbe, bimbe, bimbe - interviene la madre battendo le mani e piluccando un pezzo di arrosto, niente male anche freddo.

Ieri sera le bambine sono andate a letto presto per non disturbare gli ospiti. C'era il Duce in persona a casa Freddi a gustare i manicaretti cucinati dalla portiera, la signora Dora, e a brindare all'inaugurazione di Cinecittà. E ci deve essere stato un cin cin di troppo perché poi Benito è diventato cupo e si è messo in salotto con Luigi a raccontare dei capricci di Claretta, sempre a lamentarsi del poco tempo che le dedica e delle infedeltà e di questo e di quello. In salotto hanno continuato a bere e quando è stato il momento dei saluti Mussolini ha dato una pacca sul sedere alla signora Matilde. Atteggiamento goliardico che però ha scosso la donna, il fascino del potere, si sa.

Quarto piano interno 2

Ha gli occhi cerchiati e lo sguardo stanco e triste il signor Rovatti mentre invita Giovannino e la nonna ad accomodarsi. Si scusa per l’aspetto trasandato e la vestaglia ma è appena tornato dal turno di notte, la notte più brutta del mondo, la notte della fine. Si rivolge al bimbo più che alla vecchia, che stringe sorridente il mazzo di carte e fa si con la testa alle parole che non sente. E c’è tanta sofferenza nel gesto che fa adesso il signor Rovatti di carezzare la testa a Giovannino e abbracciarlo. Ora la nonna si accorge del dolore dell’uomo e strilla che non vale la pena di preoccuparsi tanto per una scatola segreta. Ma il signor Rovatti, infermiere alla clinica Quisisana, stanotte ha visto morire Antonio Gramsci e gli scappa un’altra lacrima a ricordarsi l’uomo e la sua prigionia. La nonna propone di giocare a rubamazzo per tirarsi un po’ su. Allora il signor Rovatti si soffia il naso e apre le persiane mentre Giovannino mescola e dà fuori.

- Vi spiace se fumo? – domanda cortesemente il signor Rovatti alla nonna e a Giovannino e si alza a prendere un bizzarro portasigarette che non è altro che la scatola segreta di Giovannino Lolli, trovata ieri in cortile e riadattata per l’occasione.

 

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