"cittadinanza
differenziata"). Se è vero
che gli esseri umani condividono una condizione
fondamentale di eguaglianza
in quanto appartengono alla stessa specie, allora si
può dire che la cittadinanza l'abbia
arricchita aggiungendovi ciò che Marshall
chiama "una
nuova sostanza", che in età moderna è stata
articolata attraverso un insieme ampio e differenziato
di diritti. Tali diritti possono essere raggruppati
in tre tipi distinti, corrispondenti agli elementi
costitutivi della cittadinanza: l'elemento civile,
formato dai diritti detti appunto "civili" che
garantiscono la libertà individuale
(libertà personale,
libertà di parola, di pensiero, di coscienza,
diritto alla proprietà e a stipulare contratti,
diritto alla giustizia di fronte alla legge); l'elemento
politico, ovvero il diritto di partecipare
all'esercizio del potere (elettorato attivo e passivo);
infine, l'elemento
sociale, un sottoinsieme indeterminato e variabile
di benefici che vanno dal diritto a minime garanzie
di sussistenza economica al diritto all'accesso effettivo
alla ricchezza societaria nelle sue varie componenti
(lavoro, cure mediche, istruzione e così via).
Il concetto di cittadinanza indica "il complesso dei benefici che conseguono
dall'ammissione in un sistema politico" (Zincone 1992: 9). I diritti di
cittadinanza hanno contribuito a migliorare le condizioni di vita dell'umanità moderna
non meno delle conquiste della scienza e della tecnica: "una parte consistente
del benessere quotidiano materiale e spirituale [...] dipende [...] dalle regole
pubbliche che governano la nostra convivenza, e, in particolare, dall'insieme
dei diritti civili, politici e sociali che sono garantiti ai cittadini" (Zincone
1992: 31).
Da un punto di vista sociologico la cittadinanza si può intendere come
il risultato di una gara per il potere disputata da élite concorrenti,
che tendevano a massimizzare la fedeltà del popolo al
proprio regime distribuendo benefici e vantaggi, in un contesto storico in cui
l'avvento dell'industrializzazione
esercitava una forte pressione sugli assetti sociali vigenti. Questo processo
ha avuto caratteri ed esiti diversi, a seconda che la transizione alla modernità economica
sia avvenuta tramite l'azione della burocrazia statale e di partiti politici
o tramite l'azione di attori economici e di organizzazioni
sindacali. Ora, poiché l'estensione dei diritti di cittadinanza è stata
(ed è tuttora) il risultato di una lotta per il potere e per il consenso,
le concessioni o le conquiste di diritti sono state (e sono) spesso piuttosto
formali che sostanziali e i diritti hanno spesso incontrato un'applicazione selettiva,
legata a fattori quali il censo, il grado di istruzione, l'etnia,
il genere: spesso sono
accessibili solo a certi gruppi sociali, o solo in modo parziale, o in porzioni
limitate del territorio (si
pensi alle difficoltà che
i cittadini meno istruiti incontrano nei loro rapporti con la burocrazia, alle
differenze anche marcate nella qualità delle prestazioni fornite dalle
istituzioni sanitarie di un'area ad alto reddito e da quelle di un'area depressa,
o ancora, alle frequenti violazioni dei diritti di soggetti indigenti, marginali,
reclusi, da parte di istituzioni giudiziarie e detentive). Non solo, ma nelle "moderne
democrazie assistenziali di massa" i diritti di cittadinanza (specie i diritti
sociali) hanno assunto il volto del clientelismo e del paternalismo, provocando
il ritiro del cittadino dal suo ruolo politico di partecipazione
attiva e riducendo la cittadinanza al godimento passivo di prestazioni fornite
al cittadino-cliente
da amministrazioni statali alla perenne ricerca di consenso (Habermas 1992: 98-99).
Queste considerazioni, per quanto significative, non possono tuttavia mettere
in dubbio l'efficacia reale che i diritti di cittadinanza hanno esercitato sulle
vite delle persone negli ultimi duecento anni, modificando le condizioni della
loro esistenza privata e
sociale, e allargando lo
spazio della partecipazione politica. Malgrado i limiti e difetti
anche seri della loro applicazione, malgrado la funzione politica ambivalente
o ambigua
che spesso si attribuisce a essi (integrare gli attori sociali marginali o riluttanti,
neutralizzare il dissenso sociale, manipolare il consenso politico), i diritti
di cittadinanza sono stati lo strumento più efficace, forse l'unico, con
cui è stato possibile migliorare la vita dei membri di gruppi sociali
svantaggiati o discriminati (Zincone 1992).
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
HABERMAS, J., Fatti
e norme. Contributi a una teoria discorsiva del diritto
e della democrazia (1992), Milano, Guerini e associati
1996.
MARSHALL, T.H., Citizenship and social class (1950),
ora in T. H. Marshall e T. Bottomore, Citizenship and social
class, London-Concord, Pluto Press
1992.
WALZER, M., Obligations. Essays on Disobedience, War, and
Citizenship,
Cambridge, Harvard University Press 1970.
ZINCONE, G., Da sudditi a cittadini. Le vie dello stato
e le vie della società civile, Bologna, Il Mulino
1992.

Ruth B. Ginsburg
(1993-) e Sandra D. O'Connor (1981-2006), giudici della
Corte Suprema degli Stati Uniti d'America (Foto: Annie
Leibowitz)
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