 Rifugiati
bosniaci nel campo di Batnoga (1995), nella
regione della Kraijna, prima in Jugoslavia, poi
dal 1991 in Croazia, poi in Serbia, infine
dal 1995 in Croazia (Foto: Sebastiao
Salgado)
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In
questo dibattito alcuni fatti rimangono indiscutibili.
Il primo è che mentre alcuni spostamenti di
massa si possono impedire, nessuno di essi è volontario.
Nessuno desidera o sceglie di essere un rifugiato.
Essere un rifugiato significa qualcosa di più che
essere uno straniero. Significa vivere in esilio
e dipendere da altri per bisogni essenziali quali
cibo, vestiti e riparo.
Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights, "Fact Sheet
n. 20, Human Rights and Refugees", 1996-2006
Secondo
il rapporto International Migration Report 2002, redatto dalla
Divisione Popolazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, alla fine
dell'anno
2000 il numero dei rifugiati nel mondo ammontava a circa 16 milioni,
di cui 12 milioni affidati alla responsabilità dell'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e 4 milioni a quella dell'Agenzia
delle
Nazioni Unite per il Soccorso e l'Intervento in favore dei Rifugiati
della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA). Dei 16 milioni di rifugiati,
il maggior
numero si trova in Asia (9 milioni), e in Africa (4 milioni). Altri 3
milioni risiedono nei paesi industrializzati.
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Non
c'è accordo unanime sulla definizione di rifugiato.
I due più importanti
documenti internazionali che affrontano il problema della protezione dei rifugiati
sono la Convenzione dell'O.N.U. del 1951 e il Protocollo dell'O.N.U. del 1967.
Secondo la Convenzione dell'O.N.U. ("United Nations Convention relating
to the Status of Refugees", 1951, art. 1) il rifugiato è una persona
che
si
trova fuori dal paese di propria nazionalità a
causa di un fondato timore di persecuzione per motivi
di razza, religione, nazionalità,
appartenenza a un particolare gruppo sociale od opinione politica e non può oppure,
a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di quel paese;
o chi, non avendo nazionalità e trovandosi fuori dal paese di sua
abituale residenza per effetto di tali timori, non può o non desidera
ritornarvi.
L'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)
fu istituito nel 1951 proprio per occuparsi di coloro che erano diventati
rifugiati a
seguito degli eventi della seconda guerra mondiale, e comunque prima del
1 gennaio
1951. Nel giro di pochi anni, tuttavia, apparve chiaro che anche altri
gruppi di profughi, apolidi e
dispersi necessitavano di una protezione giuridica
internazionale. Il Protocollo del 1967 ("United Nations Protocol relating
to the Status of Refugees") estendeva l'applicazione della Convenzione
ai "nuovi
rifugiati", cioè a coloro che si trovavano nella condizione
di cui alla definizione precedente per effetto di eventi successivi al
1 gennaio
1951.
Rispetto allo scenario internazionale in cui interveniva la Convenzione
del 1951, molto è cambiato: anzitutto la provenienza dei rifugiati,
che allora erano perlopiù europei mentre oggi sono perlopiù africani
e asiatici; in secondo luogo le modalità, da fughe individuali
a esodi di massa; in terzo luogo le cause dell'esodo, poiché alla
persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a
un particolare gruppo sociale od opinione politica si sono aggiunte l'estrema
povertà e le catastrofi ambientali. Infine, i rifugiati si sono
moltiplicati: al momento della sua istituzione, nel 1951, l'Ufficio dell'Alto
Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) aveva competenza su un milione
di rifugiati; nel 2006 l'O.N.U. stima che il suo mandato riguardi circa
17,5 milioni di persone. A queste vanno aggiunti circa 25 milioni di
profughi interni
("internally displaced persons"), cioè coloro che per
varie ragioni (guerra, pulizia etnica, povertà, eccetera) sono
stati costretti a lasciare le proprie case ma sono rimasti nel territorio del
proprio paese
d'origine, e che quindi, per questo motivo, non possono avvalersi della
protezione internazionale (essa stessa, per la verità, non sempre
efficace e tempestiva) di cui godono invece i rifugiati.
