In
altri termini, il contrappeso dell'avvento di una
società di (maschi) liberi ed eguali fu la
duratura persistenza della famiglia patriarcale,
malgrado i pur clamorosi tentativi di contrastarla:
il più celebre dei quali fu probabilmente La
dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine del
1791, ad opera di Olympe de Gouges, poi ghigliottinata
nel novembre del 1794; nel 1792, in Inghilterra,
Mary Wollstonecraft avrebbe pubblicato la Rivendicazione
dei diritti della donna. D'altra parte
la stessa diffusione dell'ideologia liberale, unitamente
alla concezione della famiglia socialmente consolidata,
fornì un'ulteriore ragione per escludere le
donne (e i servi domestici) dallo spazio civico:
la protezione dei diritti dell'uomo
(non ancora dei "diritti umani") esigeva
la separazione netta fra la sua esistenza pubblica
e la sua esistenza privata, nonché la salvaguardia
dell'intimità della sfera domestica da qualsiasi
ingerenza, incluse quelle della legge o della costituzione
(Rosanvallon 1992). Il principio dell'eguaglianza
reciproca dei cittadini vigeva
solo nella sfera pubblica, solo per alcuni individui;
nella misura in cui appartenevano alla sfera privata,
le donne e i domestici non erano eguali agli uomini,
ma soggetti alla loro autorità. In una certa
misura, come recita una ricorrente critica del liberalismo
(Zincone 1992: 198), l'ideologia liberale sanciva
la subordinazione delle donne poiché disegnava
uno spazio politico che finiva sulla soglia dell'abitazione
famigliare; la distinzione maschio-femmina non designava
soltanto una differenza naturale ma anche una differenza
politica, che era la condizione della distinzione
tra pubblico
e privato.
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
FONER,
E., Storia della libertà americana (1998),
Roma, Donzelli 2000.
ROSANVALLON, P., La rivoluzione dell'uguaglianza. Storia del suffragio
universale in Francia (1992), Milano, Anabasi 1994.
ZINCONE, G., Da sudditi a cittadini. Le vie dello stato e le vie della
società civile, Bologna, Il Mulino 1992.
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