
Mumbai,
India, stazione di Church Gate, 1995
(Foto: Sebastiao
Salgado)
|
[...]
dal francese haraz, haras 'allevamento
di cavalli, deposito di stalloni'.
Cortellazzo-Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana
Malgrado
il significato e la portata del concetto non
siano definibili con precisione, le ideologie
basate sulla razza hanno esercitato profonda
influenza sulle pratiche sociali, giuridiche
e politiche tra Otto e Novecento e permeano
tuttora, in modi impliciti ed espliciti, la
retorica dei mass-media nonché il senso
comune diffuso in tema di cittadinanza, diritti,
nazionalità.
Com'è noto, è difficile dire se con "razza" si intenda
una sostanza permanente che determina corpo e anima degli individui ("gli
slavi sono pallidi e infidi", "i siciliani sono piccoli e orgogliosi"),
oppure un complesso di modificazioni indotte dall'ambiente su un ceppo comune
("gli africani sono pigri a causa del clima torrido", "gli americani
sono individualisti come i loro antenati pionieri"), o ancora una dotazione
genetica migliorabile tramite selezione naturale o artificiale ("le continue
guerre hanno purificato la razza germanica creando una stirpe di dominatori").
|
E'
chiaro che tale indeterminatezza rende il concetto
di "razza" disponibile
per molteplici usi, dalla discriminazione sociale alla repressione, dalla propaganda
demagogica al razzismo. Si comprende d'altronde l'efficacia e la plausibilità del
concetto, che pare giustificare e spiegare in modo razionale la tendenza caratteristica
di quasi tutte le società umane a classificare gli individui in base
al loro aspetto esteriore, come anche il bisogno altrettanto caratteristico
di distinguere fra "noi" e "loro", "dentro" e "fuori", "amici" e "nemici":
a questo scopo la razza offre un criterio almeno tanto convincente quanto
l'etnia,
la nazione, la comunità, e simili.
I ragguardevoli progressi delle scienze del Novecento, in particolare
della genetica, hanno offerto un importante contributo al dibattito,
fornendo potenti
argomenti a coloro che vorrebbero abbandonare il concetto. Anzitutto,
tutti gli esseri umani avrebbero un'origine comune, ovvero condividerebbero
alcuni
tratti di un corredo genetico che nel tempo si è enormemente modificato
secondo la logica della selezione naturale scoperta da Charles Darwin.
In secondo luogo, per quanto riguarda la specie umana la razza non aiuta
a formulare una classificazione soddisfacente. Ovvero se con "razza" si
intende un gruppo di individui che si differenziano da altri gruppi della stessa
specie per la presenza di uno o più caratteri costanti trasmissibili
ai discendenti (Cortellazzo-Zolli 1985), allora non si può dimostrare
che esista un numero finito di razze umane distinguibili in modo ragionevolmente
netto l'una dall'altra. Infatti, se si tratta di caratteri somatici (la forma
del naso, il colore dei capelli, dell'epidermide, ecc.), il numero delle razze
individuabili varia molto a seconda dei tratti selezionati come criteri e delle
loro possibili combinazioni (senza contare che lo studio di popolazioni che
vivono in territori contigui mostra piuttosto una gradualità quasi ininterrotta
nella variazione dei caratteri che non una separazione netta). Se invece, più appropriatamente,
si considerano i geni, cioè le strutture biochimiche che regolano la
formazione dell'organismo, si scopre che nei vari gruppi umani sparsi per il
pianeta si trovano i geni più diversi, e che, quando accade che un certo
gruppo di geni sia presente in un'unica popolazione, non tutti i geni associati
a quel gruppo si trovano però in tutti gli individui di quella popolazione.
In altre parole, tutte le popolazioni possiedono all'incirca gli stessi geni,
e si differenziano perché un certo gene (o gruppo di geni) è presente
in una popolazione in percentuale minore rispetto ad altre popolazioni. E il
dato interessante è che la stessa variazione si riscontra anche tra
individui appartenenti allo stesso gruppo: ovvero, la variazione nel corredo
genetico degli individui è talmente ampia che spesso anche in un piccolo
villaggio si trova una varietà di tipi genetici non molto distante dalla
varietà di tipi genetici esistente sul pianeta.
Risulta dunque difficile dare credito scientifico al concetto di razze
umane, tanto più a quello di "razza pura". Non si vede allora perché continuare
a usarlo nei discorsi della sfera pubblica. Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
CAVALLI-SFORZA,
L. e CAVALLI-SFORZA, F., Chi siamo, Milano,
Mondadori 1993.
CORTELLAZZO, M. e ZOLLI, P., Dizionario etimologico
della lingua italiana, Bologna, Zanichelli 1985.
SABATINI, F. e COLLETTI, V., Dizionario Italiano,
Firenze, Giunti 1997.
Copyright
e uso corretto
Senza
Patria - Indice
|