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L’Associazione
Memoria della Benedicta e gli Istituti per la storia della Resistenza
di Alessandria e di Genova presentano
il documentario BENEDICTA 1944. L'EVENTO, LA MEMORIA, realizzato
da Roberto Paravagna con la collaborazione di Roberto Botta, Federico
Leccardi, Monica Meregaglia.
Il DVD, proposto al pubblico in versione provvisoria lo scorso
anno, è stato realizzato integralmente con interviste di
protagonisti e interventi di storici. La versione definitiva è stata
ampliata con il supporto di materiali in parte inediti provenienti
dagli Archivi fotografici degli Istituti storici e dell’Accademia
Urbense di Ovada ed arricchita con nuove parti di testo e riprese
filmate.
Tra le altre, testimonianze di don Berto, Santo Campi, Franco Barella,
Giuseppe Odino, Raimondo Ricci, e interventi di Mimmo Franzinelli,
Oscar Lugi Scalfaro, Gianni Perona, Giampaolo Pansa, Pier Paolo
Rivello, Franco Castelli, Gabriele Lunati, Giancarlo Subbrero.
Il documentario si avvale di una colonna sonora composta da "I
Ratti della Sabina" che, per l'occasione, hanno anche riorchestrato
la celebre canzone partigiana "Dalle belle città",
composta dai partigiani della Benedicta poche settimane prima del
rastrellamento.
All'interno del sito è possibile ascoltare e scaricare,
in mp3 la canzone eseguita dai "Ratti" (sul loro sito
www.rattidellasabina.it, ci sono anche le altre due canzoni che
completano la colonna sonora del documentario, "L'incendio" e "Una
ragione per vivere".)
Su sito è possibile anche leggere un testo di Franco Castelli
che ricostruisce la genesi del canto nato alla Benedicta.
Di seguito
alcuni brani delle testimonianze, inserite nel documentario,
che ricostruiscono le fasi più drammatiche del rastrellamento:
Testimonianza di Pierina Ferrari:
Quella sera
lì doveva esserci il lancio quando c’è stato
il rastrellamento e invece [...] son venuti ma non l’han
fatto perché hanno visto che non c’erano i fuochi.
E allora l’indomani c’era il rastrellamento e io son
fuggita dal rastrellamento, eh? Ero al Tugello, ho fatto tutto
il Retano e son arrivato ai laghi della Lavagnina e poi son scesa
giù ai Mazzarelli… [...] C’era un appuntato
dei carabinieri, mi ha preso e mi ha dato in mano ai tedeschi e
lì… M’hanno torturato in tutti i modi perché volevano
sapere il Comitato di Genova, tutti quelli di Ovada… [...]
ma io non ho parlato, e giù botte… Poi son rinvenuta
che ero in mezzo al sangue. E poi a Pasqua alle 2 del mattino mi
hanno portato alle Nuove a Torino, e mi portavano in braccio perché io
non potevo camminare …
Testimonianza di Callisto Arecco:
Io ero seduto
sopra questa grotta e vedo uno… [...] mi sembra
mio fratello… Quando l’ho visto… Puoi immaginare… avevamo
già un morto, l’altro fratello che era morto in mare
nel ’42… [...] Dico: fermati qua… Lui dice: no,
perché ho un appuntamento a Bosio. [...] Lui ha voluto andare
e si vede che aveva l’appuntamento con la morte. [...] Lui è ritornato
a casa per dire a mio padre e a mia madre che ero vivo. [...] Uno
che faceva la spia dei tedeschi, ma chi lo sapeva? [...] l’ha
visto e l’ha denunciato ai tedeschi e poi i tedeschi e i
fascisti son venuti [...] e han circondato la casa: destino ha
voluto che era in casa… E’ saltato giù dalla
finestra, ma [...] c’erano i tedeschi e l’han preso
e l’han portato a Genova, [...]casa dello studente e Marassi.
Poi mio padre è andato a Genova [...] Non lo volevano lasciare
entrare, poi c’era un tedesco [...] e allora l’ha fatto
entrare… [...] Ma non lo conosceva più, mi ha detto… [...]
Non c’aveva più le unghie, c’avevano levato
le unghie… [...] Dice. se dovesse venire a casa non lo so,
non lo so cosa diventerà… [...] E poi il giorno 19
di maggio lui e 59 li han portati sul turchino e l’han fucilato
sul Turchino…
Testimonianza di Giuseppe Odino:
Ci
hanno chiamato, al mattino, cinque alla volta. Io ero nel quinto
gruppo, dal ventunesimo al venticinquesimo. [...] Dopo la curva
sulla destra ho cominciato a vedere cinque morti, di Serravalle,
che era poi il mio gruppo che conoscevo meglio. [...] Anche lì,
si ha delle sensazioni, perché… [...] Io vedevo
un certo Chiappella, di Serravalle, tutto sporco di sangue evidentemente,
e la mia impressione, a prima vista, mi sembrava impossibile… L’hanno
impiastrato di rosso per farci parlare noi… [...] C’hanno
schierato là [...] e lì c’era il plotone
d’esecuzione… tempo neanche d’essere in fila
e c’han tirato… e… Io sostenevo un partigiano
[...] praticamente l’ho tenuto su così, e m’ha
salvato questa parte qui [...]. E son caduto giù, e questo
me lo son portato dietro, involontariamente… [...] Questo
momento veramente tra i più brutti di tutti quelli che
ho passato, perché sentivo le pallottole fischiare… [...]
Mentre vado giù c’è Leo, che è vicecomandante
della brigata, che han tentato di fare un colpo, ha sparato… [...]
