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Questo
documento si può intendere "universale" in
almeno due sensi: per il primo, universale si
riferisce all'applicazione o estensione dei diritti in
esso enunciati, che appartengono, si riferiscono,
si applicano a tutti gli esseri umani senza ulteriori
distinzioni o esclusioni;
per il secondo, universale si riferisce al soggetto
dell'enunciazione, ovvero si tratta di una dichiarazione
che pretende di parlare per tutti gli esseri
umani, come se tutti dovessero condividerne e
sottoscriverne il contenuto.
Circa il secondo senso, Norberto Bobbio ha scritto che la Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo dimostra che un consenso
universale sui valori è possibile:
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Con
questa dichiarazione un sistema di valori è (per
la prima volta nella storia) universale,
non in principio ma di fatto, in quanto
il consenso sulla sua validità e sulla sua
idoneità a reggere la sorti della comunità futura
di tutti gli uomini è stato esplicitamente
dichiarato. […]
Solo dopo la Dichiarazione possiamo avere la certezza
storica che l'umanità, tutta l'umanità,
condivide alcuni valori comuni e possiamo finalmente
credere all'universalità dei valori nel solo
senso in cui tale credenza è storicamente legittima,
cioè nel senso in cui universale significa non
dato oggettivamente ma soggettivamente accolto dall'universo
degli uomini. (Bobbio 1968: 21)
Ma
se esiste un consenso universale sui valori e sui principi, esiste anche
un consenso universale sui diritti che li affermano
ed esprimono: ciò risolve
il problema filosofico-giuridico del fondamento dei diritti umani. Resta
soltanto il problema non irrilevante della loro attuazione,
che presuppone, come per tutti i diritti, la presenza
di un potere in grado di prevenirne o reprimerne
efficacemente la violazione: una condizione difficile da realizzare, non
impossibile però. È ancora Bobbio a ricordare il monito di
Immanuel Kant contro le profezie autoavverantesi di cinici
e realisti che si rassegnano allo
status
quo: costoro prevedono l'eterna immobilità della storia, e
con
il loro atteggiamento ritardano ad arte il progresso verso il meglio.
Rispetto alle grandi aspirazioni degli uomini di buona volontà siamo già troppo
in ritardo. Cerchiamo di non accrescerlo con la nostra sfiducia, con la nostra
indolenza, con il nostro scetticismo. Non abbiamo molto tempo da perdere. (Bobbio
1988: 65)
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
BOBBIO,
N., "Presente e avvenire
dei diritti dell'uomo" (1968), in N. Bobbio, L'età dei
diritti, Torino, Einaudi 1990, pp. 17-44.
BOBBIO N., "L'età dei diritti" (1988),
in N. Bobbio, L'età dei diritti, op. cit., pp.
45-65.
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