Nella
letteratura sociologica recente il termine "migranti" ha ormai affiancato
e talvolta sostituito il più consueto e ordinario "emigranti",
soprattutto nella pubblicistica più critica
delle politiche di ammissione dei governi dei paesi
occidentali. La variazione lessicale, di per sé poco
significativa, risulta più aderente al linguaggio
delle organizzazioni internazionali (migrant in
francese e in inglese) e segnala un mutamento di
prospettiva, ossia il fatto che non siamo più "noi" (italiani,
irlandesi, polacchi) a emigrare, ma sono "gli
altri" a spostarsi, a migrare, appunto, dai loro
paesi verso altri luoghi in cerca di migliori opportunità di
vita e di lavoro. In questo senso il termine può contribuire
a mettere a fuoco alcune caratteristiche dei fenomeni
migratori contemporanei.
Mentre le grandi migrazioni tra fine Ottocento e inizio
Novecento si indirizzarono soprattutto dall'Europa (e
in misura minore, dall'Asia) verso le Americhe,
quelle di oggi si svolgono dall'Africa e dall'Asia
in molteplici direzioni: Estremo
Oriente, Europa, Medio Oriente, Nord America. Non solo, ma per effetto dei
fenomeni che ormai si suole definire di globalizzazione,
le comunicazioni sono più agevoli
che in passato, gli spostamenti sono in generale più rapidi, danno luogo
a permanenze più brevi (non sempre per decisione dei migranti) o a trasferimenti
successivi da una destinazione a un'altra, ritenuta più vantaggiosa o
ospitale. L'accresciuta mobilità territoriale, l'eccezionale intensificazione
della circolazione di informazioni, la globalizzazione del mercato e l'aumento
delle guerre regionali hanno provocato la crescita ininterrotta del numero dei
migranti, che nell'anno 2002 era stimato intorno al tre per cento della popolazione
mondiale, ovvero 175 milioni, più del doppio rispetto all'anno 1975. Anche
la distribuzione per continenti è un dato significativo: la maggior parte
dei migranti vive in Europa (circa 56 milioni), in Asia (50 milioni) e in Nord
America (41 milioni); ciò significa che nei paesi più sviluppati
del mondo la presenza dei migranti equivale a poco meno del dieci per cento della
popolazione complessiva. Inoltre i migranti sono ormai attori economici rilevanti
non solo nei paesi ospiti, alla cui prosperità contribuiscono ormai in
modo significativo, ma anche per i paesi d'origine: la Divisione Popolazione
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite stima che per il solo anno 2000 le rimesse
dei migranti abbiano aumentato il Prodotto Interno Lordo di El Salvador, Eritrea,
Giamaica, Giordania, Nicaragua e Yemen di più del dieci per cento.
Ciò nonostante, rimane difficile definire con certezza la condizione di
migrante sotto il profilo giuridico. La "Convenzione internazionale per
la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie",
stipulata nel 1990 ed entrata in vigore il 1° luglio 2003, definiva migrante "una
persona che dev'essere impegnata o che è stata impegnata in un'attività retribuita
in uno stato di cui lui o lei non detiene la nazionalità" (UNHCHR
1990: art. 2, par. 1). Nel rapporto 1998 alla 54a sessione della Commissione
per i Diritti Umani dell'O.N.U. si legge invece che "Il termine 'migrante'
[...] dovrebbe essere inteso come riferito a tutti i casi in cui la decisione
di migrare è presa liberamente dall'individuo in oggetto, per ragioni
di 'convenienza personale' e senza intervento di un fattore costrittivo esterno" (UNHCHR
1998). Nel 2002, tuttavia, in una relazione alla stessa Commissione per i
Diritti Umani, Gabriela Rodriguez Pizarro ha proposto di estendere la definizione
di
migranti anche a
(a)
persone che si trovano al di fuori del territorio
dello stato di cui possiedono
la nazionalità o
di cui sono cittadini, non sono soggetti alla protezione
legale di esso e sono nel territorio di un altro
stato;
(b) persone che non godono del riconoscimento legale
generale di diritti che è inerente alla concessione,
da parte dello stato ospite, della qualifica di rifugiato,
di naturalizzato o di una condizione simile;
(c) persone che non godono neppure della protezione
legale generale dei loro diritti fondamentali per effetto
di accordi diplomatici, di visti o di altri accordi.
(Rodriguez Pizarro 2002)
Una
definizione tanto ampia riflette la difficoltà,
in cui si trovano governi e agenzie internazionali,
di distinguere fra migranti e profughi,
fra chi lascia il proprio paese in cerca di migliori
condizioni
di lavoro, o di esistenza,
e chi lo fa perché costretto da persecuzioni
politiche, guerre, crisi economiche, degrado ambientale
o da
una combinazione di questi fattori. In modo più esplicito
si potrebbe dire che
Il
confine fra migranti e profughi è oggi puramente
convenzionale, visto che pressoché tutti
i paesi di emigrazione sono governati, con l'assenso
se non con la connivenza esplicita delle democrazie
ricche, da dittature e regimi autoritari, in cui
i diritti umani vengono quotidianamente violati.
'Migrare' […] significa che […] una
pluralità di individui, provvisti di progettualità e
di aspettative diverse, sono disponibili a cercarsi
delle chances di vita dove queste sono possibili
o promesse. (Dal Lago 1999: 252)
Si
tratta di una delle più gravi contraddizioni
della globalizzazione, poiché i paesi più potenti
difendono il diritto alla circolazione di merci,
capitali, idee e persone, ma solo quando ciò favorisce
i loro interessi o può da loro esser controllato;
i cittadini dei paesi poveri sono invece privi di
quella stessa libertà di circolazione e sono
costretti a vivere nei propri paesi d'origine o a
trasferirsi in modo illegale o clandestino. D'altra
parte i governi delle democrazie ricche sono spesso
conniventi con governi autoritari o dittatoriali
e li finanziano allo scopo di ottenere la loro collaborazione
nel controllo dei flussi migratori, disinteressandosi
delle violazioni dei diritti umani perpetrate da
tali governi (Dal Lago 1999).
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
DAL
LAGO, A., Non-persone. L'esclusione dei migranti
in una società globale, Milano, Feltrinelli
1999.
RODRIGUEZ PIZARRO, G., "Human rights of
migrants", United Nations Commission on Human
Rights, 57th session (A/57/292), Note by the Secretary-General,
9 August 2002.
UNESCO, "Migrant", in Portale delle scienze
umani e sociali, URP: http://portal.unesco.org/shs/en/ev.php-URL_ID=3020&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html (consultato il 15/12/2006).
UNHCHR (UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN
RIGHTS), "International Convention on the Protection
of the Rights of All Migrant Workers and Members of
Their Families" (1990), in: http://www.unhchr.ch/html/menu3/b/m_mwctoc.htm (consultato il 15/12/2006).
UNHCHR (UNITED NATIONS HIGH COMMISSIONER FOR HUMAN
RIGHTS), "Measures to improve the situation and
ensure the human rights and dignity of all migrant
workers. Report of the working group of intergovernmental
experts on the human rights of migrants submitted in
accordance with Commission on Human Rights resolution
1997/15", 54th session, 1998, in:
http://www.unhchr.ch/Huridocda/Huridoca.nsf/TestFrame/e696166bf66373f3c12566180046b9c6 (consultato il 15/12/2006).
UNITED NATIONS, POPULATION DIVISION, International
Migration Report 2002 (document ESA/P/WP.178), 2002,
in: http://www.unpopulation.org (consultato il 15/12/2006).

(Foto:
Salah Jabeur)
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