Nella Questione
ebraica (1844) di Karl Marx si può trovare
la formulazione originale di un celebre argomento,
poi ripreso dalla letteratura politologica marxista,
contro quello che Marx stesso definiva diritto borghese:
Nessuno
dei cosiddetti diritti dell'uomo oltrepassa dunque
l'uomo egoista, l'uomo in quanto è membro
della società civile, cioè individuo
ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e
sul suo arbitrio privato e isolato dalla comunità.
(Marx 1844: 178)
In
altre parole, la rivoluzione
francese avrebbe
realizzato soltanto l'emancipazione politica, che
conferisce all'uomo la libertà di
professare una religione, di possedere
una proprietà,
di svolgere un mestiere, e separa così il borghese,
l'"egoista indipendente", dal cittadino,
cioè la persona morale, membro della comunità politica.
L'autentica emancipazione umana, invece, sarebbe quella
che libera l'uomo dall'oppressione generata dalla religione,
dalla proprietà, dal lavoro egoistico, che riconcilia
l'uomo naturale con il cittadino abolendo il denaro,
e quindi l'individualismo egoista che impedisce la
vera comunità.
Da questo argomento deriva l'altro, anche più noto, secondo cui i diritti
di cittadinanza sarebbero gli strumenti con cui le élite dominanti tentano
di integrare e neutralizzare i nuovi attori politici che emergono dalle lotte
dei gruppi svantaggiati; il risultato, sempre secondo l'argomento, è che
il cittadino è nutrito e assistito da uno stato in cui il potere effettivo è detenuto
da un'élite economica e politica che dà al proprio elettorato solo
una parvenza di emancipazione (i cosiddetti diritti politici, civili, sociali,
appunto).
Non si tratta tuttavia di argomenti definitivi. Infatti, è pur vero che
l'estensione dei diritti di cittadinanza è stata
(ed è tuttora) il risultato di una lotta per il potere e per il consenso,
che le concessioni o le conquiste di diritti sono state (e sono) spesso piuttosto
formali che sostanziali e i diritti hanno incontrato spesso un'applicazione piuttosto
selettiva, legata a fattori quali il genere,
il grado
di istruzione, il censo, l'etnia: spesso sono resi accessibili
solo a certi gruppi sociali, o solo in modo parziale, o in porzioni limitate
del territorio (si pensi
alle difficoltà che i cittadini meno istruiti incontrano nei loro rapporti
con la burocrazia, alle differenze anche marcate nella qualità delle prestazioni
fornite dalle istituzioni sanitarie di un'area ad alto reddito e da quelle di
un'area depressa, o ancora, alle frequenti violazioni dei diritti di soggetti
indigenti, marginali, reclusi, stranieri da parte di istituzioni
giudiziarie
e detentive). Questo fatto, per quanto significativo, non può però mettere
in dubbio l'efficacia reale che i diritti di cittadinanza hanno esercitato sulle
vite delle persone negli ultimi duecento anni, modificando le condizioni della
loro esistenza privata e sociale, e allargando lo spazio della partecipazione politica.
Malgrado tutto, i diritti di cittadinanza sono stati lo strumento più efficace,
forse l'unico, con cui è stato possibile migliorare la vita dei membri
di gruppi sociali svantaggiati o discriminati (Zincone 1992).
Dunque sulla possibilità, o anche sull'opportunità, di dissolvere
l'individualismo dei diritti nella comunità umana universale,
Marx aveva torto. Aveva però certamente ragione a denunciare
l'ipocrisia, e l'astrattezza, dell'emancipazione politica, in virtù delle
quali la retorica dei diritti viene impiegata, anche oggi, per mascherare i soprusi
di un liberismo indisciplinato che genera diseguaglianze, sfruttamento e sofferenze
ingiustificabili. Nell'epoca della globalizzazione i paesi sviluppati
o ricchi rivendicano il diritto alla circolazione delle merci, dei capitali,
delle idee,
e delle persone, ma solo quando ciò rientra nei loro interessi; di tale
diritto non godono invece i poveri, che sono costretti a vivere nelle loro società,
o che possono spostarsi solo entro i flussi internazionali di manodopera a basso
costo regolati dall'arbitrio di stati e mercati.
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
DAL
LAGO, A., Non-persone. L'esclusione dei migranti
in una società globale, Milano, Feltrinelli
1999.
DERRIDA, J, Spettri di Marx. Stato del debito,
lavoro del lutto, e nuova Internazionale (1993), Milano, Cortina
1994.
MARX, K., "Sulla questione ebraica" (1844),
in Marx-Engels, Opere complete, III, Roma, Editori
Riuniti 1976, pp. 158-189.
ZINCONE, G., Da sudditi a cittadini. Le vie
dello stato e le vie della società civile, Bologna,
Il Mulino 1992.

Granja
Agricola, Nord Africa spagnolo, 1997 (Foto:
Sebastiao Salgado)
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