Ho sentito gli ufficiali italiani che comandavano il plotone
d’esecuzione … Ci ritiriamo alla Benedicta che siamo
attaccati. Io quando ho sentito così ho cominciato a tirare
fuori la testa… [...]C’è un ruscello sulla
sinistra e me ne sono andato [...] ho camminato più che
potevo camminare…
Testimonianza di Franco Barella
Abbiamo
fatto una sezione disinfezione… [...] Avevano il
timore che inquinasse le acque del Gorzente e quindi i laghi del
Gorzente che davano l’acqua a Genova. E hanno mandato una
sezione disinfezione con dei bidoni di formalina… [...].
Siamo arrivati il giorno 7 alla sera, abbiamo dormito nella notte
a Capanne di Marcarolo. Una notte tremenda, fra spari razzi e illuminanti:
c’era ancora in corso il rastrellamento. [...] L’indomani
mattina scortati da un sottufficiale veneto [...] della Gnr ci
hanno portato alle fosse. [...] E’ stata una cosa tremenda,
[...] perché la prima cosa che abbiamo visto è stato
su un ramoscello un berretto di finta pelle stracciato, [...] evidentemente
colpito dai proiettili, e poi una mano che sporgeva fuori dalla
fossa rosa dai topi, perché c’erano due dita di terra
sulla fossa, non di più…
[...] Abbiamo cominciato a tirar fuori i cadaveri dalle fosse,
naturalmente a mani nude perché non c’erano guanti,
niente… solo con il fazzoletto davanti perché si cominciava
a sentire l’odore e soprattutto il tormento di [...] nuvole
di mosche [...] che si avventavano su questi cadaveri. [...] Si
cominciava a sentire un grosso fetore, e abbiamo cominciato a tirar
fuori i cadaveri più in superficie e a fare [...] delle
piccole tombe laterali e intanto a cercare nelle tasche se riuscivamo
a trovare [...] un qualcosa che servisse per l’identificazione.
A un certo punto abbiamo dovuto sospendere perché era impossibile
continuare a lavorare, oltretutto avremmo dovuto calarci dentro
le fosse a schiacciare i cadaveri che c’erano senza sapere
neanche quanti erano.
[...] mi sono accorto di aver dimenticato il sacchetto dei reperti.
Son tornato indietro e [...] il milite della Gnr è venuto
dietro di me. Quando sono arrivato e ho raccolto ‘sta roba
mi è apparso davanti un partigiano… Mi ha detto: “Bastardo,
stavi rubando ai morti!” Mi ha tirato un colpo di pistola
ed è scappato lungo il rio, lo hanno intercettato i tedeschi
[...] e lo hanno ucciso. [...] Sono arrivato ancora da lui: aveva
due colpi nella schiena e perdeva sangue dal collo. MI ha guardato
appena e poi mi è morto tra le braccia.
Testimonianza di Martina Scarsi
Alle sei del
mattino del martedì 11 aprile 1944, era ancora
buio, partimmo da casa in bicicletta e in quel modo riuscimmo a
salire sino ai laghi della Lavagnina. Lì affidammo le nostre
bici al custode del lago.
Subito ci disse: « Ma dove andate ragazze? », rispondiamo: «Andiamo
alla Benedicta». Egli disse: « Non è possibile!
State attente, là ci sono i fascisti, vi fucileranno, vi
uccideranno, vi porteranno via. Non andate! ».
Non abbiamo avuto un attimo di esitazione e gli abbiamo risposto: «Ci
andiamo lo stesso. Dobbiamo andarci! ».
Partimmo, e arrivammo finalmente al luogo dell'eccidio. Subito
incontrammo una donna con un grembiulino bianco e in mano una bottiglia
d'alcool e del cotone. Non lontano un uomo stava seduto su di una
pietra e lui stesso, immobile, pareva una pietra. E poi vicino
alla donna c'era un bel ragazzo di 12-13 anni con occhi azzurri
e capelli ricci e nerissimi. Era in piedi e non diceva nulla. Questo
fu il nostro primo incontro. Erano i genitori e il fratello minore
di due partigiani. Eravamo soli, poche persone vive in mezzo a
tanti morti trucidati dalla barbaria nazista.
Mi avvicinai ad un albero: vidi in terra tanto sangue e poi dei
pezzi di cranio. Uno spettacolo spaventoso.
Andammo al grande cascinale « La Benedicta » Trovammo
in terra tutto attorno, carte da gioco, spazzolini, dentifrici,
ogni cosa e tanta legna bruciata. La « Benedicta » era
stata fatti saltare con la dinamite. Recuperammo tutti i pezzi
di legna possibile e con essi andammo a coprire il volto di quei
ragazzi. Ritornammo poi vicino ai genitori di quel ragazzo.
Il padre non era più in grado di fare qualcosa. Era impietrito.
Stava solo, e guardava nel vuoto. Anche il ragazzo continuava a
rimanere immobile e ci guardava.
Li aiutai a ripulire il volto irriconoscibile del primo figlio
individuato e poi insieme continuammo a cercare l'altro suo figlio.
Finalmente lo trovammo. Con tutta la volontà e tutte le
mie forze aiutai a pulire bene con l'alcool e cotone il volto dei
figli di mamma Grosso e cercammo di ricomporli nel migliore dei
modi.
Siamo stati lassù sino verso sera. Ci siamo stati tanto
e poi non potemmo fare diversamente che lasciare tutto lì.
Tra poco si sarebbe fatto buio.
Lasciammo lì le nostre prime casse improvvisate con pezzi
di legna in parte bruciati, recuperati attorno alla Benedicta distrutta
dal nemico. Era stata la prima cosa utile che ci era parso di dovere
fare.
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