Una considerazione a parte riguarda i rifugiati palestinesi, per i quali
l'O.N.U. istituì nel 1949 (con la risoluzione n. 302 (IV) dell'Assemblea
generale, 8/12/1949) un apposito ufficio, l'Agenzia delle Nazioni Unite
per il Soccorso
e l'Intervento in favore dei Rifugiati della Palestina nel Vicino Oriente
(UNRWA), con il compito di assistere i profughi palestinesi
che avevano perduto le loro terre e/o abitazioni per effetto del conflitto
arabo-israeliano e della creazione
dello stato di Israele, nel 1948. L'incarico all'UNRWA avrebbe dovuto essere
di breve durata: fornire assistenza umanitaria (cibo, cure mediche, vestiario)
in attesa della soluzione del problema dei rifugiati palestinesi, affidata
a un'apposita Commissione O.N.U. di Conciliazione per la Palestina ("United
Nations Conciliation Commission for Palestine", risoluzione n. 194 dell'Assemblea
generale, 1949) composta da Francia, Stati Uniti, Turchia, che avrebbero dovuto
facilitare il rimpatrio, il reinsediamento e la riabilitazione dei profughi.
In questo caso la qualifica di "rifugiato" si applicava a coloro "il
cui normale luogo di residenza era la Palestina durante il periodo 1 giugno
1946 - 15 maggio 1948 e che persero sia la casa sia i mezzi di sussistenza
in conseguenza del conflitto del 1948" (dalla risoluzione n. 302, 1949).
Com'è noto, dal 1 maggio 1950, quando l'UNRWA cominciò ad operare,
ad oggi, il problema dei rifugiati palestinesi non è stato risolto;
l'O.N.U. ha ripetutamente rinnovato il mandato dell'UNRWA, estendendolo, almeno
per ora, sino al 30 giugno 2008. Di conseguenza sono aumentati anche i rifugiati
in carico all'UNRWA, che oggi eroga aiuti (non solo più cibo, vestiario,
cure mediche, ma anche sostegno logistico e scolastico) a una popolazione
che comprende anche i coniugi e i discendenti dei profughi del 1948, inclusi
quelli
che sono nati e vivono al di fuori della Palestina, quindi anche in Europa e
in America, e che conta oggi (2006) circa 4.300.000 individui, dai 914.000
del 1950. Va detto infine che non c'è accordo unanime sul riconoscimento
della condizione di tali rifugiati, né dunque sul loro numero, nemmeno
tra le due principali agenzie delle Nazioni Unite. In particolare, l'Alto Commissariato
per i Rifugiati (UNHCR) non considera rifugiati coloro che risiedono nel territorio
dell'ex-mandato della Palestina, che sono invece considerati "profughi
interni", poiché il confine provvisorio fra Israele, Gaza e Cisgiordania
denominato "linea verde" non è un vero e proprio confine
di stato riconosciuto internazionalmente: qualora venisse proclamato un eventuale
stato palestinese tali profughi diventerebbero cittadini della Palestina; dunque,
visto che non vivono fuori dai confini dei paesi di nascita, e che un giorno
potrebbero diventare cittadini, non sono veri e propri
rifugiati. L'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Intervento
in favore dei Rifugiati
della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA) applica invece altri criteri:
naturalmente la questione non è solo burocratica, visto che il riconoscimento da
parte dell'UNHCR della condizione di rifugiato è in molti paesi essenziale
per l'accoglimento di un'eventuale domanda di asilo nonché per la
concessione dei relativi diritti civili e sociali.
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
CENTRAL
INTELLIGENCE AGENCY, The
World Factbook, 2006, in: https://www.cia.gov/cia/publications/factbook/
docs/notesanddefs.html (consultato
il 20/12/2006).
MORRIS, B., Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista
1881-2001 (1999), Milano, Rizzoli 2001.
PICCIOTTO, R., "I profughi palestinesi",
in informazione corretta.com,
s.d., http://www.informazionecorretta.com
/main.php?
sez=160&id=139 (consultato
il 15/12/2007).
UNHCHR (UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER
FOR HUMAN RIGHTS), "Fact Sheet n. 20, Human Rights and Refugees",
1996-2006, in: http://www.unhchr.ch/html/menu6/2/fs20.htm (consultato il 20/12/2006).
UNITED NATIONS, POPULATION DIVISION, International
Migration Report 2002 (document ESA/P/WP.178), 2002,
in: http://www.unpopulation.org (consultato il 15/12/2006).
UNRWA (UNITED NATIONS RELIEF AND WORKS
AGENCY), "Overview",
2006, in: http://www.un.org/unrwa/
english.
html (consultato
il 15/12/2006).
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