Per
contro, la teoria democratica classica prescrive
la rinuncia a tutte le appartenenze secondarie in
favore dell'unica vera associazione fondamentale,
lo stato: nel
Contratto sociale Jean-Jacques Rousseau mette in guardia dal pericolo che le "associazioni
intermedie" quali partiti, club, imprese, e simili, costituirebbero per
la democrazia in quanto condurrebbero i cittadini a privilegiare i propri interessi
parziali o settoriali (le proprie appartenenze particolari) a scapito del bene
comune. In Rousseau poi, l'appartenenza allo stato, sebbene non scelta, sarebbe
in linea di principio volontaria in quanto attraverso la partecipazione politica,
cioè attraverso le decisioni dell'assemblea legislativa, i cittadini realizzerebbero
concretamente la loro libertà: libertà, per la tradizione democratico-repubblicana,
non significa assenza di impedimenti né totale arbitrio, ma piuttosto
obbedienza alle leggi che i cittadini si sono democraticamente dati.
Si tratta qui di una delle alternative fondamentali del pensiero politico moderno,
ovvero la scelta fra libertà individuale e libertà collettiva,
o anche, fra libertà "negative" e libertà "positive" (Berlin
1958). Michael Walzer ha proposto una soluzione che vede nella cittadinanza l'appartenenza
preminente in grado di orientare e organizzare
tutte le altre:
la
cittadinanza è uno dei tanti ruoli che i membri
svolgono, ma lo stato è diverso
da ogni altra associazione. Esso è la cornice della società civile
e al tempo stesso occupa uno spazio all'interno di essa. [...] Esso costringe
i membri delle associazioni a pensare a un bene comune, al di là delle
proprie concezioni della vita buona. (Walzer 1992: 103)
Le
associazioni private hanno bisogno dello stato, che
protegge le reti associative tramite tutela
giuridica, esenzione fiscale, sussidi e così via; d'altro
canto lo stato ha bisogno delle associazioni, che alimentano e rafforzano
il senso civico senza il quale una politica democratica non può durare
a lungo. Né del resto sembra possibile pensare a cittadini assolutamente
autonomi sottratti a qualsiasi legame ascrittivo, visto che ogni individuo
si trova già sempre inserito in uno o più gruppi importanti,
senza averli scelti (genere, famiglia, ceto, cultura, orientamenti
morali e politici)
e senza potersene del tutto liberare. Anzi, è proprio a partire da
tali vincoli che è possibile un'esperienza libera e autonoma: è solo
perché l'individuo ha compiuto l'esperienza delle appartenenze involontarie
che ha potuto maturare proprie identità e convinzioni.
La
socializzazione è sempre coercitiva, ma il suo carattere e le sue
condizioni sono aperti al dibattito e alla riforma democratica. […]
La politica democratica si occupa in larga misura dei vincoli rappresentati
dalla famiglia, dal gruppo
etnico, dalla classe sociale e dal genere di appartenenza. Di nuovo, non è possibile
abolire l'associazione involontaria: in realtà, capita di volerla
rafforzare, dal momento che la cittadinanza democratica è una delle
identità che
può favorire. E non esiste un equilibrio corretto tra volontario
e involontario: dobbiamo negoziare le proporzioni per soddisfare le necessità del
momento. (Walzer 1999: 35-36)
Tra
i vari beni sociali, quello dell'appartenenza politica è il più importante,
argomenta Walzer, perché dà diritto a tutti gli altri beni
(diritti civili, politici, sociali): è ciò che Hannah Arendt
definiva "il
diritto di avere diritti", che distingue il cittadino dall'apolide (Arendt 1951).
Nel XXI secolo, nell'epoca delle migrazioni e della globalizzazione,
il problema è:
in quali modi si entra a far parte della comunità politica, cioè si
diventa "uno di noi"? Ovvero, la comunità dei titolari
di diritti dev'essere composta solo da concittadini, o può anche
includere gli estranei?
E ancora, come risolvere il paradosso per cui tutte le norme che regolano
l'appartenenza politica, incluse quelle di cittadinanza, sono decise
e modificate dai membri
della comunità stessa, e quindi coloro che subiscono le conseguenze
dell'esclusione (gli "stranieri tra noi") non possono partecipare
alle decisioni che stabiliscono tale esclusione?
Per rispondere, dovremmo forse distinguere fra "immigrazione" e "naturalizzazione":
nel primo caso, una comunità politica ha, da un lato, il diritto di scegliere
la propria politica di ammissioni, cioè di decidere la forma che intende
darsi, mantenendo o meno la propria fisionomia culturale, etnica, sociale e linguistica;
dall'altro lato, ha il dovere morale di dare aiuto e asilo a bisognosi, esuli,
profughi, rifugiati.
Nel caso invece della naturalizzazione, quando gli stranieri siano stati
ammessi a risiedere sul territorio nazionale, la comunità politica deve offrire
a ciascuno di loro (siano essi immigranti, rifugiati, profughi, lavoratori) l'opportunità di
ottenere la cittadinanza: lo impone, secondo Walzer, il "principio della
giustizia politica", secondo il quale "i processi di auto-determinazione
per mezzo dei quali uno stato democratico dà forma alla propria vita interna
devono essere aperti, e aperti in modo eguale, a tutti coloro che vivono entro
il suo territorio, lavorano nell'economia locale, e sono soggetti alla legge
locale" (Walzer 1983: 60). Infatti, se il potere politico è "la
capacità di prendere decisioni nel corso del tempo, di cambiare le regole,
di affrontare le emergenze", allora è chiaro che esso "non può essere
esercitato democraticamente senza il consenso continuamente rinnovato dei suoi
soggetti. E i suoi soggetti comprendono ogni uomo e donna che vive entro il territorio
sul quale quelle decisioni sono messe in atto" (Walzer 1983: 58), o che
in qualche modo subiscono le conseguenze di tali decisioni (Benhabib 2004). E'
chiaro: lo stato di diritto democratico non è compatibile con l'esistenza
di meteci.
Massimo
Cellerino, 12/02/2007
Riferimenti bibliografici
ARENDT,
H., Le origini del totalitarismo (1951),
Torino, Einaudi 2004.
BENHABIB, S., The Rights of Others. Aliens, Residents and Citizens, Cambridge,
Cambridge University Press 2004.
BERLIN, I., Due concetti di libertà (1958), Milano, Feltrinelli 2000.
WALZER, M., Sfere di giustizia (1983), Milano, Feltrinelli 1987.
WALZER, M., Ragione e passione. Per una critica del liberalismo (1999), Milano,
Feltrinelli 2001.
WALZER, M., "The Civil Society Argument" (1992), in C. Mouffe (a
cura di), Dimensions of Radical Democracy. Pluralism, Citizenship, Community,
New York, Verso 1992, pp. 89-107.

Parata
di militanti Hezbollah, Libano 2006 (Foto: James
Hill)
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